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martedì 4 marzo 2014

LA BOLDRINI SI SCHIERA, ENDORSANDO AINIS, SULLA RIFORMA DEL REGOLAMENTO



Che cosa c’è di strano nel pubblicare sul proprio sito o blog personale un editoriale di un costituzionalista di grido come Michele Ainis, nel quale si invita a procedere quanto prima all’approvazione della bozza di riforma del regolamento della Camera? La risposta è nulla di strano, a condizione però di non essere il presidente della Camera.
Ed invece la Presidente Boldrini, proprio questo ha fatto, ha pubblicato sul suo sito privato la copia dell’editoriale di Ainis comparso sul Corriere della sera del 2 Marzo, ed ha commentato di condividere pienamente l’analisi svolta dal costituzionalista e di augurarsi che quanto prima si proceda alla modifica del regolamento della Camera.
Sul tema di quanto sia rischioso voler procedere ad una riforma del regolamento della Camera prima di sapere se il Parlamento continuerà ad avere un assetto bicamerale, come ora, o invece ne assumerà uno monocamerale, questo blog ha già detto la sua in uno dei post dei giorni precedenti.
Quello che stupisce è il fatto che la Presidente Boldrini prenda apertamente posizione su un provvedimento che dovrà essere esaminato e approvato dall’aula che lei, materialmente, o comunque idealmente, dovrà presiedere. Senza considerare che la bozza di riforma del regolamento non è stata approvata all’unanimità, ma a quella della maggioranza si accompagnerà un testo di minoranza. Dunque le posizioni in campo sono ufficialmente due.
Se la presidente della Camera sul proprio sito personale, come fa in questa occasione, prende apertamente una posizione politica, e a nostro avviso contravviene al suo ruolo super partes e di rappresentanza dell’intera istituzione che le attribuisce l’articolo 8 del regolamento per divenire parte in causa.
Che poi la presidente Boldrini, ovvero la terza carica dello stato, senta l’esigenza di dichiararsi pubblicamente d’accordo con le tesi pubblicistiche di Ainis su un tema come quello della riforma del regolamento della Camera è un segnale, sempre a nostro avviso, di una certa timidezza e soggezione istituzionale.

giovedì 27 febbraio 2014

PRIMA DI RIFORMARE IL REGOLAMENTO DELLA CAMERA CAPIRE SE IL SENATO SARA' ELIMINATO



La presidente della Camera Laura Boldrini, a margine della riunione dei capi gruppo svolta oggi, ha dichiarato che è intenzionata a portare all’esame dell’aula della Camera la riforma del suo regolamento entro Marzo.
Premesso che il calendario dei lavori per il mese di Marzo sarà deciso la prossima settimana, l’annuncio della Presidente Boldrini suscita comunque una riflessione.
Che vi sia l’esigenza di porre mano al regolamento della Camera per rivederne alcune parti è opinione ampiamente condivisa da praticamente tutti i gruppi, fatta eccezione, forse, solo per M5S. Ma il lavoro in giunta del Regolamento che ha portato al testo finale di bozza di riforma è stato avviato e si è svolto in clima politico che dava per scontata la permanenza dell’attuale assetto bicamerale del Parlamento.
L’abolizione di ogni potere legislativo del Senato è divenuta un’ipotesi probabile con l’elezione di Matteo Renzi a segretario del Pd, e dopo che il neopremier ha inserito questo obiettivo nel discorso programmatico pronunciato in Senato il progetto ha acquisito sempre maggiore concretezza, il che non vuol dire certezza della sua realizzazione.
Procedere alla riforma del regolamento della Camera all’interno di un sistema di bicameralismo perfetto, al di là del merito della proposta di riforma del regolamento, ha un senso. Procedervi non sapendo se alla fine della fiera il sistema parlamentare rimarrà bicamerale oppure monocamerale ne ha molto meno ed e si corre il rischio di trovarsi in situazioni che nessuno aveva preventivato.
Snellire i lavori parlamentari ed eliminare una serie di strumenti e istituti regolamentari con il fine di rendere certo e più agevole l’iter di alcuni provvedimenti del governo è condivisibile a “legislazione vigente”. Procedere alla stessa operazione sul regolamento dell’unica Camera a cui spetterà approvare le leggi e conferire o negare la fiducia al governo, può invece rappresentare un salto eccessivo, ovviamente in danno del parlamento e, all’interno di questo, delle minoranze, rispetto alla situazione in vigore oggi.
A nostro avviso, dunque, sarebbe meglio e sicuramente più prudente aspettare di capire se il Senato verrà trasformato in semplice camera delle autonomie prima di procedere con la riforma del regolamento della Camera. Questo non significa non riformare più il regolamento della Camera, ma solo riformarlo quando il quadro istituzionale sarà chiaro e, dunque, a ragion veduta.

