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venerdì 16 gennaio 2015

COLPO D'AIR PER IL SOTTOSEGRETARIO SESA AMICI



Siparietto divertente, ed anche paradossale, in commissione affari costituzionali alla Camera dove si sta svolgendo l’esame del decreto mille proroghe. Un deputato di opposizione nella seduta di mercoledì 14 gennaio chiede conto al sottosegretario Sesa Amici del perché il decreto sia privo dell’Analisi di Impatto sulla regolamentazione (AIR). Il sottosegretario replica che si informerà e che risponderà nella seduta successiva. Effettivamente così fa. Nella seduta di giovedì 15 gennaio il sottosegretario Amici spiega che l’AIR non è stata predisposta perché trattasi di un provvedimento urgente, come previsto dall’articolo 9 del DPCM 170/2008.
Dov’è il paradosso della vicenda? Sta nel fatto che la risposta data da Sesa Amici è corretta ma è la stessa identica riportata nello stampato del decreto a pag. 49. Dunque la Sottosegretaria ha impiegato un giorno e magari ha anche consultato gli uffici del ministero per fornire una risposta che era già presente nel provvedimento che lei sta seguendo a nome del governo.

giovedì 3 ottobre 2013

LA MAGGIORANZA ARCHIVIA (PER SEMPRE) LA SOPPRESSIONE DELLE PROVINCE



Quello che avevamo segnalato per tempo, si è puntualmente verificato. In commissione la maggioranza ha soppresso l’articolo 12 del decreto sul femminicidio e con esso ha di fatto reso impossibile la soppressione delle Province. Poiché la norma che prorogava i commissariamenti fino a giugno 2014 è stata cancellata questo significa che alla prima occasione utile si svolgeranno le elezioni provinciali, dunque le 110 province italiane sono salve e con loro i rispettivi presidenti, assessori, consiglieri e consulenti vari.
Il blitz con cui è stata archiviata una delle riforme sulla quale si erano impegnati solennemente non solo tutti i partiti, salvo la Lega, ma anche i governi passati e presenti (Monti e Letta) in un’ottica di risparmio, ha risvolti paradossali.
Il primo è che l’archiviazione della riforma di abolizione delle province avveniva mentre il premier Enrico Letta prima al Senato e poi alla Camera, nel discorso sulla fiducia diceva basta promesse alle quali la gente non crede più  e addirittura accelerava sulle riforme costituzionali, prevedendone la realizzazione entro un anno invece che in 18 mesi. Forse è proprio per fare prima che la riforma delle Province è stata cancellata.
Il secondo riguarda un governo che a fronte di una maggioranza che gli preannuncia uno schiaffone doloroso , invece di difendersi porge (demo)cristianamente pure l’altra guancia. La soppressione dell’articolo 12 è infatti avvenuta con il parere favorevole del sottosegretario Sesa Amici.
Terzo e più interessante elemento riguarda la motivazione con cui è stata giustificata la soppressione dell’articolo 12. Gian Claudio Bressa, capo gruppo Pd in I commissione, ha tirato in ballo la necessità di cancellare quell’articolo per evitare rischi di incostituzionalità. Poiché, come noto, sui decreti legge ai fini della loro promulgazione il Capo dello Stato esercita un vaglio preventivo di legittimità costituzionale, e solo in caso di vaglio positivo li firma, per deduzione logica le argomentazioni addotte da Bressa costituiscono una critica all’operato del capo dello stato.
Il capo dello stato, per coloro che hanno sostenuto la soppressione dell’articolo 12, ha dunque clamorosamente sbagliato nell’operare il suo vaglio di costituzionalità.