Sul Daspo Forza Italia non lascia ma raddoppia e ne propone
una versione nuova e originale per i frequentatori delle discoteche italiane. L’emendamento
4.02 a firma Sisto e Brunetta, inserito nel fascicolo degli emendamenti
presentati al Dl sugli stadi, propone infatti che nei confronti delle persone
che, per farne uso personale, all’interno delle discoteche consumano o ricevono
o comunque detengono sostanze stupefacenti di cui all’articolo 75 del dpr
309/1990, il questore può disporre, previo accertamento da parte della polizia
giudiziaria, un divieto di accesso ai locali da ballo fino al massimo di un
anno. Porte delle discoteche sbarrate anche per chi sia condannato anche con
sentenza non definitiva, oppure solo denunciato per reati relativi a sostanze
stupefacenti o per chi ha partecipato a risse in discoteca. L’emendamento si
snoda per 14 commi e di fatto riproduce lo stesso meccanismo del Daspo per gli
stadi nei locali da ballo e discoteche. Sarà ammissibile questo emendamento in
un decreto che per quanto riguarda il contrasto a fenomeni di illegalità e
violenza fa esplicito riferimento alle manifestazioni sportive? Difficile dirlo,
comunque la valutazione spetterà a Donatella Ferranti che con Sisto presiede l’esame
congiunto del decreto nelle commissioni prima e seconda.
La Camera dei Deputati e le sue attività raccontate in modo semplice, chiaro e accessibile a tutti.
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giovedì 18 settembre 2014
giovedì 27 marzo 2014
IL DOPPIO INCARICO, SUO MALGRADO, DELLA BOSCHI MINISTRO E SEGRETARIO DI COMMISSIONE
Di anomalie nel corso di questo primo anno di legislatura se ne sono già viste molte. A queste se ne è aggiunta un'altra a partire dalla formazione del governo Renzi, che riguarda la Commissione Affari Costituzionali.
Se si va a guardare la composizione dell'ufficio di presidenza della commissione, uno dei due segretari risulta essere Maria Elena Boschi che ormai da più di un mese, però, è anche Ministro del governo.
Quando un deputato assume un incarico di governo nel giro di pochi giorni il suo gruppo di appartenenza provvede a sostituirlo con un altro deputato all'interno della commissione di cui era membro. Questo nell'interesse del gruppo stesso per evitare di poter contare su un membro effettivo in meno visto che i componenti del governo non seguono i lavori di commissione (nel senso che quando vanno i commissione rappresentano il governo). Non solo il Pd non ha provveduto a sostituire la Boschi, ma neppure la Commissione e il suo Presidente Sisto sembrano essersi accorti della necessità di dover eleggere un nuovo deputato segretario. Questo secondo aspetto, a differenza del primo che è una scelta che attiene solo al gruppo del Pd, attiene al rispetto del regolamento e della stessa validità dei lavori della Commissione in caso di votazioni.
L'articolo 20, comma 1, del regolamento della Camera, prevede che le commissioni si costituiscono a seguito dell'elezione del proprio ufficio di presidenza che è composto da un presidente, due vice e due segretari.
Di fatto non esiste una norma del regolamento che preveda un'incompatibilità tra la carica di membro dell'ufficio di presidenza della Camera o di una commissione e la carica di ministro, ma l'incompatibilità è prevista dalla prassi (per quanto riguarda l'ufficio di Presidenza della Camera Lupi si è dimesso dalla carica di vice presidente dopo la nomina a ministro del governo Letta, e lo stesso ha fatto Giampiero Bocci, dimettendosi dalla carica di segretario d'aula dopo essere stato nominato sottosegretario).
I deputati segretari di commissione hanno il compito istituzionale di tenere il conto dei voti favorevoli e contrari quando si vota in commissione, e dunque di vigilare sulla correttezza della votazione stessa (art.21 comma 2).
In via di fatto ad oggi la Commissione Affari Costituzionali dispone effettivamente di un solo deputato segretario. Ciò significa che potrebbe verificarsi il caso in cui l'unico segretario effettivo sia assente ad esempio per un'influenza, il Ministro Boschi assente per impegni di governo, e la commissione debba votare, magari in sede referente. In questo caso, ovviamente se richiesto da uno dei gruppi o anche da un singolo deputato, la commissione a norma di regolamento non potrebbe procedere a votazioni, pena la loro palese invalidità.
La Boschi, ovviamente, in questo caso non ha alcuna colpa, non sappiamo, però, perchè nè Sisto, nè gli uffici si siano posti il problema anche di semplice rispetto delle forme istituzionali, eppure basterebbe poco, dieci minuti al massimo ad eleggere un nuovo segretario della commissione affari costituzionali.
giovedì 30 gennaio 2014
SCOPPIA UNA NUOVA GRANA SULLA LEGGE ELETTORALE
Non si è ancora spenta l’eco della ghigliottina che Laura
Boldrini si trova tra a dover dirimere un’altra spinosa questione scoppiata in
aula, questa volta sulla legge elettorale. Poiché nella mattinata la prima
commissione ha votato velocemente in pochi secondi il testo base e il mandato
al relatore, molti membri della stessa commissione, anche a causa dello
sbarramento effettuato dai deputati M5S, sono rimasti fuori e gli è stato
materialmente impedito di prendere parte al voto. In aula hanno denunciato la
loro assenza i gruppi della lega, di Ncd, Sel e Fdi, più qualche altro
deputato. Questi gruppi hanno dunque
denunciato un irregolarità del voto chiedendo alla Presidente che il testo
fosse rinviato in commissione.
