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lunedì 2 febbraio 2015

IL VIMINALE DIMENTICA L'ABOLIZIONE DELLE PROVINCE



E’ possibile che un governo si dimentichi di riforme, anche importanti, che lui stesso è riuscito a far approvare? A leggere la bozza dello schema di decreto del Ministro dell’Interno che istituisce una sezione specializzata del comitato di coordinamento per l’alta sorveglianza delle grandi opere presso la prefettura di Napoli, sembrerebbe di si. In questa bozza, rubricata alla Camera come atto del governo n.139, tra l’elenco dei componenti di questa istituenda sezione specializzata si legge, alla lettera h del comma 2 dell’articolo 1, “Un rappresentante della provincia di Napoli”. Peccato che l’ente in questione non esista più, poiché a seguito della legge così detta Delrio, Dal 1 gennaio 2015 la Provincia di Napoli è stata sostituita dalla Città metropolitana. La svista (un po’ marchiana) era stata assolutamente ignorata anche dal relatore del provvedimento alla Camera ( e dagli uffici della commissione che di fatto scrivono il testo della relazione per il relatore). Se ne è accorto il deputato Cozzolino (M5S) che lo ha segnalato per le vie brevi al relatore Richetti, in modo tale che nel parere favorevole espresso dalla prima commissione potesse essere inserita un’osservazionecontenente l’invito al governo a sanare la svista, sostituendo il termineProvincia di Napoli con città metropolitana, e ad evitare che un atto amministrativo varato mesi dopo l’approvazione della legge di riforma delle province facesse riferimento ad un ente che non esiste più.  

mercoledì 2 aprile 2014

LE NORME DEL DDL PROVINCE CHE AUMENTANO I CONSIGLIERI COMUNALI, I MANDATI E I DOPPI INCARICHI



Arriva oggi in aula alla Camera il disegno di legge di riforma delle Province, testo che entro domani dovrebbe divenire legge a seguito dell’approvazione definitiva. All’interno di questo provvedimento ci sono un paio di norme delle quali si parla da giorni ma in maniera vaga e non puntuale, tanto che ieri nel corso della trasmissione Porta a Porta Bruno Vespa si è realmente sorpreso di apprendere che vi sarebbe una norma che aumenta di circa 25 mila unità il numero dei consiglieri comunali nei comuni fino a 10 mila abitanti. Di seguito riportiamo i testi di queste norme con un breve commento al fine di fare chiarezza sul punto.
Poiché , a seguito del maxiemendamento del Senato, la legge si compone di un unico articolo daremo riferimento solo del numero dei commi.

NUMERO DEI CONSIGLIERI COMUNALI :
Comma 135. All'articolo 16, comma 17, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, sono apportate le seguenti modificazioni:           a) le lettere a) e b) sono sostituite dalle seguenti:
          «a) per i comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti, il consiglio comunale è composto, oltre che dal sindaco, da dieci consiglieri e il numero massimo degli assessori è stabilito in due;
          b) per i comuni con popolazione superiore a 3.000 e fino a 10.000 abitanti, il consiglio comunale è composto, oltre che dal sindaco, da dodici consiglieri e il numero massimo di assessori è stabilito in quattro»;
          b) le lettere c) e d) sono abrogate.

Il comma sopra riportato modifica in aumento il numero dei consiglieri comunali previsto dal decreto  138/2011 e stabilisce che nei comuni fino a 3.000 abitanti i consiglieri comunali diventano 10 (invece di 6), mentre nei comuni fino a 10.000 abitanti i consiglieri comunali diventano 12 ( invece di 7 per i comuni fino a 5.000 abitanti e si 10 per i comuni da 5 a 10 mila abitanti).

TRE MANDATI PER I SINDACI:

 Comma 138. Ai comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti non si applicano le disposizioni di cui ai commi 2 e 3 dell'articolo 51 del testo unico; ai sindaci dei medesimi comuni è comunque consentito un numero massimo di tre mandati.

Ai sindaci dei comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti viene consentito un terzo mandato, dunque un mandato in più.

ALLENTAMENTO INCOMPATIBILITA’ TRA CARICA DI PARLAMENTARE E SINDACO.

139. All'articolo 13, comma 3, primo periodo, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, le parole: «5.000 abitanti» sono sostituite dalle seguenti: «15.000 abitanti».

