E’ possibile che un governo si dimentichi di riforme, anche
importanti, che lui stesso è riuscito a far approvare? A leggere la bozza dello
schema di decreto del Ministro dell’Interno che istituisce una sezione
specializzata del comitato di coordinamento per l’alta sorveglianza delle
grandi opere presso la prefettura di Napoli, sembrerebbe di si. In questa
bozza, rubricata alla Camera come atto del governo n.139, tra l’elenco dei
componenti di questa istituenda sezione specializzata si legge, alla lettera h
del comma 2 dell’articolo 1, “Un rappresentante della provincia di Napoli”.
Peccato che l’ente in questione non esista più, poiché a seguito della legge
così detta Delrio, Dal 1 gennaio 2015 la Provincia di Napoli è stata sostituita
dalla Città metropolitana. La svista (un po’ marchiana) era stata assolutamente
ignorata anche dal relatore del provvedimento alla Camera ( e dagli uffici
della commissione che di fatto scrivono il testo della relazione per il
relatore). Se ne è accorto il deputato Cozzolino (M5S) che lo ha segnalato per le vie brevi al relatore Richetti, in modo tale che nel parere favorevole
espresso dalla prima commissione potesse essere inserita un’osservazionecontenente l’invito al governo a sanare la svista, sostituendo il termineProvincia di Napoli con città metropolitana, e ad evitare che un atto
amministrativo varato mesi dopo l’approvazione della legge di riforma delle
province facesse riferimento ad un ente che non esiste più.
La Camera dei Deputati e le sue attività raccontate in modo semplice, chiaro e accessibile a tutti.
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lunedì 2 febbraio 2015
mercoledì 2 aprile 2014
LE NORME DEL DDL PROVINCE CHE AUMENTANO I CONSIGLIERI COMUNALI, I MANDATI E I DOPPI INCARICHI
Arriva oggi in aula alla Camera il disegno di legge di riforma delle Province, testo che entro domani dovrebbe divenire legge a seguito dell’approvazione definitiva. All’interno di questo provvedimento ci sono un paio di norme delle quali si parla da giorni ma in maniera vaga e non puntuale, tanto che ieri nel corso della trasmissione Porta a Porta Bruno Vespa si è realmente sorpreso di apprendere che vi sarebbe una norma che aumenta di circa 25 mila unità il numero dei consiglieri comunali nei comuni fino a 10 mila abitanti. Di seguito riportiamo i testi di queste norme con un breve commento al fine di fare chiarezza sul punto.
Poiché , a seguito del maxiemendamento del Senato, la legge
si compone di un unico articolo daremo riferimento solo del numero dei commi.
NUMERO DEI
CONSIGLIERI COMUNALI :
Comma 135. All'articolo 16, comma 17, del decreto-legge 13 agosto 2011, n.
138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, sono apportate le
seguenti modificazioni: a)
le lettere a) e b) sono sostituite dalle seguenti:
«a)
per i comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti, il consiglio comunale è
composto, oltre che dal sindaco, da dieci consiglieri e il numero massimo degli
assessori è stabilito in due;
b)
per i comuni con popolazione superiore a 3.000 e fino a 10.000 abitanti, il
consiglio comunale è composto, oltre che dal sindaco, da dodici consiglieri e
il numero massimo di assessori è stabilito in quattro»;
b)
le lettere c) e d) sono abrogate.
Il comma sopra riportato modifica in aumento il numero dei consiglieri
comunali previsto dal decreto 138/2011 e
stabilisce che nei comuni fino a 3.000 abitanti i consiglieri comunali
diventano 10 (invece di 6), mentre nei comuni fino a 10.000 abitanti i
consiglieri comunali diventano 12 ( invece di 7 per i comuni fino a 5.000
abitanti e si 10 per i comuni da 5 a 10 mila abitanti).
TRE MANDATI PER
I SINDACI:
Comma 138. Ai comuni con popolazione fino a 3.000
abitanti non si applicano le disposizioni di cui ai commi 2 e 3 dell'articolo
51 del testo unico; ai sindaci dei medesimi comuni è comunque consentito un
numero massimo di tre mandati.
Ai sindaci dei
comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti viene consentito un terzo mandato,
dunque un mandato in più.
ALLENTAMENTO INCOMPATIBILITA’ TRA CARICA DI
PARLAMENTARE E SINDACO.
139. All'articolo 13, comma 3, primo periodo, del decreto-legge 13
agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, le parole: «5.000
abitanti» sono sostituite dalle seguenti: «15.000 abitanti».
