Nel decreto legge 119, quello così detto sulla sicurezza
negli stadi, c’è anche un intero capo in tema di immigrazione nel quale vengono
varate tutta una serie di norme sia per fronteggiare il nuovo afflusso
migratorio (articoli 5-7), sia per rendere più efficiente il sistema di accoglienza nei
confronti dei richiedenti asilo e dei richiedenti protezione internazionale,
oltre che dei minori non accompagnati.
Più precisamente il fondo per le politiche e i servizi a sostegno dei richiedenti
asilo è incrementato di quasi 51 milioni per il 2014. Il rafforzamento delle
commissioni che debbono vagliare le domande di asilo e protezione sempre per il
2014 ne costa 9 di milioni. Infine viene istituito ex novo un fondo di 62
milioni per la finalità non meglio precisata di fronteggiare la nuova
emergenza. Il conto totale è di 122 milioni e 700 mila euro e la sorpresa è che
vengono presi dal così detto fondo per i rimpatri, ovvero quel fondo istituito
in pieno governo Berlusconi-Bossi, con Maroni al Viminale e che doveva servire
per rimandare a casa loro gli stranieri giunti sul nostro territorio sempre dal
nord Africa. Il governo oggi compie un’operazione inversa definanziando in
maniera consistente un fondo che, almeno propagandisticamente, doveva servire a
rimpatriare chi non aveva diritto a stare in Italia, ed utilizza quelle risorse
per una finalità politica opposta, ovvero migliorare l’accoglienza agli aventi
diritto. C’è da giurare che, almeno da parte della Lega, sul punto sarà
battaglia e il bersaglio sembra essere ghiotto, ovvero quell’ Angelino Alfano
che oggi è il responsabile politico di queste norme, ma che nel 2009, anno di
istituzione del fondo rimpatri, era ministro del governo Berlusconi.
La Camera dei Deputati e le sue attività raccontate in modo semplice, chiaro e accessibile a tutti.
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lunedì 8 settembre 2014
giovedì 24 luglio 2014
LA VOCE CHE CIRCOLA: UNA DECINA DI DEPUTATI NCD VALUTEREBBERO IL RITORNO IN FI
L’assoluzione di Silvio Berlusconi, potrebbe produrre a
breve modifiche rilevanti nella composizione di un gruppo parlamentare della
Camera. Gira voce nei corridoi di Montecitorio, ma soprattutto a mensa, che
stia circolando un elenco con sopra una decina di nomi di deputate e deputati attualmente
in forza al gruppo NCD, pronti a passare al gruppo Forza Italia. Decisione che
sarebbe stata rafforzata proprio a seguito delle dichiarazioni contrarie alla
ripresa di dialogo tra Forza Italia e Ncd, rilasciate da due esponenti di peso
dell’attuale formazione alfaniana. Tra coloro che vengono inseriti nell’elenco
dei partenti vi sarebbero almeno due nomi di spicco e di peso tra i componenti
del gruppo ncd, ma trattandosi di una “voce” non sarebbe serio fare nomi,
almeno in questo momento. Chi vivrà vedrà. Certo è che se davvero i deputati
NCD uscenti fossero 10, il rischio concreto è la scomparsa del gruppo
parlamentare che dai 28 attuali scenderebbe a 18 e dunque senza più i requisiti
minimi per sopravvivere.
mercoledì 7 maggio 2014
IL TESTACODA VERBALE DI CICCHITTO
Oggi per NCD non era facile difendere il suo leader, il
Ministro dell’Interno Alfano, nel corso dell’informativa svolta alla Camera sui
fatti della finale di Coppa Italia. Non è un caso infatti, che sul punto sia
intervenuto un pezzo da novanta come Fabrizio Cicchitto (resoconto integrale dell'intervento).
La difficoltà dell’impresa, unitamente al fatto che
Cicchitto è intervenuto a braccio, ha però giocato un brutto scherzo anche ad
un parlamentare navigato come lui, facendogli compiere un testacoda verbale,
tanto involontario quanto imbarazzante su un tema come la Mafia.
Dice Cicchitto, auspicando un intervento risolutivo dopo le
elezioni che risolva il problema dei violenti allo stadio “ Ciò perché
altrimenti, sulla base di questo criterio, anche tra i mafiosi c’è il singolo
mafioso che è un prepotente, non una struttura organizzata che esercita un
grande ruolo di intimidazione.”
La gaffe è evidente visto che dalle parole messe a verbale
si evincerebbe che nella mafia c’è qualche singolo mafioso che è un prepotente
e sarebbe questo ad esercitare le intimidazioni e non un’organizzazione
articolata.
