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martedì 8 aprile 2014

ANCHE NCD ENTRA NELL'UFFICIO DI PRESIDENZA DELLA CAMERA



Oggi l’aula della Camera ha eletto un nuovo deputato segretario d’aula, dando rappresentanza all’interno dell’Ufficio di Presidenza anche al gruppo del Nuovo Centro Destra. Il Deputato eletto segretario di Presidenza è Raffaello Vignali, già deputato nella scorsa legislatura e vice presidente della commissione attività produttive.
L’elezione di Vignali sana l’anomalia costituita dal fatto che il gruppo NCD, costituitosi il 18 novembre 2013, ad oggi non era ancora rappresentato all’interno dell’UDP di Montecitorio. Va precisato che la mancata rappresentanza di NCD all’interno del massimo organo di Montecitorio è da ascriversi esclusivamente al fatto che fino ad oggi questo gruppo, per qualche motivo, non aveva avanzato la richiesta di ottenere un segretario di presidenza.
L’articolo 5, comma 5, del Regolamento della Camera prevede infatti che i gruppi parlamentari costituiti depo l’elezione dell’ufficio di presidenza, ed è questo il caso di NCD, possono chiedere l’elezione di un proprio segretario di presidenza. Dunque niente automatismi.
Il ritardo di mesi, con cui si è proceduto, all’elezione di un segretario di NCD costituisce un’altra delle anomalie di questa legislatura, visto che solitamente i gruppi che si costituiscono in corso di legislatura sono estremamente celeri nel chiedere una propria rappresentanza all’interno dell’Ufficio di Presidenza. A tal proposito si può citare nella scorsa legislatura il caso del gruppo Popolo e Territorio, meglio noto come i Responsabili.
Sarebbe dunque interessante capire per quali motivi NCD abbia ritenuto di attendere tanto tempo prima di richiedere una carica che gli spetta a norma di regolamento.

venerdì 29 novembre 2013

ALFANO CHIEDE LE COMMISSIONI PER NCD MA GLI ATTUALI PRESIDENTI SONO INAMOVIBILI



Nella giornata di ieri, Angelino Alfano, alla luce della nascita del gruppo Nuovo Centro Destra ed anche del cambio di maggioranza che sostiene il governo, ha posto la questione di un rimpasto ministeriale, ma anche quella delle presidenze di commissione.
Per quanto attiene a quest’ultimo tema, infatti, alla Camera le presidenze delle principali commissioni, a suo tempo assegnate al Pdl, sono ad appannaggio di quella che ora è Forza Italia. Sisto è presidente della Commissione Affari Costituzionali, Vito della Commissione Difesa, Capezzone della commissione Finanze, Galan della Commissione Cultura. Tutte commissioni importanti anche per l’attività legislativa di governo.
Infatti oltre al dato eminentemente politico dell’incarico, il Presidente di Commissione svolge un ruolo di rilievo anche per quanto attiene l’iter di un provvedimento. Spetta a lui infatti convocare la commissione e deciderne l’ordine del giorno (art.21 comma 1 R.C.), ma soprattutto teoricamente è il presidente di commissione ad essere automaticamente il relatore dei provvedimenti in esame, e quando questo incarico è attribuito ad un altro membro avviene su delega dello stesso presidente.
Per quanto attiene, però, il desiderio di Alfano e del Nuovo Centro Destra di procedere ad avvicendamenti nelle presidenze delle commissioni, si tratta di un desiderio tecnicamente impossibile da realizzare, salvo ovviamente la volontà in tal senso degli attuali presidenti.
Il presidente di commissione, al pari di quello dell’assemblea, una volta eletto è inamovibile e soprattutto non esistono strumenti che possano equivalere ad una sorta di sfiducia nei suoi confronti. In realtà in tal senso è stato posto un solo precedente, anche abbastanza scriteriato, all’inizio della scorsa legislatura da parte dei presidenti di Camera e Senato Fini e Schifani, quello dell’allora presidente della Vigilanza Rai Villari. Con una forzatura inaudita delle pressi e dei regolamenti Villari, giunto in maniera rocambolesca alla presidenza della Vigilanza Rai, fu costretto a dimettersi qualche mese dopo. In quell’occasione la pantomima, perché di questo si trattò, consistette nelle dimissioni di tutti i membri della commissione.
Ovviamente quel precedente non è minimamente attuabile, né tanto meno attuale. In quell’occasione infatti ci fu quanto meno un accordo di tutti i gruppi politici nel chiedere la rimozione dell’allora presidente, accordo che ovviamente oggi non può esserci. Ma soprattutto perché le dimissioni tecnicamente non sono uno strumento utilizzabile per rimuovere il presidente teorizzando una decadenza dell’intera commissione. Infatti, come per l’aula della Camera, se un deputato si dimette è automaticamente sostituito dal primo dei non eletti. Allo stesso modo se uno o più membri di una commissione si dimettono il presidente della Camera deve nominarne immediatamente di nuovi.
Dunque, almeno per quanto riguarda le commissioni della Camera, Alfano dovrà aspettare ancora molto a lungo, perché gli attuali presidenti non hanno alcuna intenzione di lasciare. E la loro volontà è l’unico strumento di avvicendamento.

