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giovedì 18 settembre 2014

FORZA ITALIA PROPONE IL DASPO PER LE DISCOTECHE



Sul Daspo Forza Italia non lascia ma raddoppia e ne propone una versione nuova e originale per i frequentatori delle discoteche italiane. L’emendamento 4.02 a firma Sisto e Brunetta, inserito nel fascicolo degli emendamenti presentati al Dl sugli stadi, propone infatti che nei confronti delle persone che, per farne uso personale, all’interno delle discoteche consumano o ricevono o comunque detengono sostanze stupefacenti di cui all’articolo 75 del dpr 309/1990, il questore può disporre, previo accertamento da parte della polizia giudiziaria, un divieto di accesso ai locali da ballo fino al massimo di un anno. Porte delle discoteche sbarrate anche per chi sia condannato anche con sentenza non definitiva, oppure solo denunciato per reati relativi a sostanze stupefacenti o per chi ha partecipato a risse in discoteca. L’emendamento si snoda per 14 commi e di fatto riproduce lo stesso meccanismo del Daspo per gli stadi nei locali da ballo e discoteche. Sarà ammissibile questo emendamento in un decreto che per quanto riguarda il contrasto a fenomeni di illegalità e violenza fa esplicito riferimento alle manifestazioni sportive? Difficile dirlo, comunque la valutazione spetterà a Donatella Ferranti che con Sisto presiede l’esame congiunto del decreto nelle commissioni prima e seconda.

martedì 11 marzo 2014

INGIUSTA L'ACCUSA DI BRUNETTA ALLA BOLDRINI



Al termine della seduta di questa mattina Renato Brunetta, intervenendo per un richiamo sul regolamento, ha rivolto una dura critica alla Presidente della Camera Laura Boldrini, rimproverandola per non aver richiamato il deputato Di Battista che ha definito Silvio Berlusconi un delinquente. Secondo il capogruppo di Forza Italia, la Presidente della Camera avrebbe dovuto richiamare il deputato a norma dell’articolo 59 comma 1 del regolamento per aver pronunciato frasi sconvenienti. Non avendolo fatto l’ha accusata di fare due pesi e due misure.
A nostro avviso l’accusa di Brunetta in questo caso è del tutto infondata. Il vocabolario Treccani, infatti, definisce delinquente nel linguaggio giuridico “chi ha commesso un fatto previsto dalla legge come delitto; più in generale chiunque abbia commesso un reato”. Alla luce di questa definizione e del fatto che Silvio Berlusconi è stato condannato penalmente in via definitiva Di Battista non sembra aver pronunciato alcuna parola sconveniente, e dunque il comportamento della presidente Boldrini è stato più che corretto.
Semmai i due pesi e due misure ci permettiamo di individuarli in un altro episodio verificatosi sempre nella seduta di oggi. Il Deputato D’Ambrosio chiudendo un intervento in cui sottolineava quella che a suo dire era una contraddizione del Partito Democratico ed in particolare di Pippo Civati. D’Ambrosio sempre rivolto al Pd chiudeva con questo invito il suo intervento “vi prego allora semplicemente di fare una cosa, di uscire da quest'Aula e possibilmente spegnere la luce perché a riaccenderla ci pensiamo noi”. Parole alle quali non segue alcuna replica da parte della Presidente Boldrini.
Segnaliamo questo episodio perché nella seduta del 6 marzo scorso a fronte di un invito praticamente identico ad uscire dall’aula rivolto dal Deputato Fraccaro sempre al partito Democratico, la reazione del presidente di turno Giachetti è stata assai diversa.
Dopo che Fraccaro dice “Guardi, secondo me, collega Zoggia, dovrete fare una cosa con ordine: uscire da quella porta e tornarvene a casa”, la reazione di Giachetti è la seguente: “No, onorevole Fraccaro, lei questo non lo può dire. Lei questo non lo può dire ! Qui dentro ognuno ci sta a pieno titolo e lei non ha alcun diritto di dire agli altri che non possono stare qui dentro ! È chiaro ? Quindi, per favore stia all'argomento e sia rispettoso dei colleghi”
Se l’invito ad uscire dall’aula sia o meno una parola sconveniente tale da meritare il richiamo presidenziale non ci pronunciamo. Quello che è evidente ed oggettivo è che da parte due presidenti diversi (Boldrini e Giachetti) hanno interpretato in maniera profondamente diversa le stesse parole, un po’ come le trattenute in area di rigore a fronte delle quali un arbitro fischia il rigore e un altro lasci correre.

venerdì 12 aprile 2013

E IL PDL TENTA IL BLITZ PER AVERE UN SEGRETARIO D'AULA IN PIU'