Cose che capitano a Montecitorio.
Il testo dell'intervento integrale di Cicchitto
FABRIZIO CICCHITTO. Signor Presidente, in primo luogo, voglio inviare da questa tribuna un saluto alla madre di Ciro Esposito, signora Leandri (Applausi dei deputati del gruppo Nuovo Centrodestra), che si è comportata in tutta questa vicenda con un singolare e straordinario senso della misura, malgrado abbia il figlio in quelle condizioni.
Detto questo, però, voglio anche dire che siccome ho inteso in quest'Aula tre discorsi da campagna elettorale che non si misurano affatto con la gravità e la serietà del problema che abbiamo – un discorso di campagna elettorale del rappresentante del MoVimento 5 Stelle, un discorso di campagna elettorale dell'onorevole Bianconi e un discorso di campagna elettorale dell'onorevole Migliore – allora non posso fare a meno di ricordare alcune cose.
Il testo dell'intervento integrale di Cicchitto
FABRIZIO CICCHITTO. Signor Presidente, in primo luogo, voglio inviare da questa tribuna un saluto alla madre di Ciro Esposito, signora Leandri (Applausi dei deputati del gruppo Nuovo Centrodestra), che si è comportata in tutta questa vicenda con un singolare e straordinario senso della misura, malgrado abbia il figlio in quelle condizioni.
Detto questo, però, voglio anche dire che siccome ho inteso in quest'Aula tre discorsi da campagna elettorale che non si misurano affatto con la gravità e la serietà del problema che abbiamo – un discorso di campagna elettorale del rappresentante del MoVimento 5 Stelle, un discorso di campagna elettorale dell'onorevole Bianconi e un discorso di campagna elettorale dell'onorevole Migliore – allora non posso fare a meno di ricordare alcune cose.
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mercoledì 16 aprile 2014
DURO SCONTRO IN AULA TRA LA LEGA E ALFANO
Il Ministro dell’interno che viene alla Camera per svolgere
un’informativa su una futura ed eventuale nuova ondata di sbarchi di migranti è
un tema che sembra fatto apposta per creare polemiche, in particolare da gruppi
come quello della Lega.
Ed infatti i 20 deputati del Carroccio non si sono fatti
sfuggire l’occasione scatenando una serie di contestazioni, a voce e con
cartelli scritti, che hanno portato la Presidente della Camera ad espellere uno
dei deputati leghisti e addirittura a sospendere la seduta per qualche minuto.
I leghisti hanno colpito per primi, sollevando cartelli con
la scritta “Alfano ministro dei clandestini” e “Alfano dimettiti”, ma va
riconosciuto che anche il Ministro degli Interni ci ha messo del suo per
surriscaldare ulteriormente gli animi, forse irritato dai cartelli.
Alfano più volte sottolinea polemicamente come il suo
obiettivo è quello di salvare vite umane, non barattarle in cambio di voti come
fa la Lega. Inoltre Alfano risponde bruscamente anche alla stessa Presidente
Boldrini quando lo invita a rivolgersi all’aula e non al gruppo della Lega. Il
Ministro le risponde “…Sono parte dell'Aula, quindi mi rivolgo anche a loro”.
Con proteste e urla i deputati leghisti non ci sono andati
leggeri al punto che dopo diversi richiami la Boldrini espelle uno di loro, l’on.
Prataviera. Poiché questi, però, si rifiuta di uscire è costretta a sospendere
addirittura la seduta.
Quando l’aula riprende è la volta del gruppo NCD, quello di
Alfano, di alzare cartelli in aula con la scritta far morire le persone in mare
non è di destra. Cartelli evidentemente prodotti last minute fatti stampare
precipitosamente dal gruppo o addirittura scritti artigianalmente in aula.
Considerato che si arrivati ad una sospensione della seduta è molto probabile che arrivi una sanzione disciplinare per il deputato leghista Prataviera che si è rifiutato di abbandonare l'emiciclo come ingiuntogli dalla presidente.
venerdì 29 novembre 2013
ALFANO CHIEDE LE COMMISSIONI PER NCD MA GLI ATTUALI PRESIDENTI SONO INAMOVIBILI
Nella giornata di ieri, Angelino Alfano, alla luce della
nascita del gruppo Nuovo Centro Destra ed anche del cambio di maggioranza che
sostiene il governo, ha posto la questione di un rimpasto ministeriale, ma
anche quella delle presidenze di commissione.
