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lunedì 22 giugno 2015

LE (POCHE) MODIFICHE DELLA COMMISSIONE LAVORO AL DL SULLE PENSIONI


Il così detto decreto sulle pensioni al termine della votazione degli emendamenti in commissione lavoro della Camera (mancano ora i pareri delle altre commissioni che, in particolare quelli della bilancio e della affari costituzionali, potrebbero comportare qualche ulteriore modifica) esce sostanzialmente invariato rispetto alla versione originale. Rimane dunque deluso chi si attendeva grandi novità, in particolare sul fronte dei così detti vitalizi. Poche le modifiche apportate nel loro complesso e tutte a firma di deputati Pd.
Qualche modifica è stata apportata, ma l’articolo 1 del provvedimento, quello che deve andare a colmare il vulnus prodotto dalla sentenza della Consulta, rimane quello scritto dal governo. Dunque la rivalutazione delle pensioni per gli anni 2012 e 2013 sarà corrisposta per intero solo ai trattamenti fino a tre volte il minimo, per gli altri invece vi saranno percentuali diverse a seconda dell’importo, e soprattutto non percepiranno nulla le pensioni superiori a sei volte il trattamento minimo.
Una modifica interessante apportata all’articolo 1, riguarda il fatto che da oggi ai fini del calcolo dell’emolumento totale sul quale calcolare la rivalutazione, alla luce delle nuove norme apportate, verrà considerato anche l’eventuale vitalizio percepito a seguito di incarichi elettivi.
Rilevanti modifiche sono state apportate all’articolo 4 del provvedimento che riguardava il rifinanziamento dei contratti di solidarietà. Il drappello di deputati democrat capitanato da Luisa Gnecchi e ascrivibili alla minoranza Pd ha fatto la parte del leone raddoppiando (da 70 a 140 milioni) i fondi già previsti, ed aggiungendone di nuovi per un importo pari 150 milioni di euro per il 2015. Forse a parziale rivincita nei confronti del premier Renzi, la copertura di questi 150 milioni è stata imputata al fondo di 2.200 milioni stanziato per finanziare le nuove norme introdotte dai decreti legislativi del jobs act, come gli incentivi per il nuovo contratto a tutele crescenti.
Tra le modifiche apportate si segnala l’inserimento di un articolo 5-bis (che nel testo dell’aula diverrà un nuovo articolo 6) per introdurre una norma di interpretazione autentica in materia di lavoratori colpiti da malattie dell’amianto. La norma in questione è uno dei commi dell’ultima legge di stabilità (comma 112) nel quale si stabiliva che ai lavoratori in servizio non si applicavano gli annullamenti dei benefici previsti per i lavoratori del settore dell’amianto. La norma di interpretazione autentica specifica  che per lavoratori attualmente in servizio si debbono intendere quei lavoratori che al primo gennaio 2015 non erano beneficiari di trattamenti pensionistici.

