Porte girevoli a Montecitorio soprattutto per quanto
riguarda i deputati iscritti al gruppo Misto e le componenti interne a questo
gruppo. Nel giro di pochi giorni in fatti sono scomparse due componenti
costituite all’interno del misto, una, quella di Centro democratico,
costituitasi ad inizio legislatura, ed un’altra, quella di Led, costituitasi
solo pochi mesi fa nel luglio 2014. Nel primo caso si è verificata una diaspora
che ha visto da ultimo tre deputati ( Bruno Tabacci, Roberto Capelli e Carmelo
Lo Monte) entrare nel gruppo di Per L’Italia, ed in precedenza l’abbandono del
deputato Pisicchio e del Deputato Formisano rimasti nel misto ma non iscritti
ad alcuna componente. La componente LED, invece, costituita dai fuoriusciti di
Sel guidati da Gennaro Migliore, si è accasata nella quasi totalità nel gruppo
del Partito Democratico, che così ha raggiunto la cifra monstre di 307 iscritti
(con altri 8 deputati da solo avrebbe la maggioranza assoluta alla Camera). La
scomparsa di queste due componenti interne al misto ha giovato anche alla
Componente socialista che ha registrato due nuovi ingressi, quello di Claudio
Fava e quello dell’ex penta stellato Ivan catalano. Per gli amanti delle
statistiche parlamentari si segnala il terzo ritorno di Tabacci nell’Udc (che è
l’azionistadi maggioranza del gruppo Per l’Italia). Dopo una prima rottura in
vista delle elezioni del 2008 con la creazione della Rosa Bianca insieme a
Savino Pezzotta, Tabacci si era poi accasato nel corso della XVI legislatura
sempre nel gruppo Udc. Sul finire di quella legislatura ne era uscito per dar
vita alla formazione Centro Democratico. Ed ora si registra il terzo ritorno.
Per gli amanti delle indiscrezioni invece segnaliamo che a breve potrebbe
ricomparire alla Camera la sigla di un partito, l’Idv, che era rimasto fuori
alle ultime elezioni.
La Camera dei Deputati e le sue attività raccontate in modo semplice, chiaro e accessibile a tutti.
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venerdì 21 novembre 2014
giovedì 20 marzo 2014
PER L'ITALIA SOTTO I 20 DEPUTATI DA UN MESE, MA ALLA CAMERA NESSUNO SE NE E' ACCORTO
Il gruppo parlamentare “Per L’Italia”, costituitosi alla
Camera a seguito della scissione di alcuni deputati da Scelta Civica, dal 12
febbraio scorso è composto da “soli” 19 membri. La fuoriuscita del Deputato
Stefano Quintarelli, tornatosene nel gruppo di Scelta Civica, ha determinato la
discesa sotto la fatidica quota 20. Il Regolamento della Camera, all’articolo
14 comma 1, prevede infatti che un gruppo parlamentare possa essere costituito
solo se formato da un minimo di 20 deputati. E 20 erano appunto i deputati che
il 10 dicembre 2013 avevano rotto con Scelta Civica e dato vita a questo nuovo
gruppo.
Ovviamente un gruppo parlamentare può anche essere
costituito in deroga, come prevede il comma 2 dell’articolo 14, ovvero può
nascere anche con meno di 20 deputati, a patto però che siano rispettate alcune
regole. La prima è che la deroga deve essere richiesta esplicitamente all’ufficio
di Presidenza. La seconda è che la deroga viene concessa sempre dall’Ufficio di
Presidenza di Montecitorio se il gruppo è espressione di un partito politico
che si è presentato alle elezioni con il proprio simbolo in un certo numero di
circoscrizioni e ha ottenuto almeno 300.000 voti a livello nazionale od un
quoziente in un collegio.
La costituzione in deroga a norma dell’articolo 14 comma 2
del Regolamento è quanto accaduto per il gruppo Fratelli d’Italia composto da
soli 9 deputati. I deputati che poi hanno dato vita al gruppo avevano chiesto
di ottenere una deroga e la concessione della deroga fu comunicata
ufficialmente in aula nella seduta del 2 aprile 2013.