Per quanto attiene a quest’ultimo tema, infatti, alla Camera
le presidenze delle principali commissioni, a suo tempo assegnate al Pdl, sono
ad appannaggio di quella che ora è Forza Italia. Sisto è presidente della
Commissione Affari Costituzionali, Vito della Commissione Difesa, Capezzone
della commissione Finanze, Galan della Commissione Cultura. Tutte commissioni
importanti anche per l’attività legislativa di governo.
Infatti oltre al dato eminentemente politico dell’incarico, il
Presidente di Commissione svolge un ruolo di rilievo anche per quanto attiene l’iter
di un provvedimento. Spetta a lui infatti convocare la commissione e deciderne
l’ordine del giorno (art.21 comma 1 R.C.), ma soprattutto teoricamente è il
presidente di commissione ad essere automaticamente il relatore dei provvedimenti
in esame, e quando questo incarico è attribuito ad un altro membro avviene su
delega dello stesso presidente.
Per quanto attiene, però, il desiderio di Alfano e del Nuovo
Centro Destra di procedere ad avvicendamenti nelle presidenze delle commissioni,
si tratta di un desiderio tecnicamente impossibile da realizzare, salvo
ovviamente la volontà in tal senso degli attuali presidenti.
Il presidente di commissione, al pari di quello dell’assemblea,
una volta eletto è inamovibile e soprattutto non esistono strumenti che possano
equivalere ad una sorta di sfiducia nei suoi confronti. In realtà in tal senso
è stato posto un solo precedente, anche abbastanza scriteriato, all’inizio
della scorsa legislatura da parte dei presidenti di Camera e Senato Fini e
Schifani, quello dell’allora presidente della Vigilanza Rai Villari. Con una
forzatura inaudita delle pressi e dei regolamenti Villari, giunto in maniera
rocambolesca alla presidenza della Vigilanza Rai, fu costretto a dimettersi
qualche mese dopo. In quell’occasione la pantomima, perché di questo si trattò,
consistette nelle dimissioni di tutti i membri della commissione.
Ovviamente quel precedente non è minimamente attuabile, né tanto
meno attuale. In quell’occasione infatti ci fu quanto meno un accordo di tutti
i gruppi politici nel chiedere la rimozione dell’allora presidente, accordo che
ovviamente oggi non può esserci. Ma soprattutto perché le dimissioni
tecnicamente non sono uno strumento utilizzabile per rimuovere il presidente teorizzando
una decadenza dell’intera commissione. Infatti, come per l’aula della Camera,
se un deputato si dimette è automaticamente sostituito dal primo dei non
eletti. Allo stesso modo se uno o più membri di una commissione si dimettono il
presidente della Camera deve nominarne immediatamente di nuovi.
Dunque, almeno per quanto riguarda le commissioni della
Camera, Alfano dovrà aspettare ancora molto a lungo, perché gli attuali
presidenti non hanno alcuna intenzione di lasciare. E la loro volontà è l’unico
strumento di avvicendamento.
lunedì 18 novembre 2013
CHE SUCCEDE ALLA CAMERA CON LA SPACCATURA DI PDL E SCELTA CIVICA
La spaccatura politica del Pdl (ma anche, quasi nelle stesse,
ore di Scelta Civica) quali conseguenze produrrà a livello parlamentare ed in
particolare alla Camera dei deputati, che è il tema di cui ci occupiamo su
questo blog? Quella più scontata è la nascita di due nuovi gruppi parlamentari
che si andranno ad aggiungere agli 8 già esistenti. I deputati Alfaniani, hanno dato vita proprio oggi ad un gruppo parlamentare 29 unità*. Un gruppo
medio-piccolo la cui reale entità alla Camera (nei lavori d’aula e di
commissione soprattutto) sarà destinata ad essere molto inferiore. Infatti dei
29 componenti attuali, 4 sono ministri e diversi sono
sottosegretari. Questo significa che ovviamente non sono arruolabili nell’ordinario
lavoro parlamentare, perché il loro incarico gli impone di occuparsi di altro,
quindi scendiamo già a 20-22 effettivi. Se a questi aggiungiamo almeno un
deputato, Claudio Cicchitto, che essendo presidente di commissione, e
soprattutto per storia e per età non è portato al lavoro parlamentare
ordinario, possiamo vedere come, il gruppo del Nuovo Centro Destra, che
politicamente ha un ruolo rilevante, a livello parlamentare è destinato ad
averne uno abbastanza marginale in forza dei suoi numeri. Infatti con un
deputato effettivo per commissione permanente non si può fare molto, anche
impegnandosi al massimo.