Il comma sopra riportato stabilisce che l’incompatibilità tra la carica di Sindaco e quella di parlamentare nazionale ed europeo valga solo per i sindaci dei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti. Oggi il limite è posto fino ai comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti. E’ evidente che con questa norma aumenta la possibilità che vi sia un numero maggiore di politici con il doppio incarico, essenso al tempo stesso sindaco e parlamentare. Una norma che sembra ispirata alla mitica figura di Remo Gaspari, che per 20 anni è stato sindaco del suo comune natale e al tempo stesso parlamentare e ministro della Repubblica.

mercoledì 30 ottobre 2013

OPS! SULLE PROVINCE MI E' SALTATO UNO ZERO


Il disegno di legge ordinaria del governo sul riassetto delle province non se la passa molto bene stretto com’è tra le critiche incalzanti dell’UPI, che ovviamente difende i propri interessi,  e le bocciature di molti e insigni costituzionalisti.
Forse è per questo che ieri il Ministro Graziano Delrio ha sentito il bisogno di intervenire in commissione affari costituzionali della Camera per cercare di fare un po’ di chiarezza. Delrio ovviamente ha svolto un intervento assai articolato, che è pubblicato nei resoconti della commissione, fornendo tutta una serie di dati che dovranno essere valutati
Noi riteniamo necessario soffermarci solo su due. Il primo riguarda la questione dei risparmi ed in particolare di quelli attesi dalla cancellazione della classe politica provinciale. La relazione tecnica al provvedimento, a pag. 12 dello stampato a.c. 1542, quantifica tali risparmi in 11 milioni. Pochini rispetto alle attese. Delrio ieri ha chiarito che si tratta di un refuso che ha fatto saltare uno zero, e che il risparmio è in realtà di 110 milioni. Non c’è motivo per non credere al ministro, certo è che un errore così rilevante, poteva essere individuato e corretto prima, mentre fino a ieri nulla è stato detto in proposito non ostante che il disegno di legge è stato presentato alla Camera il 20 agosto.
Altra questione di rilievo riguarda la sorte del personale dipendente delle Province. Delrio ieri ha invitato a non creare allarmismi ingiustificati, che il problema non esiste, perché è intenzione del governo non licenziare nessuno. Al di là delle intenzioni il problema è che per quanto riguarda il futuro del personale delle province ad oggi non c’è alcuna norma chiara, né tanto meno una sorta di clausola di garanzia. Al contrario al comma 4 dell’articolo 15 del ddl sulle province viene demandato ad un decreto del presidente del consiglio dei ministri individuare i criteri generali per il trasferimento, tra l’altro delle risorse umane ai comuni o alle unioni di comuni. A tal proposito giova ricordare un aspetto non secondario, ovvero che il decreto del presidente del consiglio è un atto regolamentare che come tale è sottratto all’esame del parlamento, che al massimo sarà chiamato ad esprimere un semplice parere.

