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martedì 23 luglio 2013

SULL'OMOFOBIA IL PACCO E' SERVITO, ANCHE QUESTA VOLTA



Alla fine sulla legge anti omofobia si è giunti ad un compromesso che è ovviamente al ribasso, ma quel che è peggio è che il nuovo testo approvato da un lato sarà inapplicabile perché fa riferimento a due termini, omofobia e trans fobia che nel nostro codice non esistono e non sono definiti. Dall’altro la riformulazione adottata apre un varco, come nella scorsa legislatura ad una pregiudiziale di costituzionalità. Pericoli assolutamente scongiurati dal primo testo base adottato che facevano riferimento ai concetti di orientamento sessuale e identità di genere definendoli anche in maniera appropriata.
Altra beffa riguarda il fatto che, mentre il testo precedentemente adottato, estendeva l’aggravante prevista dall’articolo 3 della legge Mancino (che prevede un aumento di pena pari alla metà rispetto a quella prevista) per discriminazioni e violenze fondate sull’orientamento sessuale e sulla parità di genere, il testo attuale non le prevede, poiché non procede a novellare tale articolo. Questo significa che mentre per un reato commesso sulla base di una discriminazione religiosa o razziale sarà prevista la pena per quel reato più l’aggravante specifica prevista dall’articolo 3, questo non varrà per l’omofobia.
Altro aspetto sorprendete è stato l’intervento svolto ieri in commissione dal sottosegretario Ferri che in sostanza ha detto che il governo è favorevole a modificare anche questo testo in aula ed ha pure suggerito quali emendamenti presentare.
Alla luce di ciò appaiono assolutamente ingiustificate le critiche rivolte da parte del Pdl al relatore Leone che, per parte sua è anzi riuscito a depotenziare abilmente la portata della legge in esame. Ingiustificato allo stesso modo è il tono trionfale dell’altro relatore,Ivan Scalfarotto, ovviamente per motivi opposti e di tutto il Pd.