L’altro gruppo aggiuntivo che dovrebbe nascere alla Camera
sarà costituito dagli scissionisti di Scelta Civica. Il gruppo Montiano, che
oggi insieme all’Udc, conta su 47 deputati, ovviamente rimarrà in piedi, ma
vedrà fuoriuscire alcuni suoi attuali componenti. Dalle cronache non si è ben
capito quanti siano i parlamentari in uscita definiti popolari che fanno capo
al Ministro Mauro. Questi dovrebbero fare gruppo assieme agli Udc. Va detto che
il gruppo nascerà comunque anche se non si dovesse raggiungere la quota minima
di 20 deputati. Un gruppo Udc, infatti, avrebbe diritto ad ottenere la deroga,
essendosi presentato l’Udc con il suo simbolo alle elezioni politiche alla
Camera. Deroga scontata ancora di più dopo quella già concessa a Fratelli d’Italia.
La spaccatura del Pdl dovrebbe sicuramente comportare la
nomina di un membro aggiuntivo in ufficio di presidenza della Camera, con l’elezione
di un segretario d’aula che assicuri rappresentanza al Nuovo Centrodestra.
Infatti gli attuali membri del Pdl in Udp Camera, Fontana e Baldelli,
rimarranno entrambe in Forza Italia. Per la scissione di Scelta Civica, invece
non è detto che l’integrazione dell’Udp Camera sia richiesta. Infatti Adornato,
già segretario d’aula dovrebbe rimanere nel nuovo gruppo udc-popolari, mentre D’Ambruoso,
attualmente questore anziano, dovrebbe rimanere con i montiani. Se così non
fosse ed uno dei due gruppi dovesse rimanere senza rappresentanza in Udp,
allora si procederà all’integrazione.
Per le altre conseguenze di natura parlamentare è presto per
dirlo, in particolare per quanto riguarda la spaccatura del Pdl. Ad oggi si
possono individuare alcuni punti critici, in particolare in prospettiva di un
passaggio all’opposizione del gruppo di Forza Italia. In questo caso ci
sarebbero due importanti commissioni, Affari Costituzionali e Finanze, guidate
da esponenti non di maggioranza ma di opposizione (Sisto e Capezzone).
Addirittura in prima commissione, ad oggi il Nuovo Centrodestra non avrebbe
rappresentanti.
Altra conseguenza teorica, ma che potrebbe avere
ripercussioni sul governo, riguarda la riforma costituzionale. Ad oggi gli Alfaniani sono 29, alla Camera M5S (106), Forza Italia
(67) e Sel (37) per un solo voto potrebbero far mancare la maggioranza dei due
terzi nella seconda lettura della legge costituzionale che aggira l’articolo
138, aprendo dunque la strada ad un referendum confermativo. Certo un solo voto
è un margine risicato , perché dovrebbe escludere le assenze, sia nella
maggioranza che nell’opposizione (anche perché la costituzione impone la
maggioranza dei 2/3 dei componenti e non dei presenti). Ma questa partita che
torna in bilico trasforma il peso specifico dei pochi voti, finora inutili alla
Camera, di gruppi come FDI e Lega che in prima lettura hanno votato a favore.
Si vedrà.
* i componenti del gruppo parlamentare Nuovo Centrodestra: Angelino Alfano, Gioacchino Alfano, Paolo Alli, Maurizio Bernardo, Dorina Bianchi, Antonino Bosco, Raffaele Calabro', Luigi Casero, Giuseppe Castiglione, Fabrizio Cicchitto, Enrico Costa, Nunzia De Girolamo, Alberto Giorgetti, Vincenzo Garofalo, Antonio Leone, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi, Dore Misuraca, Antonino Minardo, Alessandro Pagano, Filippo Piccone, Vincenzo Piso, Sergio Pizzolante, Eugenia Roccella, Barbara Saltamartini, Gianfranco Sammarco, Rosanna Scopelliti, Paolo Tancredi e Raffaello Vignani.
* i componenti del gruppo parlamentare Nuovo Centrodestra: Angelino Alfano, Gioacchino Alfano, Paolo Alli, Maurizio Bernardo, Dorina Bianchi, Antonino Bosco, Raffaele Calabro', Luigi Casero, Giuseppe Castiglione, Fabrizio Cicchitto, Enrico Costa, Nunzia De Girolamo, Alberto Giorgetti, Vincenzo Garofalo, Antonio Leone, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi, Dore Misuraca, Antonino Minardo, Alessandro Pagano, Filippo Piccone, Vincenzo Piso, Sergio Pizzolante, Eugenia Roccella, Barbara Saltamartini, Gianfranco Sammarco, Rosanna Scopelliti, Paolo Tancredi e Raffaello Vignani.
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