Nella seduta di mercoledì 6 agosto la prima commissione della Camera ha
approvato il testo di una proposta di commissione di inchiesta sul sistema dei
Cie. Gran parte del lavoro era stato fatto in sede di comitato ristretto e
dunque gli emendamenti presentati al testo unificato sono stati pochissimi e su
aspetti particolari. Tra questi ce n’è stato uno del deputato pentastellato Emanuele
Cozzolino che proponeva di lasciare invariato il finanziamento previsto per i
lavori della commissione (50.000 euro annui), ma di prevedere una
rendicontazione analitica dell’uso di queste risorse da allegare al testo della
relazione finale che la commissione produrrà al termine della sua inchiesta. L’emendamento
è stato respinto, ma curiose sono le motivazioni addotte dagli intervenuti per
motivare la loro contrarietà. Il Relatore Migliore, Fiano del Pd, e il
sottosegretario Sesa Amici, dichiarano di condividere nel merito la proposta,
ma chiedono al presentatore di ritirare l’emendamento perché sarebbe la prima
volta che una commissione d’inchiesta si doti di una simile norma di
trasparenza e questo creerebbe disparità rispetto alle altre già istituite.
Ecco dunque la proposta di rinviare il tutto alla decisione del costituendo
ufficio di presidenza della commissione all’atto di approvare il regolamento
interno. Ovviamente, e a nostro modesto avviso, si tratta di un’occasione persa
per apportare un’importante innovazione in tema di trasparenza e di uso delle
risorse da parte delle commissioni di inchiesta. Infatti, ad oggi, nel bilancio
della Camera è riportato il costo annuo delle singole commissioni di inchiesta
(cifra che di solito coincide con il budget assegnato per il funzionamento), ma
non vi è alcuna specifica delle voci che hanno portato a quella somma totale.
Inserire un rendiconto analitico dell’uso delle risorse assegnate poteva
costituire un utile strumento per spostare l’attenzione ( e la polemica non
sempre giustificata) dal quantum delle risorse assegnate al modo in cui queste
vengono effettivamente utilizzate, ma probabilmente in prima commissione non l’hanno
capito.
La Camera dei Deputati e le sue attività raccontate in modo semplice, chiaro e accessibile a tutti.
Visualizzazione post con etichetta commissione affari costituzionali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta commissione affari costituzionali. Mostra tutti i post
giovedì 7 agosto 2014
giovedì 27 marzo 2014
IL DOPPIO INCARICO, SUO MALGRADO, DELLA BOSCHI MINISTRO E SEGRETARIO DI COMMISSIONE
Di anomalie nel corso di questo primo anno di legislatura se ne sono già viste molte. A queste se ne è aggiunta un'altra a partire dalla formazione del governo Renzi, che riguarda la Commissione Affari Costituzionali.
Se si va a guardare la composizione dell'ufficio di presidenza della commissione, uno dei due segretari risulta essere Maria Elena Boschi che ormai da più di un mese, però, è anche Ministro del governo.
Quando un deputato assume un incarico di governo nel giro di pochi giorni il suo gruppo di appartenenza provvede a sostituirlo con un altro deputato all'interno della commissione di cui era membro. Questo nell'interesse del gruppo stesso per evitare di poter contare su un membro effettivo in meno visto che i componenti del governo non seguono i lavori di commissione (nel senso che quando vanno i commissione rappresentano il governo). Non solo il Pd non ha provveduto a sostituire la Boschi, ma neppure la Commissione e il suo Presidente Sisto sembrano essersi accorti della necessità di dover eleggere un nuovo deputato segretario. Questo secondo aspetto, a differenza del primo che è una scelta che attiene solo al gruppo del Pd, attiene al rispetto del regolamento e della stessa validità dei lavori della Commissione in caso di votazioni.
L'articolo 20, comma 1, del regolamento della Camera, prevede che le commissioni si costituiscono a seguito dell'elezione del proprio ufficio di presidenza che è composto da un presidente, due vice e due segretari.
Di fatto non esiste una norma del regolamento che preveda un'incompatibilità tra la carica di membro dell'ufficio di presidenza della Camera o di una commissione e la carica di ministro, ma l'incompatibilità è prevista dalla prassi (per quanto riguarda l'ufficio di Presidenza della Camera Lupi si è dimesso dalla carica di vice presidente dopo la nomina a ministro del governo Letta, e lo stesso ha fatto Giampiero Bocci, dimettendosi dalla carica di segretario d'aula dopo essere stato nominato sottosegretario).
I deputati segretari di commissione hanno il compito istituzionale di tenere il conto dei voti favorevoli e contrari quando si vota in commissione, e dunque di vigilare sulla correttezza della votazione stessa (art.21 comma 2).
In via di fatto ad oggi la Commissione Affari Costituzionali dispone effettivamente di un solo deputato segretario. Ciò significa che potrebbe verificarsi il caso in cui l'unico segretario effettivo sia assente ad esempio per un'influenza, il Ministro Boschi assente per impegni di governo, e la commissione debba votare, magari in sede referente. In questo caso, ovviamente se richiesto da uno dei gruppi o anche da un singolo deputato, la commissione a norma di regolamento non potrebbe procedere a votazioni, pena la loro palese invalidità.
La Boschi, ovviamente, in questo caso non ha alcuna colpa, non sappiamo, però, perchè nè Sisto, nè gli uffici si siano posti il problema anche di semplice rispetto delle forme istituzionali, eppure basterebbe poco, dieci minuti al massimo ad eleggere un nuovo segretario della commissione affari costituzionali.
Iscriviti a:
Post (Atom)

