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sabato 13 dicembre 2014

LA PRESIDENTE BOLDRINI DIMENTICA IL PRECEDENTE VILLARI




Venerdì scorso su Sette Gian Antonio Stella aveva posto la questione dell’opportunità che Giancarlo Galan, attualmente agli arresti domiciliari, permanga alla presidenza della commissione cultura della Camera. Oggi, con una lettera al Corriere, la Presidente Boldrini ribadisce che la Camera dei deputati non dispone di strumenti per revocare un presidente di commissione.
Per quanto attiene alle norme regolamentari la Presidente Boldrini ha ragione, ma nella sua risposta dimentica un precedente non da poco in questo senso, ed anche abbastanza recente. Nella scorsa legislatura, infatti, il presidente della Commissione Antimafia, Senatore Villari, fu revocato a seguito di una decisione presa di comune accordo dai presidenti di Camera e Senato sulla base di un parere espresso dalle rispettive giunte per il regolamento.
In quell’occasione tutti i componenti della Commissione, tranne tre, si dimisero dalla stessa e i tre membri rimasti, tra cui il presidente furono revocati a seguito dello scioglimento della stessa commissione che era impossibilitata a svolgere i propri lavori.
Tale operazione fu certamente una forzatura delle procedure e delle prassi parlamentari, ma fatto sta che pose un precedente. Precedente che potrebbe, qualora lo si volesse davvero, essere fatto valere oggi in un caso, come quello dell’On. Galan, che certamente giustifica il richiamo ad una soluzione eccezionale più di quanto non lo giustificasse il caso Villari

lunedì 14 luglio 2014

SETTIMANA INTERLOCUTORIA ALLA CAMERA IN ATTESA DEL DECRETO PA



Settimana di lavori del tutto interlocutoria quella che si apre oggi pomeriggio in aula alla Camera dei Deputati nel cui calendario non sono inseriti provvedimenti di rilievo, al punto che l’appuntamento di maggior interesse dal punto di vista politico consiste nel voto che si svolgerà martedì 15 luglio  dalle ore 17 in merito alla richiesta di arresto nei confronti del deputato Galan. Per il resto settimana di ordinaria amministrazione con la discussione di due mozioni, rispettivamente su adozioni internazionali, progressioni di carriera e automatismi retributivi per il personale del comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico, alle quali si aggiungono le proposte di legge in tema di attribuzione del cognome ai figli, per l’istituzione di un premio biennale di ricerca intitolato alla memoria di Giuseppe Di Vagno, e la ratifica dell’accordo di cooperazione inmateria di sicurezza tra Italia e Repubblica del Niger. Su questi provvedimenti oggi dalle 14 si svolge la discussione generale, mentre da martedì pomeriggio si partirà con i voti ma cominciando dal testo unico in materia di agricoltura sociale non concluso nella settimana precedente.
Giovedì mattina, poi, alle 9,30 ci sarà un’informativa del governo sul rispetto dei vincoli del patto di stabilità e crescita alla luce delle raccomandazioni approvate dal Consiglio Ecofin.
Come detto il vero lavoro politico questa settimana non riguarda l’aula ma la prima commissione dove si inizieranno ad esaminare e votare gli oltre 1700 emendamenti abbattutisi sul decreto legge sulla Pubblica Amministrazione che, dall’inizio della prossima, settimana dovrebbe approdare in aula. Sempre in commissione, ma in quella giustizia, si esamina un altro decreto quello relativo al risarcimento dei detenuti che hanno visto violati i propri diritti fondamentali.  
Inutile dire che il campo principale sarà il Senato dove l’aula di Palazzo Madama dovrà esaminare e approvare il testo di riforma costituzionale.

venerdì 29 novembre 2013

ALFANO CHIEDE LE COMMISSIONI PER NCD MA GLI ATTUALI PRESIDENTI SONO INAMOVIBILI



Nella giornata di ieri, Angelino Alfano, alla luce della nascita del gruppo Nuovo Centro Destra ed anche del cambio di maggioranza che sostiene il governo, ha posto la questione di un rimpasto ministeriale, ma anche quella delle presidenze di commissione.
Per quanto attiene a quest’ultimo tema, infatti, alla Camera le presidenze delle principali commissioni, a suo tempo assegnate al Pdl, sono ad appannaggio di quella che ora è Forza Italia. Sisto è presidente della Commissione Affari Costituzionali, Vito della Commissione Difesa, Capezzone della commissione Finanze, Galan della Commissione Cultura. Tutte commissioni importanti anche per l’attività legislativa di governo.
Infatti oltre al dato eminentemente politico dell’incarico, il Presidente di Commissione svolge un ruolo di rilievo anche per quanto attiene l’iter di un provvedimento. Spetta a lui infatti convocare la commissione e deciderne l’ordine del giorno (art.21 comma 1 R.C.), ma soprattutto teoricamente è il presidente di commissione ad essere automaticamente il relatore dei provvedimenti in esame, e quando questo incarico è attribuito ad un altro membro avviene su delega dello stesso presidente.
Per quanto attiene, però, il desiderio di Alfano e del Nuovo Centro Destra di procedere ad avvicendamenti nelle presidenze delle commissioni, si tratta di un desiderio tecnicamente impossibile da realizzare, salvo ovviamente la volontà in tal senso degli attuali presidenti.
Il presidente di commissione, al pari di quello dell’assemblea, una volta eletto è inamovibile e soprattutto non esistono strumenti che possano equivalere ad una sorta di sfiducia nei suoi confronti. In realtà in tal senso è stato posto un solo precedente, anche abbastanza scriteriato, all’inizio della scorsa legislatura da parte dei presidenti di Camera e Senato Fini e Schifani, quello dell’allora presidente della Vigilanza Rai Villari. Con una forzatura inaudita delle pressi e dei regolamenti Villari, giunto in maniera rocambolesca alla presidenza della Vigilanza Rai, fu costretto a dimettersi qualche mese dopo. In quell’occasione la pantomima, perché di questo si trattò, consistette nelle dimissioni di tutti i membri della commissione.
Ovviamente quel precedente non è minimamente attuabile, né tanto meno attuale. In quell’occasione infatti ci fu quanto meno un accordo di tutti i gruppi politici nel chiedere la rimozione dell’allora presidente, accordo che ovviamente oggi non può esserci. Ma soprattutto perché le dimissioni tecnicamente non sono uno strumento utilizzabile per rimuovere il presidente teorizzando una decadenza dell’intera commissione. Infatti, come per l’aula della Camera, se un deputato si dimette è automaticamente sostituito dal primo dei non eletti. Allo stesso modo se uno o più membri di una commissione si dimettono il presidente della Camera deve nominarne immediatamente di nuovi.
Dunque, almeno per quanto riguarda le commissioni della Camera, Alfano dovrà aspettare ancora molto a lungo, perché gli attuali presidenti non hanno alcuna intenzione di lasciare. E la loro volontà è l’unico strumento di avvicendamento.