Invece per quanto riguarda il gruppo “Per l’Italia”, non
ostante sia ormai da più di un mese sotto soglia di sopravvivenza nulla si è
detto di ufficiale fino ad oggi. Le procedure prevedono infatti che, nel
momento in cui un gruppo scende sotto soglia, la presidenza gli invii una
comunicazione che annuncia la perdita del “diritto” all’esistenza in vita (a
norma dell’articolo 14 comma 1). A fronte di questa comunicazione il gruppo
interessato chiede una deroga, e l’ufficio di Presidenza decide se accettarla o
meno. Le prime due comunicazioni non sono pubbliche, quindi non si può sapere
se siano state formalizzate o meno. La concessione della deroga, però, viene
annunciata in aula e questo ad oggi non si è ancora verificato. Tanto è vero
che se si guarda la scheda del gruppo Per l’Italia (nel portale accessibile in
intranet) si legge ancora la dicitura gruppo costituito ai sensi dell’articolo
14 comma 1, il che non è più valido.
Ovviamente, Per l’Italia non avrebbe alcun problema ad
ottenere la deroga, a patto però che dichiari di essere espressione dell’Udc,
ovvero un partito che risponde alle caratteristiche del comma 2 dell’articolo
14. Dentro al gruppo ci sono i deputati dell’Udc, ma non solo loro, visto che
vi sono deputati eletti con Scelta Civica e che ora hanno dato vita alla nuova
formazione di Per l’Italia. Chi sa se non sia proprio questo aspetto ad indurre
qualcuno all’interno del gruppo di Per l’Italia a far finta che nulla sia
accaduto.
Eppure un passaggio formale, da parte dell’ufficio di
Presidenza deve esserci, come dimostra il precedente della XV legislatura relativo all’Italia dei Valori. Il 15 settembre 2006 l’IDV scese sotto quota 20
deputati. L’ufficio di Presidenza affrontò la questione il 27 settembre
successivo, e il 28 settembre il presidente della Camera comunicò che l’intervenuto
cambiamento nella composizione del gruppo non ne comportava lo scioglimento perché
l’Idv rispondeva comunque ai requisiti previsti dall’articolo 14 comma 2.
Passaggio formale, dunque, ma che non può non esserci. E il
fatto che non si sia ancora verificato costituisce un’altra anomalia di questa
legislatura.
giovedì 21 novembre 2013
COME STANNO LE COSE ALLA LUCE DEI PRECEDENTI NELLA VICENDA SPADONI-LATTUCA-BOLDRINI
In queste ore sta andando in onda una polemica rovente tra
Movimento 5 stelle e il presidente della Camera Laura Boldrini. Oggetto del
contendere è il diverbio avvenuto in aula ormai molte settimane fa tra la pentastellata Maria Edera Spadoni e il deputato democrat Enzo Lattuca. Per essere
più precisi oggetto del contendere è il filmato di quell’incontro ravvicinato
ripreso dalla telecamera posta sul soffitto dell’aula e che riprende quanto
avviene nell’emiciclo a 360 gradi. La Spadoni aveva denunciato uno scontro
fisico posto in essere dal collega Lattuca, mentre quest’ultimo ha sempre
dichiarato di essersi limitato solo alle parole nei confronti della Spadoni. L’ufficio
di Presidenza che si è occupato del caso non ha assunto sanzioni verso Lattuca,
avvalorando dunque la tesi di quest’ultimo. La Spadoni ha replicato chiedendo
di ottenere copia del video. Richiesta alla quale le è stata data risposta
negativa. A quanto riportato dalle agenzie di stampa si legge che uno dei
questori le avrebbe detto che il video sarebbe stato dato solo se l’avessero
chiesto i cittadini. A questa risposta un po’ strampalata, ammesso sia vera,
M5S ha replicato di conseguenza attivando un mail bombing nei confronti della
Boldrini, per “sensibilizzarla” al rilascio di copia delle immagini. Si tratta
di un episodio in cui ancora una volta sembrano avere torto tutti i
protagonisti, anche se sorprende la posizione assunta dalla presidente della
Camera, con il proprio silenzio, e, sempre che sia confermata la risposta del
questore. Come noto, ovviamente per chi conosce le cose dell’Ufficio di Presidenza
Camera, gli atti relativi a quest’organo, salvo il resoconto che viene dato nei
bollettini degli organi collegiali, sono accessibili solo ai membri dello
stesso ufficio di presidenza e ai deputati interessati. Ma degli originali non
si può estrarre copia. Per quanto riguarda i video dell’aula in particolare,
una copia non può essere data neppure ai diretti interessati, salvo che di tale
