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giovedì 20 marzo 2014

PER L'ITALIA SOTTO I 20 DEPUTATI DA UN MESE, MA ALLA CAMERA NESSUNO SE NE E' ACCORTO



Il gruppo parlamentare “Per L’Italia”, costituitosi alla Camera a seguito della scissione di alcuni deputati da Scelta Civica, dal 12 febbraio scorso è composto da “soli” 19 membri. La fuoriuscita del Deputato Stefano Quintarelli, tornatosene nel gruppo di Scelta Civica, ha determinato la discesa sotto la fatidica quota 20. Il Regolamento della Camera, all’articolo 14 comma 1, prevede infatti che un gruppo parlamentare possa essere costituito solo se formato da un minimo di 20 deputati. E 20 erano appunto i deputati che il 10 dicembre 2013 avevano rotto con Scelta Civica e dato vita a questo nuovo gruppo.
Ovviamente un gruppo parlamentare può anche essere costituito in deroga, come prevede il comma 2 dell’articolo 14, ovvero può nascere anche con meno di 20 deputati, a patto però che siano rispettate alcune regole. La prima è che la deroga deve essere richiesta esplicitamente all’ufficio di Presidenza. La seconda è che la deroga viene concessa sempre dall’Ufficio di Presidenza di Montecitorio se il gruppo è espressione di un partito politico che si è presentato alle elezioni con il proprio simbolo in un certo numero di circoscrizioni e ha ottenuto almeno 300.000 voti a livello nazionale od un quoziente in un collegio.
La costituzione in deroga a norma dell’articolo 14 comma 2 del Regolamento è quanto accaduto per il gruppo Fratelli d’Italia composto da soli 9 deputati. I deputati che poi hanno dato vita al gruppo avevano chiesto di ottenere una deroga e la concessione della deroga fu comunicata ufficialmente in aula nella seduta del 2 aprile 2013.
Invece per quanto riguarda il gruppo “Per l’Italia”, non ostante sia ormai da più di un mese sotto soglia di sopravvivenza nulla si è detto di ufficiale fino ad oggi. Le procedure prevedono infatti che, nel momento in cui un gruppo scende sotto soglia, la presidenza gli invii una comunicazione che annuncia la perdita del “diritto” all’esistenza in vita (a norma dell’articolo 14 comma 1). A fronte di questa comunicazione il gruppo interessato chiede una deroga, e l’ufficio di Presidenza decide se accettarla o meno. Le prime due comunicazioni non sono pubbliche, quindi non si può sapere se siano state formalizzate o meno. La concessione della deroga, però, viene annunciata in aula e questo ad oggi non si è ancora verificato. Tanto è vero che se si guarda la scheda del gruppo Per l’Italia (nel portale accessibile in intranet) si legge ancora la dicitura gruppo costituito ai sensi dell’articolo 14 comma 1, il che non è più valido.
Ovviamente, Per l’Italia non avrebbe alcun problema ad ottenere la deroga, a patto però che dichiari di essere espressione dell’Udc, ovvero un partito che risponde alle caratteristiche del comma 2 dell’articolo 14. Dentro al gruppo ci sono i deputati dell’Udc, ma non solo loro, visto che vi sono deputati eletti con Scelta Civica e che ora hanno dato vita alla nuova formazione di Per l’Italia. Chi sa se non sia proprio questo aspetto ad indurre qualcuno all’interno del gruppo di Per l’Italia a far finta che nulla sia accaduto.
Eppure un passaggio formale, da parte dell’ufficio di Presidenza deve esserci, come dimostra il precedente della XV legislatura relativo all’Italia dei Valori. Il 15 settembre 2006 l’IDV scese sotto quota 20 deputati. L’ufficio di Presidenza affrontò la questione il 27 settembre successivo, e il 28 settembre il presidente della Camera comunicò che l’intervenuto cambiamento nella composizione del gruppo non ne comportava lo scioglimento perché l’Idv rispondeva comunque ai requisiti previsti dall’articolo 14 comma 2.
Passaggio formale, dunque, ma che non può non esserci. E il fatto che non si sia ancora verificato costituisce un’altra anomalia di questa legislatura.

mercoledì 17 aprile 2013

SI AVVICINA LA SCADENZA DELLA PUBBLICAZIONE DELLO STATUTO DEI GRUPPI



A Montecitorio ci si avvicina ad una scadenza importante che non è quella arcinota dell’elezione del Capo dello Stato, ma è quella meno nota ma comunque rilevante che riguarda la pubblicazione degli statuti dei gruppi parlamentari.
A seguito della riforma dell’articolo 15 del regolamento della Camera, approvata sul finire della passata legislatura, i gruppi per la prima volta sono stati obbligati a dotarsi di uno statuto, e lo stesso articolo al comma 2-ter prevede che questi statuti siano pubblicati sul sito internet della Camera.
Nel tentativo di assicurare massima trasparenza anche sulla gestione dei fondi ai gruppi, lo statuto dovrà prevedere le modalità con le quali l’organo responsabile della gestione amministrativa destina i fondi per l’attività del gruppo (comma 2-ter), deve inoltre prevedere le forme di pubblicità interna dei documenti relativi all’organizzazione interna del gruppo, anche con riferimento agli stipendi per il personale.
E’ vero che la vera ciccia (in senso di trasparenza) è costituita dai bilanci dei gruppi, anche quelli dovranno essere ormai pubblici, ma lo saranno solo all’atto della pubblicazione del bilancio della Camera al quale saranno allegati, allo stesso tempo però già leggendo i vari statuti che i gruppi si daranno qualche spunto interessante in materia di democrazia e trasparenza amministrativa interna se ne può trarre.
Per quanto attiene alla tempistica l’articolo 15 al comma 2-bis prevede che entro trenta giorni dalla propria costituzione i gruppi approvano uno statuto che è trasmesso, entro i cinque giorni successivi al Presidente della Camera. Considerato che i gruppi si costituiscono entro due giorni dalla prima seduta della Camera (art. 14 comma 3) e che questa si è tenuta il 17 Marzo, il termine per l’approvazione del proprio statuto è il 19 aprile. Se si aggiungono 5 giorni, il 24 aprile è il termine entro il quale gli statuti debbono essere inviati al Presidente della Camera. Dopo di ché il pallino passa proprio al Presidente e alla Camera in generale poiché il regolamento si limita a stabile solo l’obbligo di pubblicazione, ma non indica scadenze vincolanti.
Certo è che, se la finalità della riforma è la trasparenza, avrebbe poco senso aver obbligato i gruppi a darsi delle regole, e poi tenere chiuse in un cassetto proprio queste regole. Staremo a vedere, dunque, con quale tempistica la Presidente Boldrini (al netto di problemi di natura tecnico-telematica) farà comparire sul sito istituzionale questi documenti e soprattutto staremo a vedere la loro collocazione informatica.