Alla fine sulla legge anti
omofobia si è giunti ad un compromesso che è ovviamente al ribasso, ma quel che
è peggio è che il nuovo testo approvato da un lato sarà inapplicabile perché fa
riferimento a due termini, omofobia e trans fobia che nel nostro codice non
esistono e non sono definiti. Dall’altro la riformulazione adottata apre un
varco, come nella scorsa legislatura ad una pregiudiziale di costituzionalità.
Pericoli assolutamente scongiurati dal primo testo base adottato che facevano
riferimento ai concetti di orientamento sessuale e identità di genere
definendoli anche in maniera appropriata.
Altra beffa riguarda il fatto
che, mentre il testo precedentemente adottato, estendeva l’aggravante prevista
dall’articolo 3 della legge Mancino (che prevede un aumento di pena pari alla
metà rispetto a quella prevista) per discriminazioni e violenze fondate sull’orientamento
sessuale e sulla parità di genere, il testo attuale non le prevede, poiché non
procede a novellare tale articolo. Questo significa che mentre per un reato
commesso sulla base di una discriminazione religiosa o razziale sarà prevista
la pena per quel reato più l’aggravante specifica prevista dall’articolo 3,
questo non varrà per l’omofobia.
Altro aspetto sorprendete è stato
l’intervento svolto ieri in commissione dal sottosegretario Ferri che in
sostanza ha detto che il governo è favorevole a modificare anche questo testo
in aula ed ha pure suggerito quali emendamenti presentare.
Alla luce di ciò appaiono
assolutamente ingiustificate le critiche rivolte da parte del Pdl al relatore
Leone che, per parte sua è anzi riuscito a depotenziare abilmente la portata
della legge in esame. Ingiustificato allo stesso modo è il tono trionfale dell’altro
relatore,Ivan Scalfarotto, ovviamente per motivi opposti e di tutto il Pd.