copia non sia fatta richiesta nell’ambito di un procedimento giudiziario dalla
magistratura. C’è a tal proposito un precedente della scorsa legislatura a
seguito di uno scontro fisico in aula tra l’allora deputato Barbato e alcuni
deputati del Pdl di provenienza An. Barbato per quell’aggressione sporse
querela e chiese all’udp una copia del filmato. La copia, sempre sulla base dei
precedenti, non gli fu concessa, così come non fu concessa in precedenza a
seguito della richiesta del capogruppo idv Massimo Donadi di acquisire quelle
immagini. Fu invece concessa al Pm che apri l’inchiesta a seguito della
denuncia di Barbato, e conseguentemente a tutte le parti della vicenda giudiziaria,
e dunque allo stesso Barbato che successivamente ne fecero richiesta. Alla luce
di questi fatti, rimaniamo basiti, dall’eventuale risposta strampalata di uno
dei questori, come riportata nelle agenzie di stampa, perché denoterebbe una totale
ignoranza relativa al ruolo che ricopre e ai meccanismi dell’ufficio di
presidenza. Ci sorprende inoltre il silenzio della Boldrini sulla vicenda,
quando basterebbe una nota di tre righe dell’ufficio stampa istituzionale per
chiudere il caso. A meno che non ci si vergogni delle regole dell’Ufficio di
Presidenza che si presiede, ma allora si adoperi per cambiarle ponendo un nuovo
precedente. Questa polemica, insomma, si poteva anche evitare, bastava
semplicemente che tutti chiedessero una semplice informazione all’avvocato Vito
Cozzoli, valentissimo capo dell’avvocatura della Camera.
venerdì 12 aprile 2013
E IL PDL TENTA IL BLITZ PER AVERE UN SEGRETARIO D'AULA IN PIU'
Incredibile ma vero! Il Pdl, nel corso della giunta per il
regolamento, ha chiesto di ottenere un ulteriore membro dell’ufficio di
presidenza, un segretario d’aula per l’appunto. Le motivazioni espresse in una
lettera inviata dal capogruppo Brunetta alla presidente della Camera sono
essenzialmente due. La prima è che il Pdl non ha una rappresentanza proporzionalmente
adeguata nell’ufficio di Presidenza rispetto alla sua consistenza numerica, in
particolare per quanto attiene i segretari d’aula. L’altra motivazione riguarda
il precedente della scorsa legislatura, quando la Lega ottenne un segretario d’aula
aggiuntivo a seguito della nascita del governo Monti.
Ovviamente sia l’una che l’altra motivazione non sono state
ritenute valide. La prima perché il regolamento della Camera impone che tutti i
gruppi siano rappresentati nell’ufficio di Presidenza ma non prevede un
criterio di rappresentanza proporzionale. Nel secondo caso è stato fatto
notare, giustamente, come il precedente della lega fosse strettamente legato
alla situazione di assoluta eccezionalità venutasi a creare a seguito della
nascita del governo Monti, ovvero con la Lega che al momento era l’unico gruppo
di opposizione (l’Idv si astenne sul primo voto di fiducia e quando passo all’opposizione
non volle chiedere un’integrazione dei suoi membri in udp, che pure gli sarebbe
spettata) ed in ufficio di Presidenza era rappresentata da un solo segretario d’aula.
Ancora più sorprendente un’ulteriore motivazione addotta,
nel corso del dibattito in giunta a sostegno della richiesta da Elio Vito. I
segretari d’aula, a differenza dei vice presidenti e dei questori, svolgono un
ruolo di garanzia (sic.) ed è per questo che sarebbe necessario prevedere che
ogni gruppo potesse avere un segretario d’aula. Ancora più divertente, e
singolare, è che il principio di questa tesi è stato condiviso da Gianclaudio
Bressa del Pd, sostenendo però che non si dovesse per forza passare da una
modifica regolamentare e non procedere per via interpretativa.
Ovviamente il Pdl non ha ottenuto il segretario d’aula
aggiuntivo, che non è riuscito ad eleggersi all’atto della composizione dell’ufficio
di presidenza per guerre interne che hanno finito per cecchinare la Ravetto.
Che però mentre il parlamento è fermo, mentre proprio il Pdl sostiene (e non a
torto) che le commissioni non si possano convocare, si tenti di farsi assegnare
una poltrona in più in udp, con tutto quello che ne consegue (avendo già, è
bene ricordarlo, un vice presidente e un questore) questo è un po’ eccessivo e,
forse inaccettabile.
Di seguito il resoconto del dibattito in giunta del regolamento.
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