mercoledì 13 novembre 2013

LA CORDA SI SCUSA SU NASSIRIYA, MA LA RUSSA E DI MAIO SBAGLIANO SUL PROCESSO VERBALE



All’inizio della seduta odierna la deputata del Movimento 5 stelle, Emanuela Corda, è intervenuta sul processo verbale a norma dell’articolo 32, comma 3 del regolamento della Camera, per chiarire il proprio pensiero in merito all’intervento svolto ieri in occasione della commemorazione delle vittime di Nassiriya, che figura dunque sul verbale odierno. La deputata ha inteso chiarire il suo pensiero specificando che non aveva alcuna intenzione di compiere l’elogio del kamikaze che provocò la strage e scusandosi con i familiari delle vittime. Questo primo intervento ha dato seguito ad una serie di interventi successivi sullo stesso argomento che si chiudono con l’intervento del Deputato La Russa che, dando una sua interpretazione dei commi 2 e 3 dell’articolo 32 del regolamento della Camera, rimprovera il presidente di turno Di Maio, in merito al fatto che gli interventi sul processo verbale non sarebbero limitati solo a chi ha preso parola nella seduta precedente, ma a chiunque abbia qualcosa da dire sul processo verbale.
Premesso che in questo inizio di seduta tutti hanno sbagliato qualcosa dal Presidente di turno a La Russa, partiamo proprio da quest’ultimo. L’interpretazione fornita da La Russa e il relativo rimprovero a Di Maio non ha ragione di essere, almeno per quanto attiene la seduta odierna. Infatti i commi 2 e 3 dell’articolo 32 consentono di intervenire sul processo verbale solo a chi vuole chiarire il proprio pensiero rispetto alla seduta precedente, e dunque deve per forza essere intervenuto in quella seduta, o a chi non ha parlato ma intenda proporre una rettifica puntuale al verbale o svolgere osservazioni ai fini della sua approvazione. Non è invece consentito l’intervento, come sostenuto da La Russa, a chiunque abbia qualcosa da dire genericamente sui temi riportati nel verbale (che nel caso di specie è la commemorazione di Nassiriya).
Errori però li ha commessi anche il presidente di Maio. Il primo, veniale, perché fa intervenire la deputata Corda senza che questa abbia prima specificato su cosa verta la richiesta di intervento, ma questo è dovuto al fatto che la presidenza, come prassi, era già stata avvertita prima del tema dell’intervento. Il secondo più sostanziale perché consente a Ettore Rosato un intervento veramente al limite del comma 3 dell’articolo 32, dal momento che Rosato interviene per chiarire il pensiero non di un intervento, ma di brusii e rumori del suo gruppo, che per giunta non sono neppure registrati nel verbale. Il terzo riguarda aver dato la parola a Rocco Buttiglione senza chiedere su cosa intervenisse e non bloccandolo immediatamente quando era chiaro da subito che non stava intervenendo sul processo verbale, bensì in replica alla Corda. Infine l’ultimo riguarda a nostro avviso il fatto di aver accettato il rimprovero ingiusto di La Russa, senza ribattere nel merito sulla sua non fondatezza. E questo è strano visto che ad assistere il Presidente c’era un funzionario preparato, e forse il migliore per quanto riguarda la gestione dell’aula, come Giacomo La Sorella.

mercoledì 17 aprile 2013

SI AVVICINA LA SCADENZA DELLA PUBBLICAZIONE DELLO STATUTO DEI GRUPPI



A Montecitorio ci si avvicina ad una scadenza importante che non è quella arcinota dell’elezione del Capo dello Stato, ma è quella meno nota ma comunque rilevante che riguarda la pubblicazione degli statuti dei gruppi parlamentari.
A seguito della riforma dell’articolo 15 del regolamento della Camera, approvata sul finire della passata legislatura, i gruppi per la prima volta sono stati obbligati a dotarsi di uno statuto, e lo stesso articolo al comma 2-ter prevede che questi statuti siano pubblicati sul sito internet della Camera.
Nel tentativo di assicurare massima trasparenza anche sulla gestione dei fondi ai gruppi, lo statuto dovrà prevedere le modalità con le quali l’organo responsabile della gestione amministrativa destina i fondi per l’attività del gruppo (comma 2-ter), deve inoltre prevedere le forme di pubblicità interna dei documenti relativi all’organizzazione interna del gruppo, anche con riferimento agli stipendi per il personale.
E’ vero che la vera ciccia (in senso di trasparenza) è costituita dai bilanci dei gruppi, anche quelli dovranno essere ormai pubblici, ma lo saranno solo all’atto della pubblicazione del bilancio della Camera al quale saranno allegati, allo stesso tempo però già leggendo i vari statuti che i gruppi si daranno qualche spunto interessante in materia di democrazia e trasparenza amministrativa interna se ne può trarre.
Per quanto attiene alla tempistica l’articolo 15 al comma 2-bis prevede che entro trenta giorni dalla propria costituzione i gruppi approvano uno statuto che è trasmesso, entro i cinque giorni successivi al Presidente della Camera. Considerato che i gruppi si costituiscono entro due giorni dalla prima seduta della Camera (art. 14 comma 3) e che questa si è tenuta il 17 Marzo, il termine per l’approvazione del proprio statuto è il 19 aprile. Se si aggiungono 5 giorni, il 24 aprile è il termine entro il quale gli statuti debbono essere inviati al Presidente della Camera. Dopo di ché il pallino passa proprio al Presidente e alla Camera in generale poiché il regolamento si limita a stabile solo l’obbligo di pubblicazione, ma non indica scadenze vincolanti.
Certo è che, se la finalità della riforma è la trasparenza, avrebbe poco senso aver obbligato i gruppi a darsi delle regole, e poi tenere chiuse in un cassetto proprio queste regole. Staremo a vedere, dunque, con quale tempistica la Presidente Boldrini (al netto di problemi di natura tecnico-telematica) farà comparire sul sito istituzionale questi documenti e soprattutto staremo a vedere la loro collocazione informatica.