venerdì 19 giugno 2015

PERCHE' IL GOVERNO HA RELAZIONATO IL PARLAMENTO SULLE PENSIONI



Mercoledì 17 giugno la Camera dei Deputati ha esaminato e approvato una relazione al Parlamento inviata dal governo a norma dell’articolo 10-bis, comma 6, della legge 196 del 2009. Il caso è abbastanza particolare al punto che fino ad oggi si è verificato solo in tre casi. La legge 196/2009 è quella che regola la contabilità e la finanza pubblica. Tale legge, anche in ossequio alle procedure adottate a livello comunitario individua gli strumenti a disposizione del governo nell’ambito della finanza pubblica, che sono la legge di stabilità (che ha sostituito la legge finanziaria), Il documento di economia e finanza (Def) e la nota di aggiornamento al documento di economia e finanza. Poiché, però, in economia si possono sempre verificare eventi imprevisti che dipendono da vari fattori, la legge prevede che al verificarsi di eventi eccezionali che producano scostamenti rispetto agli obiettivi di finanza pubblica o comportino interventi correttivi, rispetto ai dati già modificati con la nota di aggiornamento al Def, Il governo invia una relazione al Parlamento nel quale da conto della motivazione degli scostamenti e illustra gli eventuali interventi correttivi di finanza pubblica che intende adottare.
La relazione discussa il 17 giugno, aveva come oggetto, la ormai nota sentenza della Corte costituzionale n.70 che ha dichiarato illegittimo il blocco dell’adeguamento delle pensioni di importo superiore a tre volte quello della pensione minima. L’adempimento della sentenza avrebbe comportato una spesa di 17,8 miliardi netti per il 2015. Nella relazione inviata il governo scrive che tale spesa, producendo un peggioramento dell’indebitamento netto tendenziale delle amministrazioni pubbliche rispetto al Pil, avrebbe comportato uno sforamento dei parametri di bilancio europei con la conseguenza di una probabile apertura di una procedura di infrazione per deficit eccessivo.
Dunque l’intervento correttivo previsto per evitare ciò è indicato nel decreto legge 65/2015 (attualmente all’esame della stessa Camera), che prevede una soluzione mediana tra la restituzione integrale di quanto dovuto e la salvaguardia dei conti pubblici. (il Decreto restituirà il 40% del dovuto alle pensioni da 3 a 4 volte superiori alla minima, il 20% per le pensioni superiori a 4 e a quelle fino a 5 volte superiori alla minima, il 10% da 5 a 6 volte la minina, nessun rimborso per le pensioni di importo superiore a 6 volte la minima).
La Camera dei Deputati non ha votato direttamente la relazione del governo, ma una risoluzione presentata dai gruppi di maggioranza (risoluzione 6-00141) il cui contenuto era “La Camera, esaminata la Relazione al Parlamento 2015, predisposta ai sensi dell'articolo 10-bis, comma 6, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, approvata dal Consiglio dei ministri il 18 maggio 2015, contestualmente all'approvazione del decreto-legge 21 maggio 2015, n. 65 (Doc. LVII-bis, n. 3), la approva”.
Ovviamente il decreto legge sulle pensioni dovrà essere approvato da Camera e Senato secondo le procedure ordinarie previste dai regolamenti parlamentari.

venerdì 29 maggio 2015

CONSIDERAZIONI SULLA LETTERA DEGLI EX PARLAMENTARI SUI VITALIZI



Il 26 maggio scorso Gerardo Bianco, ex deputato democristiano e popolare, ma soprattutto attuale presidente dell’associazione ex parlamentari della Repubblica, ha scritto una lettera aperta ai presidenti di Camera e Senato chiedendo loro un intervento volto a fare chiarezza sul tema dei vitalizi, in particolare per porre un argine alla campagna di stampa che sta impazzando in tema di vitalizi dei parlamentari.
La lettera è già stata pubblicata in versione integrale dal quotidiano Libero nei giorni scorsi, ma è comunque interessante tornarvi sopra perché, ad avviso di questo blog, denota una certa ansia da parte di chi ad oggi percepisce il vitalizio e teme che in un futuro più o meno lontano gli possa essere tolto.
Premettiamo innanzi tutto che riteniamo eccessiva e molto populista la campagna che molti organi di informazione stanno portando avanti sul tema, e della lettera di 5 cartelle di Gerardo Bianco condividiamo un passaggio, quello nel quale si afferma che il totale dei vitalizi corrisposti ai parlamentari non spostano nulla nel bilancio statale. Ma la lettera ci interessa perché, a nostro avviso, conferma la tesi che abbiamo già sostenuto all’indomani della delibera degli uffici di presidenza di Camera e Senato sulla sospensione del vitalizio ai deputati condannati, quella cioè che il muro dei “diritti acquisiti” è stato abbattuto definitivamente, aprendo la strada a nuovi ulteriori interventi.
L’on. Bianco è stato un parlamentare apprezzabile e apprezzato, ma nelle sue 5 cartelle non solo non riesce a trovare una solida argomentazione per giustificare l’intangibilità del vitalizio, ma a nostro avviso, commette anche qualche clamoroso passo falso, in particolare quando paragona i parlamentari percettori di vitalizio ai pensionati italiani per giustificare il sistema retributivo, e aggiunge anche che i parlamentari in quiescenza, a differenza dei pensionati, non godono della tredicesima mensilità.
Bianco scrive che gli ex parlamentari non debbono essere considerati dei privilegiati come una casta che lucra di risorse indebite e immeritate. Certamente ha ragione sul fatto che i vitalizi non sono indebiti, perché pienamente giustificati da un atto interno delle rispettive camere. Si può essere d’accordo sul fatto che una tesi si può sostenere senza dare vita a vere e proprie persecuzioni mediatiche. Ha invece un po’ meno ragione sul fatto che gli emolumenti percepiti come vitalizi siano meritati. E’ vero infatti che la maggioranza dei pensionati italiani godono di una pensione calcolata con il sistema retributivo, ma a questa sono arrivati comunque dopo molti anni di lavoro. Lo stesso non si può dire per molti parlamentari i quali, prima della riforma del 2011, con una sola legislatura (ed in molti casi con mezza se versavano autonomamente la restante parte) ottenevano il diritto a percepire un signor vitalizio (che onestamente non era ricchissimo, ma neppure da buttare ai giorni d’oggi) cumulabile con altre forme previdenziali (qualora l’interessato ne avesse diritto).
Giusto o sbagliato che sia per i vitalizi dei parlamentari il nemico sembra arrivato ormai alle porte e l’assedio si profila ogni giorno più stringente. La lettera di Bianco lo conferma e, soprattutto, non sono iniziative come queste gli strumenti migliori per provare a difenderlo, anche perché i tempi sono cambiati e, sempre a torto o a ragione, non c’è più spazio per certi ragionamenti.

