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venerdì 29 maggio 2015

CONSIDERAZIONI SULLA LETTERA DEGLI EX PARLAMENTARI SUI VITALIZI



Il 26 maggio scorso Gerardo Bianco, ex deputato democristiano e popolare, ma soprattutto attuale presidente dell’associazione ex parlamentari della Repubblica, ha scritto una lettera aperta ai presidenti di Camera e Senato chiedendo loro un intervento volto a fare chiarezza sul tema dei vitalizi, in particolare per porre un argine alla campagna di stampa che sta impazzando in tema di vitalizi dei parlamentari.
La lettera è già stata pubblicata in versione integrale dal quotidiano Libero nei giorni scorsi, ma è comunque interessante tornarvi sopra perché, ad avviso di questo blog, denota una certa ansia da parte di chi ad oggi percepisce il vitalizio e teme che in un futuro più o meno lontano gli possa essere tolto.
Premettiamo innanzi tutto che riteniamo eccessiva e molto populista la campagna che molti organi di informazione stanno portando avanti sul tema, e della lettera di 5 cartelle di Gerardo Bianco condividiamo un passaggio, quello nel quale si afferma che il totale dei vitalizi corrisposti ai parlamentari non spostano nulla nel bilancio statale. Ma la lettera ci interessa perché, a nostro avviso, conferma la tesi che abbiamo già sostenuto all’indomani della delibera degli uffici di presidenza di Camera e Senato sulla sospensione del vitalizio ai deputati condannati, quella cioè che il muro dei “diritti acquisiti” è stato abbattuto definitivamente, aprendo la strada a nuovi ulteriori interventi.
L’on. Bianco è stato un parlamentare apprezzabile e apprezzato, ma nelle sue 5 cartelle non solo non riesce a trovare una solida argomentazione per giustificare l’intangibilità del vitalizio, ma a nostro avviso, commette anche qualche clamoroso passo falso, in particolare quando paragona i parlamentari percettori di vitalizio ai pensionati italiani per giustificare il sistema retributivo, e aggiunge anche che i parlamentari in quiescenza, a differenza dei pensionati, non godono della tredicesima mensilità.
Bianco scrive che gli ex parlamentari non debbono essere considerati dei privilegiati come una casta che lucra di risorse indebite e immeritate. Certamente ha ragione sul fatto che i vitalizi non sono indebiti, perché pienamente giustificati da un atto interno delle rispettive camere. Si può essere d’accordo sul fatto che una tesi si può sostenere senza dare vita a vere e proprie persecuzioni mediatiche. Ha invece un po’ meno ragione sul fatto che gli emolumenti percepiti come vitalizi siano meritati. E’ vero infatti che la maggioranza dei pensionati italiani godono di una pensione calcolata con il sistema retributivo, ma a questa sono arrivati comunque dopo molti anni di lavoro. Lo stesso non si può dire per molti parlamentari i quali, prima della riforma del 2011, con una sola legislatura (ed in molti casi con mezza se versavano autonomamente la restante parte) ottenevano il diritto a percepire un signor vitalizio (che onestamente non era ricchissimo, ma neppure da buttare ai giorni d’oggi) cumulabile con altre forme previdenziali (qualora l’interessato ne avesse diritto).
Giusto o sbagliato che sia per i vitalizi dei parlamentari il nemico sembra arrivato ormai alle porte e l’assedio si profila ogni giorno più stringente. La lettera di Bianco lo conferma e, soprattutto, non sono iniziative come queste gli strumenti migliori per provare a difenderlo, anche perché i tempi sono cambiati e, sempre a torto o a ragione, non c’è più spazio per certi ragionamenti.

venerdì 27 settembre 2013

LETTERA APERTA SULLE PROVINCE ALL'ON. CENTEMERO



Gentilissima On. Centemero, dopo aver letto la sua risentita precisazione inviata al quotidiano Libero e oggi pubblicata su quel giornale, ci sentiamo di replicare alla sua lettera con delle contro precisazioni, poiché il tema del pezzo di Libero che ha scatenato il suo risentimento è lo stesso del nostro post precedente, ovvero l’abrogazione dell’articolo 12 del decreto legge sul femminicidio, relativo al commissariamento delle Province.
Innanzi tutto premettiamo di apprezzarla molto perché Ella è una deputata estremamente preparata, e questo blog apprezza i deputati preparati al di là dell’appartenenza ad un gruppo politico. Proprio per questo ci sentiamo in dovere di replicare alle sue argomentazioni.
Ella chiama in causa, quasi a giustificare il suo emendamento soppressivo all’articolo 12, l’eterogeneità del decreto. Ha ragione. Il decreto nei primi 5 articoli parla organicamente di femminicidio, quindi detta una serie di disposizioni disparate e slegate tra loro. La prima obiezione che le muoviamo è di merito. Perché a fronte dell’eterogeneità degli articoli dal 6 al 12, alcuni dei quali lei cita espressamente, ha presentato un soppressivo solo sul 12, e non anche su ciascuno degli altri articoli? La seconda obiezione è più generale. Il tema dell’eccessiva eterogeneità dei decreti è stato sollevato costantemente, e soprattutto in prima commissione dal M5S. In questo senso il decreto del Fare era un mostro di eterogeneità (basti dire che vi era inserita anche una riforma sistemica della giustizia civile che la commissione II non ha potuto esaminare in referente). Il Presidente Sisto ha sempre risposto con sufficienza alle rimostranze dei pittoreschi e non sempre puntuali grillini. In quelle occasioni non abbiamo sentito la sua voce e non abbiamo letto suoi emendamenti contro l’eccesiva eterogeneità del contenuto dei decreti.
Altro tema che lei porta a precisazione, contro una presunta volontà di far saltare la riforma delle Province, riguarda il ddl del governo in tema di province, che dalla settimana prossima inizierà il suo iter in commissione affari costituzionali. Ella, onorevole Centemero, è troppo valente e accorta per non cogliere la differenza tra l’articolo 12 del decreto, che è già legge e produrrà i suoi effetti fino a giugno 2014, e il disegno di legge governativo (stiamo parlando di quello ordinario 1542 e non di quello di riforma costituzionale 1543), che ad oggi è un pezzo di carta e lo rimarrà finchè non sarà approvato definitivamente (se mai lo sarà).
Infine Ella rivendica l’appartenenza all’Intergruppo sulle città metropolitane, ma esiste anche un ben più nutrito intergruppo sulle province, alle quali il Presidente Saitta ha già fatto appello in un ANSA di ieri delle 15,31.
Infine gentile Onorevole in tutta la sua precisazione lei omette, fatto salvo il cenno all’eterogeneità che però non tiene per i motivi di cui sopra, di spiegare il senso del suo emendamento soppressivo. Lei una cosa deve giustamente rivendicare, che evidentemente non si tratta di una sua iniziativa personale, ma questo né noi, né Libero l’hanno mai ventilato. E’ evidente che si tratta di un’iniziativa che impegna il suo gruppo, così come è di gruppo il soppressivo del Pd, che evidentemente ritiene di dover porre termine alla diatriba sull’abolizione delle province.
Nel chiudere questa nostra ci consenta, essendo Ella per il momento parlamentare di maggioranza, di citare il premier Letta dicendole che in tema di province “Mica c’abbiamo scritto Joe Condor”