martedì 22 ottobre 2013

IL DL SULLA PA FA IL GESTO DELL'OMBRELLO ALLA SPENDING REVIEW



Della spending review si fa un gran parlare in tv e nelle dichiarazioni pubbliche, ma nel decreto legge sulla Pubblica amministrazione non solo di essa non c’è traccia, ma sovente si va nella direzione esattamente opposta, sia per volontà del governo, sia a seguito degli emendamenti approvati in sede di esame parlamentare al Senato e alla Camera.
Il primo esempio in questo senso è l’articolo 10 del decreto che istituisce ex novo l’agenzia per la coesione territoriale. Di fatto si scorpora un dipartimento attualmente del Ministero dello Sviluppo economico e lo si trasforma in una struttura a se stante con 200 unità di personale che in fase di prima applicazione debbono transitare dal personale attualmente in forza al Ministero dello Sviluppo economico, anche se c’è una norma al comma 10-bis che svincola le assunzioni a tempo determinato per la realizzazione di progetti cofinanziati con Fondi UE dal blocco delle assunzioni nella PA. Altra cosa che non si capisce bene dal testo dell’articolo è se questa agenzia possa stipulare comunque consulenze o collaborazioni con soggetti esterni ai ruoli della PA. Quel che appare comunque certo è che invece di sfrondare la giungla dei soggetti che costituiscono la pubblica amministrazione il governo ne aggiunge uno nuovo a quelli esistenti.
Altra norma che va in direzione opposta alla spending review è quella che riguarda le proroghe previste, fino al 2014, per i dirigenti delle Province chiamati dall’esterno. Si badi bene che non si sta parlando di dipendenti dell’amministrazione assunti tramite concorso, ma di persone alle quali su chiamata diretta è stato affidato dai Presidenti e dalle giunte l’incarico di direttore generale o di vice capo di gabinetto o di capo dipartimento dell’ente oltre che sulla base delle loro competenze anche tenendo conto dell’area politica di riferimento. Visto che più volte il governo ha detto di voler eliminare le province sarebbe stato lecito aspettarsi almeno una potatura degli incarichi esterni. Incarichi che invece vengono prorogati fino al dicembre 2014. Già che c’erano, in tema di Province la Camera ha approvato in commissione altre due modifiche la prima prevede la proroga sempre fino a dicembre 2014 anche per le persone comandate presso le province da altri enti della PA, mentre la seconda consente la proroga, sempre fino a dicembre 2014, anche per i contratti a tempo determinato.
In tema di aggiramento della spending riview citiamo un ultimo caso di portata limitata dal punto di vista quantitativo, ma estremamente rilevante per quanto riguarda la deriva che si sta adottando. Ebbene solo a dicembre 2011, proprio per finalità di risparmio il Dl salva Italia di Monti aveva ridotto a tre soli componenti i membri degli organi direttivi delle autorità indipendenti. L’articolo 5 del decreto sulla PA trasforma la civit (la commissione per il controllo della trasparenza nella pubblica amministrazione) nell’Autorità nazionale anticorruzione. Nelle more di questa trasformazione i membri dell’organo collegiale direttivo dell’autorità sono stati riportati da 3 a 5.
Se Maradona ha fatto il gesto dell’ombrello al fisco, viene il sospetto che il governo con questo decreto stia per fare il gesto dell’ombrello alla spending review

giovedì 3 ottobre 2013

LA MAGGIORANZA ARCHIVIA (PER SEMPRE) LA SOPPRESSIONE DELLE PROVINCE



Quello che avevamo segnalato per tempo, si è puntualmente verificato. In commissione la maggioranza ha soppresso l’articolo 12 del decreto sul femminicidio e con esso ha di fatto reso impossibile la soppressione delle Province. Poiché la norma che prorogava i commissariamenti fino a giugno 2014 è stata cancellata questo significa che alla prima occasione utile si svolgeranno le elezioni provinciali, dunque le 110 province italiane sono salve e con loro i rispettivi presidenti, assessori, consiglieri e consulenti vari.
Il blitz con cui è stata archiviata una delle riforme sulla quale si erano impegnati solennemente non solo tutti i partiti, salvo la Lega, ma anche i governi passati e presenti (Monti e Letta) in un’ottica di risparmio, ha risvolti paradossali.
Il primo è che l’archiviazione della riforma di abolizione delle province avveniva mentre il premier Enrico Letta prima al Senato e poi alla Camera, nel discorso sulla fiducia diceva basta promesse alle quali la gente non crede più  e addirittura accelerava sulle riforme costituzionali, prevedendone la realizzazione entro un anno invece che in 18 mesi. Forse è proprio per fare prima che la riforma delle Province è stata cancellata.
Il secondo riguarda un governo che a fronte di una maggioranza che gli preannuncia uno schiaffone doloroso , invece di difendersi porge (demo)cristianamente pure l’altra guancia. La soppressione dell’articolo 12 è infatti avvenuta con il parere favorevole del sottosegretario Sesa Amici.
Terzo e più interessante elemento riguarda la motivazione con cui è stata giustificata la soppressione dell’articolo 12. Gian Claudio Bressa, capo gruppo Pd in I commissione, ha tirato in ballo la necessità di cancellare quell’articolo per evitare rischi di incostituzionalità. Poiché, come noto, sui decreti legge ai fini della loro promulgazione il Capo dello Stato esercita un vaglio preventivo di legittimità costituzionale, e solo in caso di vaglio positivo li firma, per deduzione logica le argomentazioni addotte da Bressa costituiscono una critica all’operato del capo dello stato.
Il capo dello stato, per coloro che hanno sostenuto la soppressione dell’articolo 12, ha dunque clamorosamente sbagliato nell’operare il suo vaglio di costituzionalità.