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lunedì 6 luglio 2015

ARRIVA IL REFERENDUM ANTI ITALICUM MA PRESENTA CRITICITA'



Il giorno dopo l’approvazione della nuova legge elettorale, furono diversi gli esponenti politici che ipotizzarono un ricorso al referendum abrogativo, in particolare per eliminare i capilista bloccati. Ad oggi nessuno si è mosso in tal senso in politica. Si sono mossi invece un gruppo di privati cittadini che il 30 giugno hanno depositato in Cassazione un quesito che propone l’abrogazione dei capi lista bloccati dell’Italicum, lasciando dunque solo il voto di preferenza. Dal verbale pubblicato nella Gazzetta del primo luglio si apprende solo il nome della persona presso il quale il comitato referendario ha eletto domicilio. Si tratta del professor Marco Galdi ex sindaco di Cava dei Tirreni.
Il Quesito referendario, come detto, propone l’abrogazione dei capi lista bloccati. Ma dal testo pubblicato in Gazzetta emergono alcune criticità. La prima è un errore materiale in cui si cita per sbaglio la lettera b) dell’articolo 1, comma 1 della legge 52/2015, al posto della lettera c). Un'altra perplessità (anche se su questa c’è da discutere) riguarda invece l’intervento al comma 1 dell’articolo 19 del DPR 361/1957. La frase che residua dopo l’abrogazione proposta è la seguente “A pena di nullità dell’elezione nessun candidato può essere incluso in liste nello stesso collegio o in altro collegio plurinominale”. Una disposizione che non sembra avere senso e dunque potrebbe essere considerata come inammissibile.  
Difficile dire se i presentatori del quesito si siano limitati solo ad un'azione dimostrativa (quella del solo deposito appunto) o intendano raccogliere le firme. Certo è che alle difficoltà cronologiche di un'impresa referendario già indicate in un post precedente, in questo caso si aggiungerebbe il forte rischio di un quesito è passibile di inammissibilità.

martedì 16 giugno 2015

CHI HA VINTO I BALLOTTAGGI? TUTTI E NESSUNO



5 su 5 oppure 5 su 78? I numeri sono numeri ma dipende da come si leggono e nella lettura dei risultati dei ballottaggi delle amministrative, forse hanno tutti una parte di ragione. Il Movimento 5 stelle esulta perché nei 5 casi nei quali un suo candidato ha raggiunto il ballottaggio è diventato sindaco. Dal che, sempre i 5 stelle, traggono buoni auspici in vista delle elezioni nazionali dove l’Italicum prevede appunto il ballottaggio tra le prime due liste, se nessuno ha ottenuto più del 40% dei voti.
Allo stesso tempo, però, i ballottaggi che si sono disputati domenica scorsa sono stati ben 78 ed in 73 casi il movimento 5 stelle non è riuscito a parteciparvi. Soprattutto nessuno dei suoi candidati è riuscito a raggiungere il secondo turno nelle principali città andate al voto, ad iniziare da Venezia dove le condizioni che avevano portato alle elezioni anticipate sembravano aver posto le basi per un’affermazione pentastellato.
In molti casi è stato un centrodestra dato per morto che, non solo ha raggiunto il ballottaggio, ma ha eletto un proprio sindaco, vincendo sfide importanti (e impreviste) come Venezia o Arezzo. Anche in questo caso, però, bisogna considerare che alle amministrative vi sono le coalizioni e dunque per chi si coalizza è più facile ottenere più voti totali, rispetto ad una lista che corre da sola. Il problema per il centrodestra riguarda il fatto che la nuova legge elettorale nazionale non prevede più la possibilità di coalizioni tra liste diverse, ma solo il voto alla singola lista.
Se dar vita ad una coalizione tra partiti che sostengono posizioni anche molto diverse può essere complicato ma non impossibile, mettere in piedi una lista unica per le elezioni tra le stesse forze è molto, molto più complicato, anche perché i seggi disponibili non sarebbero più di 340.
Un dato leggermente più chiaro che emerge dai ballottaggi è la sconfitta abbastanza netta del Partito Democratico. Un risultato sul quale sicuramente hanno influito le questioni nazionali, ad iniziare dall’emergenza immigrazione, ma che non può e non deve essere eletto solo in questa chiave, perché a livello comunale contano molto anche i fattori locali e soprattutto i candidati sindaco.
Non c’è dubbio invece sul fatto che l’unica vittoria certa è stata ancora una volta quella dell’astensione. Considerando il totale di elettori chiamati alle urne, più della metà, per diversi motivi, ha deciso di non votare per nessuno dei candidati in campo, una tendenza all’astensionismo maggioritario che si va consolidando e che segnala un distacco sempre maggiore dalla politica e da tutti gli attori attualmente in campo sullo scenario politico.