Boldrini ha risposto che, non essendo previste per la seduta
di oggi votazioni, e che il rinvio in commissione di un testo è una decisione
che spetta all’aula con un voto, la questione si sarebbe posta domani dopo aver
svolto oggi la discussione generale.
Il problema però, è un altro. Infatti se il voto fosse
considerato irregolare e il testo venisse rinviato in commissione, questo
significherebbe che il testo su cui si è svolta era illegittimo, e che il
relatore che lo ha accompagnato in aula non aveva il mandato per farlo.
Peccato, però, che la discussione generale una volta effettuata non si potrebbe
più svolgere, anche se il testo base dovesse mutare, come è già accaduto ad
esempio con il testo sul finanziamento pubblico
A questo si aggiunga che il presidente Sisto intervenendo in
aula ha dichiarato che il voto si è svolto regolarmente in commissione
specificando che il segretario di commissione ha conteggiato i voti e dunque il
voto è da considerarsi regolare. Peccato che da un video pirata girato da un
deputato M5S in commissione si veda abbastanza chiaramente che nel momento in
cui si vota la deputata segretaria della commissione Boschi è di fatto coperta
da un muro umano e quindi è impossibile che abbia potuto effettuare un
conteggio dei voti espressi per alzata di mano, come dichiarato dallo stesso
Sisto, facendo in questo modo venire meno la regolarità del voto.
giovedì 23 gennaio 2014
LA LEGGE ELETTORALE PARTE CON UNA FORZATURA PROCEDURALE IN COMMISSIONE
L’esame della legge elettorale, ad avviso di questo blog,
parte purtroppo con una rilevante (e preoccupante per il futuro) forzatura
procedurale in commissione. Il regolamento (art 77 comma 3) e la prassi in
particolare individuano le seguenti fasi per l’esame in commissione quando su
uno stesso tema vi siano diversi disegni di legge depositati. O tra i testi in
esame ne viene scelto uno che è adottato come testo base, e su quello si
procede l’esame con la fase emendativa. Oppure si procede elaborando un testo
ex novo che sintetizzi le diverse proposte di legge depositate (ma può contenere anche elementi totalmente
nuovi), definito in gergo testo unificato. Ma in quest’ultimo caso non è il relatore
a procedere alla riscrittura, bensì un apposito organo nominato apposta che è il comitato ristretto.
Ieri sera in commissione affari costituzionali non è
avvenuta ne l’una, ne l’altra cosa ma il presidente e relatore Sisto
(ovviamente con l’accordo dei gruppi di Pd e FI) ha seguito una procedura assolutamente
spuria, provvedendo lui stesso a riscrivere ex novo un testo di legge, che di
fatto è la traduzione in articolato dell’accordo politico tra Renzi e
Berlusconi. Dunque un testo ex novo, che però ha sottoposto alla commissione
come testo base.
Come detto si tratta di una forzatura regolamentare perché il
testo dell’accordo politico tra Pd e FI è legittimo che divenga il perno della
riforma elettorale, ma per farlo a norma di regolamento doveva essere
depositato ufficialmente come disegno di legge all’ufficio testi normativi,
stampato e abbinato agli altri ddl in esame. Solo allora (e questa procedura
anche a voler correre materialmente avrebbe richiesto almeno un altro paio di
giorni) quel testo poteva divenire legittimamente il testo base.
Per seguire la procedura che invece ha seguito Sisto era necessario
invece costituire anche solo formalmente un comitato ristretto.
A seguito delle rimostranze di alcuni deputati gli uffici
della commissione hanno provato a fornire (informalmente perchè dai resoconti non risulta) due precedenti della scorsa
legislatura che giustificassero la strada seguita. Nei precedenti forniti,
infatti, il relatore procedeva alla riscrittura di un testo che poi chiedeva di
adottare alla commissione come testo base. I precedenti forniti riguardano l’iter
della proposta di legge 5105 che doveva uniformare gli stipendi dei nostri
eletti alla media europea, e l’iter della proposta di legge 4294 in materia di
autenticazione delle firme. A nostro avviso entrambe non possono essere
considerate un precedente valido perché in entrambe i casi si trattava di
articolati molto ridotti formati da un unico articolo, e i relatori nella
riscrittura effettuata procedettero davvero ad operare una sintesi tra gli
altri testi depositati, e non ne scrissero materialmente uno ex novo come ha
fatto Sisto. In secondo luogo in entrambe i casi i testi adottati come base,
per diversi motivi, finirono su un binario morto in commissione e non
approdarono mai in aula. Infine le due materie, lo dimostra il fatto del loro
successivo accantonamento, non avevano la rilevanza politica, né tanto meno la
delicatezza tecnica che ha una riforma elettorale. Inoltre in questo caso è
notorio che il testo spacciato poi come sintesi tra i diversi presentati in
commissione in realtà è la fotocopia di un testo che in commissione non esiste.
Si dice che in politica la forma è sostanza, ma nei lavori parlamentari la
forma, i regolamenti e le procedure sono la vita e la garanzia di un iter
trasparente.
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