mercoledì 5 marzo 2014

L'EMENDAMENTO D'ATTORRE NON ESISTE



Da ieri pomeriggio tv e giornali non fanno altro che parlare dell’emendamento D’Attorre per indicare plasticamente il nuovo accordo raggiunto da Matteo Renzi e Silvio Berlusconi sulla legge elettorale. In che consiste questo accordo? Molto semplice la soppressione dell’intero articolo 2 della proposta di legge all’esame della Camera, ovvero l’applicazione del nuovo sistema elettorale al Senato (mentre l’articolo 1 lo introduce per la Camera).
Quello chè è curioso però, è che a ben guardare, formalmente non esiste un emendamento D’Attorre, ma semmai un emendamento Lauricella, perché è lui il primo firmatario Pd della proposta emendativa. Non solo, ma questo identico emendamento soppressivo è stato presentato da ben altri sette gruppi, oltre al Pd (Sel, M5S, Lega, Misto, NCD, SC, FDI). Inoltre il capo fila di questi emendamenti, ovvero quello rubricato per primo dagli uffici della Camera, non è del Pd, ma di Sel a prima firma migliore.
In questo gran parlare, a torto di Emendamento D’Attorre, si deve riconoscere un merito a Silvio Berlusconi, che nella nota stampa diramata ieri pomeriggio è stato quanto mai preciso nell’indicare l’emendamento specifico sul quale si era raggiunto l’accordo, ovvero l’emendamento numero 2. 3. Bastava cliccare sul sito della Camera, scrollare il fascicolo degli emendamenti è chiamare le cose con il proprio nome.
ART. 2.
(Modifiche al sistema di elezione del Senato della Repubblica).
Sopprimerlo.
  Conseguentemente, al titolo sopprimere le parole: e del Senato della Repubblica.
*2. 1. Migliore, Pilozzi, Kronbichler.
  Sopprimerlo.
  Conseguentemente, al titolo sopprimere le parole: e del Senato della Repubblica.
*2. 2. Nuti, Cozzolino, Dadone, D'Ambrosio, Dieni, Fraccaro, Lombardi, Toninelli, Grillo.
  Sopprimerlo.
  Conseguentemente, al titolo sopprimere le parole: e del Senato della Repubblica.
*2. 3. Lauricella, D'Attorre, Naccarato, Bindi, Bruno Bossio, Lattuca, Malisani, Murer, Roberta Agostini, Zoggia, Mognato, Giorgis.
  Sopprimerlo.
  Conseguentemente, al titolo sopprimere le parole: e del Senato della Repubblica.
*2. 4. Matteo Bragantini, Invernizzi.
  Sopprimerlo.
  Conseguentemente, al titolo sopprimere le parole: e del Senato della Repubblica.
*2. 5. Pisicchio.
  Sopprimerlo.
  Conseguentemente, al titolo sopprimere le parole: e del Senato della Repubblica.
*2. 6. Dorina Bianchi, Leone.
  Sopprimerlo.
  Conseguentemente, al titolo sopprimere le parole: e del Senato della Repubblica.
*2. 7. La Russa, Giorgia Meloni, Cirielli, Corsaro, Maietta, Nastri, Rampelli, Taglialatela, Totaro.
  Sopprimerlo.
  Conseguentemente, al titolo sopprimere le parole: e del Senato della Repubblica.
*2. 314. Andrea Romano, Balduzzi, Mazziotti Di Celso, Monchiero, Rabino.

martedì 4 marzo 2014

LA BOLDRINI SI SCHIERA, ENDORSANDO AINIS, SULLA RIFORMA DEL REGOLAMENTO



Che cosa c’è di strano nel pubblicare sul proprio sito o blog personale un editoriale di un costituzionalista di grido come Michele Ainis, nel quale si invita a procedere quanto prima all’approvazione della bozza di riforma del regolamento della Camera? La risposta è nulla di strano, a condizione però di non essere il presidente della Camera.
Ed invece la Presidente Boldrini, proprio questo ha fatto, ha pubblicato sul suo sito privato la copia dell’editoriale di Ainis comparso sul Corriere della sera del 2 Marzo, ed ha commentato di condividere pienamente l’analisi svolta dal costituzionalista e di augurarsi che quanto prima si proceda alla modifica del regolamento della Camera.
Sul tema di quanto sia rischioso voler procedere ad una riforma del regolamento della Camera prima di sapere se il Parlamento continuerà ad avere un assetto bicamerale, come ora, o invece ne assumerà uno monocamerale, questo blog ha già detto la sua in uno dei post dei giorni precedenti.
Quello che stupisce è il fatto che la Presidente Boldrini prenda apertamente posizione su un provvedimento che dovrà essere esaminato e approvato dall’aula che lei, materialmente, o comunque idealmente, dovrà presiedere. Senza considerare che la bozza di riforma del regolamento non è stata approvata all’unanimità, ma a quella della maggioranza si accompagnerà un testo di minoranza. Dunque le posizioni in campo sono ufficialmente due.
Se la presidente della Camera sul proprio sito personale, come fa in questa occasione, prende apertamente una posizione politica, e a nostro avviso contravviene al suo ruolo super partes e di rappresentanza dell’intera istituzione che le attribuisce l’articolo 8 del regolamento per divenire parte in causa.
Che poi la presidente Boldrini, ovvero la terza carica dello stato, senta l’esigenza di dichiararsi pubblicamente d’accordo con le tesi pubblicistiche di Ainis su un tema come quello della riforma del regolamento della Camera è un segnale, sempre a nostro avviso, di una certa timidezza e soggezione istituzionale.

lunedì 3 marzo 2014

IL PRIMO VOTO DELLA CAMERA SU UN MESSAGGIO DEL CAPO DELLO STATO



La prima volta di un messaggio del Capo dello Stato, non solo discusso, ma votato dalla Camera dei deputati avrebbe dovuto essere il 29 gennaio scorso. Quella era la data, infatti, nella quale era stato calendarizzato il dibattito e il voto della Camera sulla relazione della Commissione Giustizia svolta sul messaggio di Giorgio Napolitano inviato alleCamere il 7 ottobre 2013, sul tema del sovraffollamento carcerario.
Nel merito e sulla portata innovativa dell’atto che la Camera si apprestava a compiere questo blog ha già detto la sua nel post del 28gennaio scorso al quale rimandiamo per il contenuto.
Poiché nel frattempo prima per alcune incombenze nei lavori parlamentari, quali diversi decreti in scadenza, e poi a seguito della crisi di governo, che ha visto il governo Renzi sostituirsi a Letta, è passato più di un mese, riteniamo valga la pena richiamare l’attenzione su un evento che a noi non risulta si sia mai verificato fino ad oggi nella storia repubblicana. Il voto su un messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica a norma dell’articolo 87 della Costituzione.
Un primato che riguarderà Giorgio Napolitano, primo ed unico presidente rieletto per la seconda volta al Quirinale, ed un messaggio nel quale, oltre ad altre misure per ridurre il sovraffollamento carcerario, si fa esplicitamente cenno all’indulto e  all’amnistia. Cenni ampiamente ripresi dalla relazione che, domani dalle ore 10 la commissione giustizia sottoporrà all’esame dell’aula della Camera.