lunedì 18 novembre 2013

CHE SUCCEDE ALLA CAMERA CON LA SPACCATURA DI PDL E SCELTA CIVICA



La spaccatura politica del Pdl (ma anche, quasi nelle stesse, ore di Scelta Civica) quali conseguenze produrrà a livello parlamentare ed in particolare alla Camera dei deputati, che è il tema di cui ci occupiamo su questo blog? Quella più scontata è la nascita di due nuovi gruppi parlamentari che si andranno ad aggiungere agli 8 già esistenti. I deputati Alfaniani, hanno dato vita proprio oggi ad un gruppo parlamentare 29 unità*. Un gruppo medio-piccolo la cui reale entità alla Camera (nei lavori d’aula e di commissione soprattutto) sarà destinata ad essere molto inferiore. Infatti dei 29 componenti attuali, 4 sono ministri e diversi sono sottosegretari. Questo significa che ovviamente non sono arruolabili nell’ordinario lavoro parlamentare, perché il loro incarico gli impone di occuparsi di altro, quindi scendiamo già a 20-22 effettivi. Se a questi aggiungiamo almeno un deputato, Claudio Cicchitto, che essendo presidente di commissione, e soprattutto per storia e per età non è portato al lavoro parlamentare ordinario, possiamo vedere come, il gruppo del Nuovo Centro Destra, che politicamente ha un ruolo rilevante, a livello parlamentare è destinato ad averne uno abbastanza marginale in forza dei suoi numeri. Infatti con un deputato effettivo per commissione permanente non si può fare molto, anche impegnandosi al massimo.
L’altro gruppo aggiuntivo che dovrebbe nascere alla Camera sarà costituito dagli scissionisti di Scelta Civica. Il gruppo Montiano, che oggi insieme all’Udc, conta su 47 deputati, ovviamente rimarrà in piedi, ma vedrà fuoriuscire alcuni suoi attuali componenti. Dalle cronache non si è ben capito quanti siano i parlamentari in uscita definiti popolari che fanno capo al Ministro Mauro. Questi dovrebbero fare gruppo assieme agli Udc. Va detto che il gruppo nascerà comunque anche se non si dovesse raggiungere la quota minima di 20 deputati. Un gruppo Udc, infatti, avrebbe diritto ad ottenere la deroga, essendosi presentato l’Udc con il suo simbolo alle elezioni politiche alla Camera. Deroga scontata ancora di più dopo quella già concessa a Fratelli d’Italia.
La spaccatura del Pdl dovrebbe sicuramente comportare la nomina di un membro aggiuntivo in ufficio di presidenza della Camera, con l’elezione di un segretario d’aula che assicuri rappresentanza al Nuovo Centrodestra. Infatti gli attuali membri del Pdl in Udp Camera, Fontana e Baldelli, rimarranno entrambe in Forza Italia. Per la scissione di Scelta Civica, invece non è detto che l’integrazione dell’Udp Camera sia richiesta. Infatti Adornato, già segretario d’aula dovrebbe rimanere nel nuovo gruppo udc-popolari, mentre D’Ambruoso, attualmente questore anziano, dovrebbe rimanere con i montiani. Se così non fosse ed uno dei due gruppi dovesse rimanere senza rappresentanza in Udp, allora si procederà all’integrazione.
Per le altre conseguenze di natura parlamentare è presto per dirlo, in particolare per quanto riguarda la spaccatura del Pdl. Ad oggi si possono individuare alcuni punti critici, in particolare in prospettiva di un passaggio all’opposizione del gruppo di Forza Italia. In questo caso ci sarebbero due importanti commissioni, Affari Costituzionali e Finanze, guidate da esponenti non di maggioranza ma di opposizione (Sisto e Capezzone). Addirittura in prima commissione, ad oggi il Nuovo Centrodestra non avrebbe rappresentanti.
Altra conseguenza teorica, ma che potrebbe avere ripercussioni sul governo, riguarda la riforma costituzionale. Ad oggi gli Alfaniani sono 29, alla Camera M5S (106), Forza Italia (67) e Sel (37) per un solo voto potrebbero far mancare la maggioranza dei due terzi nella seconda lettura della legge costituzionale che aggira l’articolo 138, aprendo dunque la strada ad un referendum confermativo. Certo un solo voto è un margine risicato , perché dovrebbe escludere le assenze, sia nella maggioranza che nell’opposizione (anche perché la costituzione impone la maggioranza dei 2/3 dei componenti e non dei presenti). Ma questa partita che torna in bilico trasforma il peso specifico dei pochi voti, finora inutili alla Camera, di gruppi come FDI e Lega che in prima lettura hanno votato a favore. Si vedrà.

* i componenti del gruppo parlamentare Nuovo Centrodestra:  Angelino Alfano, Gioacchino Alfano, Paolo Alli, Maurizio Bernardo, Dorina Bianchi, Antonino Bosco, Raffaele Calabro', Luigi Casero, Giuseppe Castiglione, Fabrizio Cicchitto, Enrico Costa, Nunzia De Girolamo, Alberto Giorgetti, Vincenzo Garofalo, Antonio Leone, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi, Dore Misuraca, Antonino Minardo, Alessandro Pagano, Filippo Piccone, Vincenzo Piso, Sergio Pizzolante, Eugenia Roccella, Barbara Saltamartini, Gianfranco Sammarco, Rosanna Scopelliti, Paolo Tancredi e Raffaello Vignani.