martedì 4 giugno 2013

NESSUNA MODIFICA ALLE PENSIONI DEI POLIZIOTTI



All’esame delle commissioni della Camera c’è la bozza di un Dpr che aveva preoccupato non poco i lavoratori del comparto sicurezza, perché a questo provvedimento era affidato il compito di armonizzare il sistema pensionistico di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del fuoco, alle norme introdotte dalla riforma Fornero. Il provvedimento prevede anche per i lavoratori del comparto sicurezza l’introduzione del sistema delle finestre per la pensione di vecchiaia, ritardando di fatto l’effettiva andata in pensione di 1 anno e tre mesi fino al 2015 e successivamente di 1 anno e otto mesi dal 2016. Inoltre per le pensioni di anzianità si prevede una penalizzazione in termini percentuali per ogni anno di anticipo rispetto ai 58 anni.
Al di là del contenuto il provvedimento, almeno per il momento non avrà seguito. Infatti il relatore in commissione affari costituzionali Emanuele Fiano ne ha già decretato la sorte negativa, bocciando non i contenuti ma la natura del provvedimento. La sostanza della raffinata relazione svolta da Fiano sta nel fatto che la modifica del sistema pensionistico del comparto sicurezza, per uniformarlo alla riforma effettuata dal ministro Fornero, non può essere realizzata attraverso un regolamento, quale il Dpr è, ma solo attraverso una legge ordinaria. Poiché i rilievi che la commissione affari costituzionali formulerà saranno vincolanti, ciò significa che per il momento le pensioni di poliziotti e carabinieri resteranno come sono, almeno in attesa che il governo vari un provvedimento di legge.
Sintesi dei passaggi più significativi della relazione Fiano
In relazione allo strumento normativo utilizzato per la disciplina descritta è opportuno ricordare che l'articolo 17, comma 2, della legge n. 400 del 1988 dispone che: «Con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio di Stato e previo parere delle Commissioni parlamentari competenti in materia, che si pronunciano entro trenta giorni dalla richiesta, sono emanati i regolamenti per la disciplina delle materie, non coperte da riserva assoluta di legge prevista dalla Costituzione, per le quali le leggi della Repubblica, autorizzando l'esercizio della potestà regolamentare del Governo, determinano le norme generali regolatrici della materia e dispongono l'abrogazione delle norme vigenti, con effetto dall'entrata in vigore delle norme regolamentari».