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mercoledì 18 settembre 2013

PERCHE M5S HA CHIESTO LE DIMISSIONI DELLA BOLDRINI



La richiesta di dimissioni avanzata da parte del Movimento 5 stelle nei confronti della Presidente della Camera Laura Boldrini ha suscitato scalpore sia nell’aula che nelle dichiarazioni sulle agenzie di stampa. Nel profluvio di interventi piccati e risentiti (ed in alcuni casi un po’ pelosi) si è perso di vista l’oggetto del contendere, quasi che il deputato del Movimento 5 Stelle all’improvviso fosse uscito pazzo e avesse chiesto alla Boldrini di andarsene.
Le cose non stanno così e il deputato Iannuzzi ha motivato la sua richiesta all’interno di un richiamo al regolamento, e per la precisione in riferimento all’articolo 8 che stabilisce che al Presidente spetti di assicurare il buon andamento dei lavori a norma di regolamento.
Iannuzzi ha fatto riferimento all’episodio verificatosi poco prima nel quale la Presidente aveva dato la parola ad un oratore contro e ad uno a favore in merito alla richiesta di aggiornamento dell’aula sul ddl omofobia. Contro questa proposta è intervenuto per il Cinque Stelle Riccardo Nuti. La Presidente Boldrini, invece di dare la parola all’oratore a favore, come previsto dal regolamento, ha commentato nel merito la posizione espressa da Nuti, dicendo “Onorevole Nuti, l'Assemblea ha deciso e nella casa della buona politica è l'Assemblea che decide”, e dunque ha preso una posizione in un dibattito che lei avrebbe dovuto invece arbitrare.
Svolta la votazione che ha sancito la sospensione dei lavori, il deputato Iannuzzi le ha fatto notare semplicemente questa scorrettezza, motivando dunque la richiesta di dimissioni alla luce del suo mancato rispetto del regolamento proprio in merito all’obbligo di imparzialità nella conduzione dei lavori.
Richiesta certamente forte che si può anche non condividere, ma non la si può considerare né sconclusionata, né tanto meno un atto del quale scandalizzarsi o dichiararsi offesi. Stupisce in particolare che al coro delle critiche si sia aggiunto il Pdl, con Simone Baldelli, visto che nella scorsa legislatura a chiesto più volte, anche con il proprio capogruppo di allora, le dimissioni dell’allora presidente Fini, e non per motivazioni regolamentari, ma politiche.

Di seguito si riporta il testo dell'intervento di Iannuzzi

CRISTIAN IANNUZZI. Signor Presidente, intervengo sull'articolo 8 del Regolamento e sul suo ruolo. Mi perdoni, ma se lei dà la parola ad un deputato a favore e ad un deputato contro su una votazione e, poi, interviene dopo il parere del deputato ed esprime una sua opinione, un suo punto di vista, lei sta influenzando l'Aula (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
  Allora, visto che il suo ruolo dovrebbe essere
super partes qui dentro, perché è stata votata trasversalmente da tutti i gruppi e perché rappresenta tutta l'Aula, la pregherei, la pregheremmo di astenersi almeno in questi casi – in tutti i casi, ma almeno in questi casi – dall'esprimere la sua opinione e dal commentare la posizione di un deputato a favore o di un deputato contro su una votazione. Altrimenti, se lei non si sente in grado di rappresentare quest'Aula in modo imparziale, è meglio che si dimetta, così entrerà qualcuno, forse, un po’ più imparziale di lei (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