Incredibile ma vero! Il Pdl, nel corso della giunta per il regolamento, ha chiesto di ottenere un ulteriore membro dell’ufficio di presidenza, un segretario d’aula per l’appunto. Le motivazioni espresse in una lettera inviata dal capogruppo Brunetta alla presidente della Camera sono essenzialmente due. La prima è che il Pdl non ha una rappresentanza proporzionalmente adeguata nell’ufficio di Presidenza rispetto alla sua consistenza numerica, in particolare per quanto attiene i segretari d’aula. L’altra motivazione riguarda il precedente della scorsa legislatura, quando la Lega ottenne un segretario d’aula aggiuntivo a seguito della nascita del governo Monti.
Ovviamente sia l’una che l’altra motivazione non sono state ritenute valide. La prima perché il regolamento della Camera impone che tutti i gruppi siano rappresentati nell’ufficio di Presidenza ma non prevede un criterio di rappresentanza proporzionale. Nel secondo caso è stato fatto notare, giustamente, come il precedente della lega fosse strettamente legato alla situazione di assoluta eccezionalità venutasi a creare a seguito della nascita del governo Monti, ovvero con la Lega che al momento era l’unico gruppo di opposizione (l’Idv si astenne sul primo voto di fiducia e quando passo all’opposizione non volle chiedere un’integrazione dei suoi membri in udp, che pure gli sarebbe spettata) ed in ufficio di Presidenza era rappresentata da un solo segretario d’aula.
Ancora più sorprendente un’ulteriore motivazione addotta, nel corso del dibattito in giunta a sostegno della richiesta da Elio Vito. I segretari d’aula, a differenza dei vice presidenti e dei questori, svolgono un ruolo di garanzia (sic.) ed è per questo che sarebbe necessario prevedere che ogni gruppo potesse avere un segretario d’aula. Ancora più divertente, e singolare, è che il principio di questa tesi è stato condiviso da Gianclaudio Bressa del Pd, sostenendo però che non si dovesse per forza passare da una modifica regolamentare e non procedere per via interpretativa.
Ovviamente il Pdl non ha ottenuto il segretario d’aula aggiuntivo, che non è riuscito ad eleggersi all’atto della composizione dell’ufficio di presidenza per guerre interne che hanno finito per cecchinare la Ravetto. Che però mentre il parlamento è fermo, mentre proprio il Pdl sostiene (e non a torto) che le commissioni non si possano convocare, si tenti di farsi assegnare una poltrona in più in udp, con tutto quello che ne consegue (avendo già, è bene ricordarlo, un vice presidente e un questore) questo è un po’ eccessivo e, forse inaccettabile.
Di seguito il resoconto del dibattito in giunta del regolamento.

martedì 26 marzo 2013

L'APPLAUSOMETRO DI MONTECITORIO TERMOMETRO DELLE CONSULTAZIONI


 
Chi conosce i dibatti parlamentari sa che l’applauso è parte integrante di essi, ma soprattutto è al pari delle argomentazioni svolte un atto politico, in particolare quando un gruppo lo rivolge ad un oratore di un gruppo diverso. Con le consultazioni del Presidente del consiglio incaricato in pieno svolgimento, l’applausometro registrato nel dibattito seguito all’informativa del Presidente Monti sugli esiti del consiglio europeo del 14 e 15 marzo 2013 può costituire uno strumento interessante per capire quale ne sarà l’esito finale.

In questo senso, il primo dato interessante e, forse non casuale, è che proprio il Pd è stato il gruppo più generoso nel distribuire applausi nell’emiciclo di Montecitorio. Fatta eccezione per il Pdl e la Lega, dai banchi del partito democratico sono arrivati applausi per il premier Monti (insieme a quelli di Scelta Civica) al termine della sua lunga relazione. Applausi alla presidente del gruppo 5 stelle, Roberta Lombardi, al termine del suo intervento, applausi anche per Dellai (Scelta Civica) quando consiglia a Brunetta l’umiltà visto che è il suo governo ha portato l’Italia sull’orlo del baratro. E ovviamente approvazioni del Pd per i suoi alleati, ad iniziare da Vendola, con due applausi, per proseguire con Bruno Tabacci.

Rimanendo nell’area del centrosinistra, stando all’applausometro si può parlare di feeling tra Sel e M5S. Il gruppo di Sel, infatti applaude per tre volte Romberta Lombardi. Lo fa quando la capogruppo grillina invoca trasparenza, crescita e solidarietà come architravi dell’architettura istituzionale europea, applausi al passaggio in cui la Lombradi invoca maggiore democraticità per gli strumenti di governante economica dell’Ue. Ed infine battimani alla conclusione dell’intervento.

Ma la vera impresa realizzata da Nichi Vendola è quella di essere stato l’unico oratore non grillino a ricevere applausi dal gruppo 5 stelle e per ben due volte. La cosa singolare è che, al di là del buon intervento del leader di Sel, Vendola è uno di quei deputati incompatibili con il suo mandato in quanto presidente di Regione, contro cui i cinque stelle hanno già alzato la voce.

Il gruppo più isolato è apparso quello del Pdl. Renato Brunetta che ha svolto un duro e polemico intervento nei confronti del governo Monti ha ottenuto un unico applauso al termine del suo discorso. Applauso tributato solo dal Pdl (e non dalla Lega). Al L’oratore più applaudito è stato invece Gianluca Pini della Lega con 5 ovazioni totali, anche se va detto che quattro di queste sono state tributate solo dal suo gruppo, mentre all’applauso finale si è unito anche il Pdl.

Infine il Pd. Speranza parte bene e di fatto realizza le grandi intese grazie all’applauso di Pdl e Scelta Civica (ma non di Sel) nel passaggio in cui minaccia che se l’Europa continuerà ad essere percepita solo in termini di rigore si rischia la frattura tra il popolo e il progetto politico europeo. Altri due applausi per il giovane capogruppo democrat nel seguito del suo intervento, ma uno è tributato da suo gruppo, e quello finale anche da Sel.