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martedì 23 luglio 2013

SULL'OMOFOBIA IL PACCO E' SERVITO, ANCHE QUESTA VOLTA



Alla fine sulla legge anti omofobia si è giunti ad un compromesso che è ovviamente al ribasso, ma quel che è peggio è che il nuovo testo approvato da un lato sarà inapplicabile perché fa riferimento a due termini, omofobia e trans fobia che nel nostro codice non esistono e non sono definiti. Dall’altro la riformulazione adottata apre un varco, come nella scorsa legislatura ad una pregiudiziale di costituzionalità. Pericoli assolutamente scongiurati dal primo testo base adottato che facevano riferimento ai concetti di orientamento sessuale e identità di genere definendoli anche in maniera appropriata.
Altra beffa riguarda il fatto che, mentre il testo precedentemente adottato, estendeva l’aggravante prevista dall’articolo 3 della legge Mancino (che prevede un aumento di pena pari alla metà rispetto a quella prevista) per discriminazioni e violenze fondate sull’orientamento sessuale e sulla parità di genere, il testo attuale non le prevede, poiché non procede a novellare tale articolo. Questo significa che mentre per un reato commesso sulla base di una discriminazione religiosa o razziale sarà prevista la pena per quel reato più l’aggravante specifica prevista dall’articolo 3, questo non varrà per l’omofobia.
Altro aspetto sorprendete è stato l’intervento svolto ieri in commissione dal sottosegretario Ferri che in sostanza ha detto che il governo è favorevole a modificare anche questo testo in aula ed ha pure suggerito quali emendamenti presentare.
Alla luce di ciò appaiono assolutamente ingiustificate le critiche rivolte da parte del Pdl al relatore Leone che, per parte sua è anzi riuscito a depotenziare abilmente la portata della legge in esame. Ingiustificato allo stesso modo è il tono trionfale dell’altro relatore,Ivan Scalfarotto, ovviamente per motivi opposti e di tutto il Pd.

mercoledì 15 maggio 2013

LA CAMERA RICONOSCE LE COPPIE GAY VITTORIA DI CIVILTA' (SE NON RIMANE UN PRIVILEGIO)


 
Nella seduta di ieri l’ufficio di presidenza della Camera ha assunto una decisione a suo modo storica, quella di riconoscere l’allargamento dell’assistenza integrativa ai compagni dello stesso sesso dei deputati. La Camera era già antesignana in questo senso riconoscendo, sempre in tema di assistenza integrativa, le così dette coppie di fatto. Ieri è stato compiuto un ulteriore passo avanti.
Di fatto con la decisione di ieri la Camera dei deputati ha riconosciuto ufficialmente la legittimità delle coppie Gay. Questo da un lato, sempre in via di principio è certamente un bene, a patto però che non si traduca in privilegio esclusivamente per quelle coppie gay nelle quali uno dei due membri è un deputato o deputata.
Bene ha fatto il deputato Ivan Scalfarotto, come nelle precedente legislatura aveva fatto Paola Concia, a sollecitare l’ufficio di presidenza di Montecitorio a prendere una decisione sul tema. A questo punto però, sarebbe un segnale di coerenza se tutti i membri dell’ufficio di presidenza che hanno votato a favore della delibera sottoscrivessero congiuntamente una proposta di legge per riconoscere i diritti delle coppie omosessuali anche al di fuori delle mura di Montecitorio. In questo senso la posizione assunta dal Movimento 5 stelle è apparsa senza dubbio la più coerente.
 
Poiché sui giornali di oggi si parla vagamente di come funziona l’assistenza sanitaria integrativa dei deputati proviamo a dare qualche informazione. Ogni deputato si vede trattenere dalla busta paga mensile 526,66 euro al mese più 100 euro per ogni familiare indicato. Va detto però che queste cifre vengono ritenute sul lordo dell’indennità, ovvero sui circa 10.435 euro e non sul netto ovvero i circa 5000 euro in busta.
Per quanto riguarda poi l’assistenza sanitaria si procede ad un rimborso delle prestazioni mediche dichiarate dal deputato nel rispetto di un tariffario molto dettagliato. Facciamo alcuni esempi per il dentista (odontomastologia) è previsto un plafond di 23240,56 euro a nucleo familiare per l’intera legislatura.
Per gli occhiali non si può spendere più di 350 euro annui a familiare, mentre per le protesi acustiche è previsto un rimborso annuo di 3.500 euro a familiare. Per le visite specialistiche è previsto un rimborso di 150 euro a visita, mentre per le analisi cliniche è previsto un tetto pari all’80% della spesa sostenuta fino a 1860 euro annui ad iscritto.