lunedì 5 agosto 2013

IL PD SI SPACCA SULL'OMOFOBIA E VOTA UN PARERE CHE INDEBOLISCE LA LEGGE REALE-MANCINO



La legge sull’omofobia spacca il Pd, o meglio pone su due posizioni diametralmente opposte i deputati della commissione giustizia e quelli della Commissione Affari istituzionali.
Questi i fatti. La commissione Affari Costituzionali era chiamata ad esprimere un parere sul testo licenziato dalla commissione giustizia. La relatrice Centemero del Pdl, nel tentativo di azzoppare il più possibile la legge in questione, ha proposto alla commissione un parere non solo di natura politica, anziché tecnica, ma anche dannoso. Proprio come era successo nella scorsa legislatura, anche in questa occasione si è paventato che inserire omofobia e trans fobia nelle discriminazioni punite dalla legge Reale-Mancino comportasse il rischio di introdurre reati di opinione. Così per evitare questo rischio l’on. Centemero ha pensato bene di porre due condizioni che depotenziavano non solo l’istigazione a commettere discriminazioni e/o violenze di natura omofoba, ma anche quelle di natura raziale, etnica, nazionale o religosa. Lo strumento utilizzato è sono un avverbio e un aggettivo. Nel primo caso la condizione posta dal parere prevede che chi istiga a discriminare lo debba fare apertamente. Nel secondo invece l’attuale divieto nei confronti di organizzazioni, associazioni ecc. che oggi è previsto per chi ha tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione e alla violenza ecc, secondo il parere della prima commissione dovrebbe valere solo per chi ha tra i suoi scopi l’aperto incitamento.
Questo parere è stato ovviamente massacrato dalla Presidente della commissione Giustizia Donatella Ferranti(Pd), sostenendo che “ recependo la condizione della I Commissione, si introdurrebbero ulteriori elementi di qualificazione della condotta, che produrrebbero l'effetto di ridurre l'ambito di applicazione della legge Reale-Mancino: non solo quando le ipotesi discriminatorie e di violenza previste dall'articolo 3 siano motivate da omofobia o transfobia, ma anche quando esse siano dovute a motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Si aprirebbe, quindi, un tema completamente nuovo, che non attiene più all'estensione dell'articolo 3 della legge Reale-Mancino alle ipotesi di omofobia e transfobia, bensì alla riduzione dell'ambito di applicazione dell'articolo 3 nel suo complesso”.
Risultato la commissione giustizia ha approvato il testo della legge sull’omofobia per l’aula senza recepire le condizioni del parere della prima commissione.
La cosa clamorosa, riguarda però, gli interventi svolti da alcuni esponenti di rilievo del Pd in commissione Affari Costituzionali, che pur esprimendo dubbi sul parere si sono dichiarati comunque a favore. L’intervento più sofferto è stato quello di Emanuele Fiano, a sua volta oggetto in passato di discriminazioni, come lui stesso ha ricordato, che però ha accettato, a questo punto non si sa se è peggio se per vincolo di maggioranza o convinzione personale, di votare a favore del parere. Sulla stessa linea anche Rosy Bindi, che ha espresso perplessità sul parere ma lo ha votato “nell'augurarsi che l'intento e l'effetto della modifica legislativa proposta dal parere sia quella che si afferma dover essere”. Sulla stessa linea del non vorrei ma voto si, anche Barbara Pollastrini.
Certamente un black out da parte dei democrat della prima commissione, ma anche un clamoroso episodio di scontro tra commissioni, con la commissione affari costituzionali che per l’ennesima volta in questa settimana non ha certamente dato buona prova di se, dopo l’esame della legge di riforma costituzionale, svolto alla velocità di un pit stop di formula 1 e il non esame degli emendamenti presentati al ddl sul finanziamento ai partiti. 

Il resoconto degli interventi Pd in I commissione

martedì 23 luglio 2013

SULL'OMOFOBIA IL PACCO E' SERVITO, ANCHE QUESTA VOLTA



Alla fine sulla legge anti omofobia si è giunti ad un compromesso che è ovviamente al ribasso, ma quel che è peggio è che il nuovo testo approvato da un lato sarà inapplicabile perché fa riferimento a due termini, omofobia e trans fobia che nel nostro codice non esistono e non sono definiti. Dall’altro la riformulazione adottata apre un varco, come nella scorsa legislatura ad una pregiudiziale di costituzionalità. Pericoli assolutamente scongiurati dal primo testo base adottato che facevano riferimento ai concetti di orientamento sessuale e identità di genere definendoli anche in maniera appropriata.
Altra beffa riguarda il fatto che, mentre il testo precedentemente adottato, estendeva l’aggravante prevista dall’articolo 3 della legge Mancino (che prevede un aumento di pena pari alla metà rispetto a quella prevista) per discriminazioni e violenze fondate sull’orientamento sessuale e sulla parità di genere, il testo attuale non le prevede, poiché non procede a novellare tale articolo. Questo significa che mentre per un reato commesso sulla base di una discriminazione religiosa o razziale sarà prevista la pena per quel reato più l’aggravante specifica prevista dall’articolo 3, questo non varrà per l’omofobia.
Altro aspetto sorprendete è stato l’intervento svolto ieri in commissione dal sottosegretario Ferri che in sostanza ha detto che il governo è favorevole a modificare anche questo testo in aula ed ha pure suggerito quali emendamenti presentare.
Alla luce di ciò appaiono assolutamente ingiustificate le critiche rivolte da parte del Pdl al relatore Leone che, per parte sua è anzi riuscito a depotenziare abilmente la portata della legge in esame. Ingiustificato allo stesso modo è il tono trionfale dell’altro relatore,Ivan Scalfarotto, ovviamente per motivi opposti e di tutto il Pd.