mercoledì 13 maggio 2015

LE PROSSIME SCADENZE DELL'ITALICUM


Lo scorso 8 maggio l’Italicum è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, questo significa che la legge entrerà in vigore del prossimo 23 di maggio, come del resto specifica la stessa Gazzetta. E’ dunque da questa data che è necessario contare i giorni per capire quando il governo dovrà depositare in parlamento il decreto legislativo attraverso il quale dovrà disegnare i nuovi collegi plurinominali. Poiché la delega dell’articolo 3 prevede che lo schema di tale decreto debba essere trasmesso alle camere entro 45 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, ciò significa che il termine ultimo il 6 luglio prossimo. Le commissioni competenti avranno 25 giorni per esprimere il proprio parere, il che significa il 30 luglio dello stesso mese. Il termine ultimo entro il quale il governo dovrà adottare il decreto legislativo, facendolo entrare in vigore, è quello del 16 agosto (90 giorni dall’entrata in vigore della legge). Per quanto riguarda invece l’attribuzione dei seggi ai vari collegi questa avverrà attraverso un Decreto del Presidente della Repubblica per il quale, però, si dovrà aspettare fino alla convocazione dei comizi elettorali.

martedì 28 aprile 2015

E' ARRIVATA LA FIDUCIA SULL'ITALICUM



Che la fiducia sulla legge elettorale sarebbe arrivata si sapeva. Quello che sorprende è che sia arrivata immediatamente e già nella seduta odierna, anche alla luce dell’ ottimo risultato ottenuto da governo e maggioranza nelle prime votazioni a scrutinio segreto svolte in mattina.
Sulle pregiudiziali di costituzionalità, su quelle di merito e sulla sospensiva presentate dalle forze di opposizione e votate tutte a voto segreto, il governo ha ottenuto una maggioranza ampissima di circa 170 voti.
Ciò non ostante alla ripresa della seduta pomeridiana, quando sarebbe dovuto iniziare l’esame degli emendamenti, il Ministro Boschi ha apposto la fiducia tra le urla e le proteste delle minoranze. Trattandosi di un disegno di legge composto di più articoli il ministro ha dichiarato che il governo ha apposto tre fiducie, una sull’articolo 1 del provvedimento, una sull’articolo 2 ed un’ultima sull’articolo 4, senza modifiche e sul testo approvato dalla commissione (l’articolo 3 del disegno di legge essendo già stato approvato nello stesso testo nelle due letture precedenti da Camera e Senato non è infatti oggetto di esame in questa lettura della Camera).
Da ciò consegue che alla Camera si dovranno svolgere tre distinti voti di fiducia (che alla camera si vota per appello nominale di tutti i deputati) preceduti da altrettante dichiarazioni di voto. Il governo non ha potuto apporre un’unica fiducia perché in quel caso sarebbe stato costretto a presentare un maxiemendamento racchiudendo in un solo articolo i tre orticoli che ne erano oggetto. Ma in questo caso il testo, se non nel contenuto, sarebbe comunque cambiato nella forma e questo avrebbe comunque imposto una nuova lettura al Senato.
 Alcuni esponenti delle opposizioni tra cui l’on. Sannicandro di Sel hanno sollevato alla presidenza la questione relativa all’impossibilità di apporre la fiducia sulla legge elettorale poiché tale materia rientra tra quelle per le quali è consentito il voto segreto.
La presidenza della Camera ha replicato richiamandosi all’articolo 116 comma 4 del regolamento della Camera letto in combinato disposto con l’articolo 49, e adducendo a sostegno di questa interpretazione numerosi precedenti (che però ovviamente non riguardavano la legge elettorale).

lunedì 20 aprile 2015

I BALZI DEL CANGURO FANNO SENTIRE I LORO EFFETTI PURE ALLA CAMERA


Il canguro del Senato produrrà i suoi effetti anche sull’esame dell'Italicum alla Camera che oggi entra nel vivo in prima commissione. Il così detto canguro ha infatti inserito nel disegno di legge dell’Italicum un articolo 1 che pone solo una serie di principi, ma non apporta modifiche vere e proprie (le così dette novelle) al sistema elettorale attualmente in vigore, modifiche che sono state apportate in concreto invece dall’articolo 2 del testo. Questo però ha comportato la conseguenza che ai fini dell’ammissibilità degli emendamenti presentati al testo, questi dovranno riguardare in gran parte l’articolo 1 del provvedimento prevedendo le opportune modifiche consequenziali all’articolo 2. A specificarlo è una nota inviata dalla stessa prima commissione (che si riporta nell’immagine allegata a questo post) che appunto specifica come dovranno essere redatti gli emendamenti a pena della loro inammissibilità. Ciò contribuisce anche a ridurre preventivamente il numero di emendamenti che ipoteticamente potevano essere presentati, dal momento che gran parte degli emendamenti alle parti essenziali dell’articolo 1 e dell’articolo 2, dovranno essere contenuti in unico emendamento.