Il comma sopra riportato stabilisce che l’incompatibilità tra la carica
di Sindaco e quella di parlamentare nazionale ed europeo valga solo per i
sindaci dei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti. Oggi il limite
è posto fino ai comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti. E’ evidente
che con questa norma aumenta la possibilità che vi sia un numero maggiore di
politici con il doppio incarico, essenso al tempo stesso sindaco e
parlamentare. Una norma che sembra ispirata alla mitica figura di Remo Gaspari,
che per 20 anni è stato sindaco del suo comune natale e al tempo stesso
parlamentare e ministro della Repubblica.
mercoledì 30 ottobre 2013
OPS! SULLE PROVINCE MI E' SALTATO UNO ZERO
Il disegno di legge ordinaria del governo sul riassetto
delle province non se la passa molto bene stretto com’è tra le critiche
incalzanti dell’UPI, che ovviamente difende i propri interessi, e le bocciature di molti e insigni
costituzionalisti.
Forse è per questo che ieri il Ministro Graziano Delrio ha
sentito il bisogno di intervenire in commissione affari costituzionali della
Camera per cercare di fare un po’ di chiarezza. Delrio ovviamente ha svolto un
intervento assai articolato, che è pubblicato nei resoconti della commissione,
fornendo tutta una serie di dati che dovranno essere valutati
Noi riteniamo necessario soffermarci solo su due. Il primo
riguarda la questione dei risparmi ed in particolare di quelli attesi dalla
cancellazione della classe politica provinciale. La relazione tecnica al
provvedimento, a pag. 12 dello stampato a.c. 1542, quantifica tali risparmi in
11 milioni. Pochini rispetto alle attese. Delrio ieri ha chiarito che si tratta
di un refuso che ha fatto saltare uno zero, e che il risparmio è in realtà di
110 milioni. Non c’è motivo per non credere al ministro, certo è che un errore
così rilevante, poteva essere individuato e corretto prima, mentre fino a ieri
nulla è stato detto in proposito non ostante che il disegno di legge è stato
presentato alla Camera il 20 agosto.
Altra questione di rilievo riguarda la sorte del personale dipendente
delle Province. Delrio ieri ha invitato a non creare allarmismi ingiustificati,
che il problema non esiste, perché è intenzione del governo non licenziare
nessuno. Al di là delle intenzioni il problema è che per quanto riguarda il
futuro del personale delle province ad oggi non c’è alcuna norma chiara, né tanto
meno una sorta di clausola di garanzia. Al contrario al comma 4 dell’articolo
15 del ddl sulle province viene demandato ad un decreto del presidente del
consiglio dei ministri individuare i criteri generali per il trasferimento, tra
l’altro delle risorse umane ai comuni o alle unioni di comuni. A tal proposito
giova ricordare un aspetto non secondario, ovvero che il decreto del presidente
del consiglio è un atto regolamentare che come tale è sottratto all’esame del
parlamento, che al massimo sarà chiamato ad esprimere un semplice parere.
martedì 22 ottobre 2013
IL DL SULLA PA FA IL GESTO DELL'OMBRELLO ALLA SPENDING REVIEW
Della spending review si fa un gran parlare in tv e nelle dichiarazioni
pubbliche, ma nel decreto legge sulla Pubblica amministrazione non solo di essa
non c’è traccia, ma sovente si va nella direzione esattamente opposta, sia per
volontà del governo, sia a seguito degli emendamenti approvati in sede di esame
parlamentare al Senato e alla Camera.
Il primo esempio in questo senso è l’articolo 10 del decreto
che istituisce ex novo l’agenzia per la coesione territoriale. Di fatto si
scorpora un dipartimento attualmente del Ministero dello Sviluppo economico e
lo si trasforma in una struttura a se stante con 200 unità di personale che in
fase di prima applicazione debbono transitare dal personale attualmente in
forza al Ministero dello Sviluppo economico, anche se c’è una norma al comma
10-bis che svincola le assunzioni a tempo determinato per la realizzazione di
progetti cofinanziati con Fondi UE dal blocco delle assunzioni nella PA. Altra cosa
che non si capisce bene dal testo dell’articolo è se questa agenzia possa
stipulare comunque consulenze o collaborazioni con soggetti esterni ai ruoli della
PA. Quel che appare comunque certo è che invece di sfrondare la giungla dei
soggetti che costituiscono la pubblica amministrazione il governo ne aggiunge uno
nuovo a quelli esistenti.
