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giovedì 18 settembre 2014

FORZA ITALIA PROPONE IL DASPO PER LE DISCOTECHE



Sul Daspo Forza Italia non lascia ma raddoppia e ne propone una versione nuova e originale per i frequentatori delle discoteche italiane. L’emendamento 4.02 a firma Sisto e Brunetta, inserito nel fascicolo degli emendamenti presentati al Dl sugli stadi, propone infatti che nei confronti delle persone che, per farne uso personale, all’interno delle discoteche consumano o ricevono o comunque detengono sostanze stupefacenti di cui all’articolo 75 del dpr 309/1990, il questore può disporre, previo accertamento da parte della polizia giudiziaria, un divieto di accesso ai locali da ballo fino al massimo di un anno. Porte delle discoteche sbarrate anche per chi sia condannato anche con sentenza non definitiva, oppure solo denunciato per reati relativi a sostanze stupefacenti o per chi ha partecipato a risse in discoteca. L’emendamento si snoda per 14 commi e di fatto riproduce lo stesso meccanismo del Daspo per gli stadi nei locali da ballo e discoteche. Sarà ammissibile questo emendamento in un decreto che per quanto riguarda il contrasto a fenomeni di illegalità e violenza fa esplicito riferimento alle manifestazioni sportive? Difficile dirlo, comunque la valutazione spetterà a Donatella Ferranti che con Sisto presiede l’esame congiunto del decreto nelle commissioni prima e seconda.

giovedì 27 marzo 2014

IL DOPPIO INCARICO, SUO MALGRADO, DELLA BOSCHI MINISTRO E SEGRETARIO DI COMMISSIONE


Di anomalie nel corso di questo primo anno di legislatura se ne sono già viste molte. A queste se ne è aggiunta un'altra a partire dalla formazione del governo Renzi, che riguarda la Commissione Affari Costituzionali.
Se si va a guardare la composizione dell'ufficio di presidenza della commissione, uno dei due segretari risulta essere Maria Elena Boschi che ormai da più di un mese, però, è anche Ministro del governo.
Quando un deputato assume un incarico di governo nel giro di pochi giorni il suo gruppo di appartenenza provvede a sostituirlo con un altro deputato all'interno della commissione di cui era membro. Questo nell'interesse del gruppo stesso per evitare di poter contare su un membro effettivo in meno visto che i componenti del governo non seguono i lavori di commissione (nel senso che quando vanno i commissione rappresentano il governo). Non solo il Pd non ha provveduto a sostituire la Boschi, ma neppure la Commissione e il suo Presidente Sisto sembrano essersi accorti della necessità di dover eleggere un nuovo deputato segretario. Questo secondo aspetto, a differenza del primo che è una scelta che attiene solo al gruppo del Pd, attiene al rispetto del regolamento e della stessa validità dei lavori della Commissione in caso di votazioni.
L'articolo 20, comma 1, del regolamento della Camera, prevede che le commissioni si costituiscono a seguito dell'elezione del proprio ufficio di presidenza che è composto da un presidente, due vice e due segretari.
Di fatto non esiste una norma del regolamento che preveda un'incompatibilità tra la carica di membro dell'ufficio di presidenza della Camera o di una commissione e la carica di ministro, ma l'incompatibilità è prevista dalla prassi (per quanto riguarda l'ufficio di Presidenza della Camera Lupi si è dimesso dalla carica di vice presidente dopo la nomina a ministro del governo Letta, e lo stesso ha fatto Giampiero Bocci, dimettendosi dalla carica di segretario d'aula dopo essere stato nominato sottosegretario).
I deputati segretari di commissione hanno il compito istituzionale di tenere il conto dei voti favorevoli e contrari quando si vota in commissione, e dunque di vigilare sulla correttezza della votazione stessa (art.21 comma 2).
In via di fatto ad oggi la Commissione Affari Costituzionali dispone effettivamente di un solo deputato segretario. Ciò significa che potrebbe verificarsi il caso in cui l'unico segretario effettivo sia assente ad esempio per un'influenza, il Ministro Boschi assente per impegni di governo, e la commissione debba votare, magari in sede referente. In questo caso, ovviamente se richiesto da uno dei gruppi o anche da un singolo deputato, la commissione a norma di regolamento non potrebbe procedere a votazioni, pena la loro palese invalidità.
La Boschi, ovviamente, in questo caso non ha alcuna colpa, non sappiamo, però, perchè nè Sisto, nè gli uffici si siano posti il problema anche di semplice rispetto delle forme istituzionali, eppure basterebbe poco, dieci minuti al massimo ad eleggere un nuovo segretario della commissione affari costituzionali.

