mercoledì 13 maggio 2015

LE PROSSIME SCADENZE DELL'ITALICUM


Lo scorso 8 maggio l’Italicum è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, questo significa che la legge entrerà in vigore del prossimo 23 di maggio, come del resto specifica la stessa Gazzetta. E’ dunque da questa data che è necessario contare i giorni per capire quando il governo dovrà depositare in parlamento il decreto legislativo attraverso il quale dovrà disegnare i nuovi collegi plurinominali. Poiché la delega dell’articolo 3 prevede che lo schema di tale decreto debba essere trasmesso alle camere entro 45 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, ciò significa che il termine ultimo il 6 luglio prossimo. Le commissioni competenti avranno 25 giorni per esprimere il proprio parere, il che significa il 30 luglio dello stesso mese. Il termine ultimo entro il quale il governo dovrà adottare il decreto legislativo, facendolo entrare in vigore, è quello del 16 agosto (90 giorni dall’entrata in vigore della legge). Per quanto riguarda invece l’attribuzione dei seggi ai vari collegi questa avverrà attraverso un Decreto del Presidente della Repubblica per il quale, però, si dovrà aspettare fino alla convocazione dei comizi elettorali.

lunedì 11 maggio 2015

IL VITALIZIO PARLAMENTARE FORSE NON E' PIU' UN DIRITTO ACQUISITO



La scorsa settimana, come noto, gli uffici di Presidenza della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica hanno approvato una delibera comune che prevede la sospensione del vitalizio ai parlamentari condannati per reati gravi o gravissimi.
A questa delibera i media hanno dato ampio spazio e la stessa Presidente della Camera sul tema ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera di sabato.
Al di là del merito e delle posizioni politiche assunte su di esse, la questione è interessante per un altro aspetto, quello del principio che viene posto.
Ovviamente sarebbe interessante leggere il testo originale della delibera, che purtroppo non è pubblico, per appurare le premesse che portano poi al dispositivo della delibera. Questo perché a nostro avviso la decisione assunta dagli uffici di presidenza di Camera e Senato apre uno spiraglio per un’eventuale futura abolizione del vitalizio parlamentare.
Fino ad oggi, infatti, la tesi che era sempre stata sostenuta era quella del vitalizio parlamentare come diritto acquisito e, dunque, non revocabile nei confronti di chi questo diritto ha già maturato.
La delibera della settimana scorsa, però, scardina questo principio perché prevede la possibilità di una sospensione del vitalizio, anche se vincolata a casi del tutto particolari come quello della condanna definitiva per un certo tipo di reati.
La presidente Boldrini, nell’intervista al Corriere, ha sottolineato come la legge non preveda per i cittadini una revoca della pensione maturata a seguito del versamento di contributi, in caso di una condanna penale. Ovviamente l’intento della Presidente Boldrini nell’avanzare questo esempio era solo quello di sottolineare come fossero ingiuste le critiche rivolte alla delibera da coloro che la consideravano troppo blanda. Eppure il punto sottolineato, involontariamente, dalla Presidente è fondamentale per sostenere, come per anni ha fatto un deputato come Antonio Borghesi, che il vitalizio parlamentare non è una “pensione” e dunque non è protetto dagli stessi diritti. Al contrario esso dipende esclusivamente dall’Ufficio di Presidenza delle due Camere che, volendo potrebbero anche disporne la revoca o la riduzione dell’importo a chi già lo percepisce (anche perché fino al 2011 il vitalizio parlamentare non era di natura contributiva come invece avviene ora). Insomma si tratterebbe semplicemente di una decisione politica.
Riteniamo che anche l’intervento di fuoco svolto al Senato da Ugo Sposetti possa confermare questa interpretazione. Sposetti non è nuovo a prese di posizione impopolari, come la difesa ad oltranza dei finanziamenti pubblici alla politica. Inoltre non è persona che è solita parlare a caso. La sua sensibilità per certi temi  ci fa dunque pensare che lui prima di altri abbia intuito quale potrebbe essere la conseguenza ultima della delibera approvata dagli uffici di presidenza delle due Camere, e non a caso nel suo intervento ha fatto riferimento alla recente sentenza della Consulta sulle pensioni. Sentenza che però riguarda le pensioni dei cittadini, non i vitalizi dei parlamentari.

giovedì 7 maggio 2015

MONTECITORIO E LE ESPULSIONI DI MASSA




L’Ufficio di Presidenza della Camera ha comminato, con un’unica delibera (della quale riportiamo il testo integrale nelle immagini che precedono e seguono il presente post), sanzioni disciplinari a ben 66 deputati, per i fatti verificatisi nei giorni 11, 12 e 13 febbraio, quando la Camera dei Deputati stava esaminando la riforma costituzionale con un’unica seduta fiume, proseguita giorno e notte.
La mole dei deputati sospesi, anche se con diversa durata, dall’attività d’aula e il totale dei giorni di sospensione attribuiti costituiscono un vero record per Montecitorio.
Ma il dato che più colpisce è un altro e riguarda il gran numero di episodi, dall’inizio della legislatura, che hanno portato l’Ufficio di Presidenza della Camera ad adottare sanzioni nei confronti di uno o più deputati.
In molti casi le sanzioni sono state assolutamente inevitabili a seguito di veri e propri tumulti verificatisi in aula, oppure a seguito di comportamenti di singoli deputati volutamente eclatanti e provocatori (o semplicemente volgari) posti in essere da un singolo deputato che aveva come obiettivo proprio quello di farsi cacciare.
Ma quando un fenomeno si ripete nel tempo con una frequenza e soprattutto con una mole abnorme rispetto ai periodi precedenti, vuol dire che c’è qualcosa che non va, che ci si trova di fronte ad una patologia. Certamente c’è una propensione ad oltrepassare i limiti da chi pone in essere determinati comportamenti, ma probabilmente si deve anche registrare una tendenza a considerare passibile di sanzione disciplinare atti che in precedenza venivano tollerati o sui quali si chiudeva un occhio.
Basti pensare che nella legislatura XV i provvedimenti disciplinari adottati non superarono i due. Nella XVI furono sicuramente maggiori ma riguardavano sovente le parole espresse, nel corso o a corredo dei propri interventi, da un deputato pittoresco e volutamente istrionico come Franco Barbato.
Nella legislatura attuale, che ha appena compiuto due anni, gli episodi che l’ufficio di presidenza ha ritenuto di esaminare al fine di irrogare sanzioni disciplinari hanno già superato il numero totale di quelli dell’intero quinquennio passato.
Certamente ha ragione la Presidente Boldrini quando denuncia uno scadimento dei comportamenti da parte di deputati e gruppi, non si può, però, negare che in alcuni casi degenerazioni singole o di gruppo sono sorte a seguito di una conduzione d’aula, anche su aspetti totalmente secondari, non proprio serena. Mentre in altri casi c’è stato un eccessivo ricorso da parte di deputati o gruppi nel chiedere che l’Ufficio di Presidenza prendesse in esame episodi che si erano chiusi senza alcun richiamo o senza allontanamenti.
Se una conclusione si può trarre è che non è edificante per la Camera continuare con intemperanze e sanzioni, ma se si vuole arrestare la tendenza lo sforzo deve essere compiuto da tutti. Da parte di chi si deve moderare di più, ricordandosi il compito che è chiamato ad assolvere, ma anche da parte di chi deve avere la serenità e l’autorevolezza per valutare quali comportamenti si possano in alcuni casi lasciar correre e quali no.