Altra norma che va in direzione opposta alla spending review
è quella che riguarda le proroghe previste, fino al 2014, per i dirigenti delle
Province chiamati dall’esterno. Si badi bene che non si sta parlando di
dipendenti dell’amministrazione assunti tramite concorso, ma di persone alle
quali su chiamata diretta è stato affidato dai Presidenti e dalle giunte l’incarico
di direttore generale o di vice capo di gabinetto o di capo dipartimento dell’ente
oltre che sulla base delle loro competenze anche tenendo conto dell’area
politica di riferimento. Visto che più volte il governo ha detto di voler
eliminare le province sarebbe stato lecito aspettarsi almeno una potatura degli
incarichi esterni. Incarichi che invece vengono prorogati fino al dicembre
2014. Già che c’erano, in tema di Province la Camera ha approvato in
commissione altre due modifiche la prima prevede la proroga sempre fino a
dicembre 2014 anche per le persone comandate presso le province da altri enti
della PA, mentre la seconda consente la proroga, sempre fino a dicembre 2014,
anche per i contratti a tempo determinato.
In tema di aggiramento della spending riview citiamo un
ultimo caso di portata limitata dal punto di vista quantitativo, ma
estremamente rilevante per quanto riguarda la deriva che si sta adottando.
Ebbene solo a dicembre 2011, proprio per finalità di risparmio il Dl salva
Italia di Monti aveva ridotto a tre soli componenti i membri degli organi
direttivi delle autorità indipendenti. L’articolo 5 del decreto sulla PA
trasforma la civit (la commissione per il controllo della trasparenza nella
pubblica amministrazione) nell’Autorità nazionale anticorruzione. Nelle more di
questa trasformazione i membri dell’organo collegiale direttivo dell’autorità
sono stati riportati da 3 a 5.
Se Maradona ha fatto il gesto dell’ombrello al fisco, viene
il sospetto che il governo con questo decreto stia per fare il gesto dell’ombrello
alla spending review
giovedì 3 ottobre 2013
LA MAGGIORANZA ARCHIVIA (PER SEMPRE) LA SOPPRESSIONE DELLE PROVINCE
Quello che avevamo segnalato per
tempo, si è puntualmente verificato. In commissione la maggioranza ha soppresso
l’articolo 12 del decreto sul femminicidio e con esso ha di fatto reso
impossibile la soppressione delle Province. Poiché la norma che prorogava i
commissariamenti fino a giugno 2014 è stata cancellata questo significa che
alla prima occasione utile si svolgeranno le elezioni provinciali, dunque le
110 province italiane sono salve e con loro i rispettivi presidenti, assessori,
consiglieri e consulenti vari.
Il blitz con cui è stata
archiviata una delle riforme sulla quale si erano impegnati solennemente non
solo tutti i partiti, salvo la Lega, ma anche i governi passati e presenti
(Monti e Letta) in un’ottica di risparmio, ha risvolti paradossali.
Il primo è che l’archiviazione
della riforma di abolizione delle province avveniva mentre il premier Enrico
Letta prima al Senato e poi alla Camera, nel discorso sulla fiducia diceva basta
promesse alle quali la gente non crede più e addirittura accelerava sulle riforme
costituzionali, prevedendone la realizzazione entro un anno invece che in 18
mesi. Forse è proprio per fare prima che la riforma delle Province è stata
cancellata.
Il secondo riguarda un governo
che a fronte di una maggioranza che gli preannuncia uno schiaffone doloroso ,
invece di difendersi porge (demo)cristianamente pure l’altra guancia. La
soppressione dell’articolo 12 è infatti avvenuta con il parere favorevole del
sottosegretario Sesa Amici.
Terzo e più interessante elemento
riguarda la motivazione con cui è stata giustificata la soppressione dell’articolo
12. Gian Claudio Bressa, capo gruppo Pd in I commissione, ha tirato in ballo la
necessità di cancellare quell’articolo per evitare rischi di
incostituzionalità. Poiché, come noto, sui decreti legge ai fini della loro
promulgazione il Capo dello Stato esercita un vaglio preventivo di legittimità
costituzionale, e solo in caso di vaglio positivo li firma, per deduzione
logica le argomentazioni addotte da Bressa costituiscono una critica all’operato
del capo dello stato.
Il capo dello stato, per coloro
che hanno sostenuto la soppressione dell’articolo 12, ha dunque clamorosamente
sbagliato nell’operare il suo vaglio di costituzionalità.
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