giovedì 30 gennaio 2014

SCOPPIA UNA NUOVA GRANA SULLA LEGGE ELETTORALE



Non si è ancora spenta l’eco della ghigliottina che Laura Boldrini si trova tra a dover dirimere un’altra spinosa questione scoppiata in aula, questa volta sulla legge elettorale. Poiché nella mattinata la prima commissione ha votato velocemente in pochi secondi il testo base e il mandato al relatore, molti membri della stessa commissione, anche a causa dello sbarramento effettuato dai deputati M5S, sono rimasti fuori e gli è stato materialmente impedito di prendere parte al voto. In aula hanno denunciato la loro assenza i gruppi della lega, di Ncd, Sel e Fdi, più qualche altro deputato.  Questi gruppi hanno dunque denunciato un irregolarità del voto chiedendo alla Presidente che il testo fosse rinviato in commissione.
Boldrini ha risposto che, non essendo previste per la seduta di oggi votazioni, e che il rinvio in commissione di un testo è una decisione che spetta all’aula con un voto, la questione si sarebbe posta domani dopo aver svolto oggi la discussione generale.
Il problema però, è un altro. Infatti se il voto fosse considerato irregolare e il testo venisse rinviato in commissione, questo significherebbe che il testo su cui si è svolta era illegittimo, e che il relatore che lo ha accompagnato in aula non aveva il mandato per farlo. Peccato, però, che la discussione generale una volta effettuata non si potrebbe più svolgere, anche se il testo base dovesse mutare, come è già accaduto ad esempio con il testo sul finanziamento pubblico
A questo si aggiunga che il presidente Sisto intervenendo in aula ha dichiarato che il voto si è svolto regolarmente in commissione specificando che il segretario di commissione ha conteggiato i voti e dunque il voto è da considerarsi regolare. Peccato che da un video pirata girato da un deputato M5S in commissione si veda abbastanza chiaramente che nel momento in cui si vota la deputata segretaria della commissione Boschi è di fatto coperta da un muro umano e quindi è impossibile che abbia potuto effettuare un conteggio dei voti espressi per alzata di mano, come dichiarato dallo stesso Sisto, facendo in questo modo venire meno la regolarità del voto.

giovedì 23 gennaio 2014

LA LEGGE ELETTORALE PARTE CON UNA FORZATURA PROCEDURALE IN COMMISSIONE



L’esame della legge elettorale, ad avviso di questo blog, parte purtroppo con una rilevante (e preoccupante per il futuro) forzatura procedurale in commissione. Il regolamento (art 77 comma 3) e la prassi in particolare individuano le seguenti fasi per l’esame in commissione quando su uno stesso tema vi siano diversi disegni di legge depositati. O tra i testi in esame ne viene scelto uno che è adottato come testo base, e su quello si procede l’esame con la fase emendativa. Oppure si procede elaborando un testo ex novo che sintetizzi le diverse proposte di legge depositate (ma  può contenere anche elementi totalmente nuovi), definito in gergo testo unificato. Ma in quest’ultimo caso non è il relatore a procedere alla riscrittura, bensì un apposito organo nominato apposta  che è il comitato ristretto.
Ieri sera in commissione affari costituzionali non è avvenuta ne l’una, ne l’altra cosa ma il presidente e relatore Sisto (ovviamente con l’accordo dei gruppi di Pd e FI) ha seguito una procedura assolutamente spuria, provvedendo lui stesso a riscrivere ex novo un testo di legge, che di fatto è la traduzione in articolato dell’accordo politico tra Renzi e Berlusconi. Dunque un testo ex novo, che però ha sottoposto alla commissione come testo base.
Come detto si tratta di una forzatura regolamentare perché il testo dell’accordo politico tra Pd e FI è legittimo che divenga il perno della riforma elettorale, ma per farlo a norma di regolamento doveva essere depositato ufficialmente come disegno di legge all’ufficio testi normativi, stampato e abbinato agli altri ddl in esame. Solo allora (e questa procedura anche a voler correre materialmente avrebbe richiesto almeno un altro paio di giorni) quel testo poteva divenire legittimamente il testo base.
Per seguire la procedura che invece ha seguito Sisto era necessario invece costituire anche solo formalmente un comitato ristretto.
A seguito delle rimostranze di alcuni deputati gli uffici della commissione hanno provato a fornire (informalmente perchè dai resoconti non risulta) due precedenti della scorsa legislatura che giustificassero la strada seguita. Nei precedenti forniti, infatti, il relatore procedeva alla riscrittura di un testo che poi chiedeva di adottare alla commissione come testo base. I precedenti forniti riguardano l’iter della proposta di legge 5105 che doveva uniformare gli stipendi dei nostri eletti alla media europea, e l’iter della proposta di legge 4294 in materia di autenticazione delle firme. A nostro avviso entrambe non possono essere considerate un precedente valido perché in entrambe i casi si trattava di articolati molto ridotti formati da un unico articolo, e i relatori nella riscrittura effettuata procedettero davvero ad operare una sintesi tra gli altri testi depositati, e non ne scrissero materialmente uno ex novo come ha fatto Sisto. In secondo luogo in entrambe i casi i testi adottati come base, per diversi motivi, finirono su un binario morto in commissione e non approdarono mai in aula. Infine le due materie, lo dimostra il fatto del loro successivo accantonamento, non avevano la rilevanza politica, né tanto meno la delicatezza tecnica che ha una riforma elettorale. Inoltre in questo caso è notorio che il testo spacciato poi come sintesi tra i diversi presentati in commissione in realtà è la fotocopia di un testo che in commissione non esiste. Si dice che in politica la forma è sostanza, ma nei lavori parlamentari la forma, i regolamenti e le procedure sono la vita e la garanzia di un iter trasparente.