La Camera dei Deputati e le sue attività raccontate in modo semplice, chiaro e accessibile a tutti.
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venerdì 16 maggio 2014
PER LA RASSEGNA CAMERA TOTTI ATTACCA NAPOLITANO, MA ERA UN REFUSO
Chi questa mattina ha consultato di buon ora la rassegna stampa giornaliera della Camera dei Deputati si è imbattutto una notizia tanto sorprendente quanto interessante. Questo il titolo riportato "Totti attacca Napolitano: nella guerra a Berlusconi ha qualche responsabilità"
Possibile che il capitano della Roma intervenga su un tema tanto delicato come quello del presunto complotto ai danni del governo Berlusconi, e lo faccia con una tale nettezza di giudizio?
Ovviamente no, bastava aprire l'articolo per capire che si trattava di un semplice refuso dei complitori della rasegna informatica che trasformava Giovanni Toti, in "TOTTI".
Refuso del quale all'ufficio stampa si sono poi prontamente accorti, facendo in modo che al momento della sua pubblicazione definitiva (fino alle 9,30 circa alla Rassegna si accede solo tramite ricerca di archivio dal sito intranet della Camera) la rassegna stampa della Camera riportasse il titolo corretto dell'articolo
martedì 11 febbraio 2014
IMPEACHMENT RESPINTO, LEGGE ELETTORALE RINVIATA DI 8 GIORNI LA GIORNATA A MONTECITORIO
La giornata parlamentare alla Camera è stata caratterizzata
da due importanti avvenimenti, oltre ad essere influenzata inevitabilmente
dalle riflessioni che si stanno conducendo sulla vita del governo Letta sull’asse
Quirinale-Nazzareno. Per dare conto di tutto ci affidiamo, dunque, ad un post
cumulativo e riassuntivo.
Il primo fatto di rilievo parlamentare, anche
cronologicamente, è costituito dalla decisione del Comitato per i procedimenti
di accusa che questa mattina si è pronunciato sulla richiesta di messa in stato
di accusa del capo dello stato presentata dal Movimento 5 stelle. L’esito della
votazione in seno al comitato appariva scontata fin dalla presentazione dell’atto
d’accusa, che oggettivamente, appariva un po’ debole. Se non il risultato della
votazione, quanto meno i numeri parziali, sono stati rimessi in discussione dal
pezzo di Alan Friedman pubblicato ieri sul corriere, in merito al fatto che
Napolitano avesse avuto abboccamenti con Monti ben prima della crisi del
governo Berlusconi. Premesso che tra le accuse formulate al capo dello stato
nell’atto di accusa depositato, la gestione della crisi che portò alla nascita
del governo Monti nel 2011, non vi figurava, si riteneva che Forza Italia
potesse aggiungere i propri voti a quelli dei Grillini. Così non è stato. I
Berluscones hanno preferito marcare il loro dissenso verso Napolitano non
partecipando al voto. Risultato il comitato parlamentare ha dunque archiviato
in tre sedute la richiesta di Impeachment avanzata dal movimento 5 stelle.
L’altro fatto di rilievo parlamentare, questo probabilmente
influenzato dalle vicende politiche esterne al Parlamento, consiste nello
slittamento di 8 giorni dell’esame della legge elettorale. Il testo sul quale
oggi l’aula doveva iniziare a votare è infatti stato rinviato a martedì
prossimo. Considerato il rinvio di una settimana già disposto negli scorsi sette
giorni, dopo la discussione generale imposta in fretta e furia su questa legge
fortemente voluta da Renzi, l’esame non partirà prima di tre settimane. Vi è
poi la stramberia procedurale che pur con un tempo così ampio disposizione, il
testo è formalmente in sede di comitato dei 9, i cui lavori non sono reso
contati, invece di essere stato formalmente rinviato in commissione, rinvio sul
quale si sarebbe dovuta pronunciare l’aula con un voto. (Su questo ultimo
aspetto ci riserviamo di ritornare con un post dedicato nei prossimi giorni).
Sempre a proposito di rinvii, anche la proposta di legge di
Fratelli d’Italia in tema di pensioni d’oro che automaticamente era scalata al
primo punto all’ordine del giorno dell’aula è stata rinviata in commisione.
lunedì 30 settembre 2013
STOP! (AND GO?)
Il governo Letta è in crisi, una crisi sostanziale ancorchè
non formale, dal momento che il premier non andrà in parlamento dimissionario, né
allo stato risultato accettate le dimissioni dei 5 ministri pdl, che però sono
irrevocabili.
Mercoledì (alla Camera) e Giovedì (al Senato) ci sarà il
confronto in parlamento e a quest’ultimo spetterà di pronunciarsi con il voto
sulla sorte del governo. Al momento, e a quanto si legge sui giornali, ogni
risultato è aperto, ed ogni risultato sarà in gran parte determinato dalla
partita che si gioca all’interno del Pdl.
Se il Pdl rimane unito al Senato allora Letta è al
capolinea, salvo che non conceda l’impossibile a Berlusconi per consentirgli di
giustificare una sua eventuale marcia indietro sulla rottura determinata
sabato. Se il Pdl perde pezzi allora la
storia cambia e Letta, magari con un bis, può proseguire e durare.
La partita si gioca dunque in quella terra di mezzo che
conduce dal Pdl a Forza Italia ed è complicata da un Berlusconi giunto
oggettivamente al capolinea della sua parabola politica e che, come tale, per
alcuni offre meno garanzie. Incertezza per incertezza c’è chi potrebbe ritenere
più praticabile giocarsi le proprie carte nel dar vita ad un partito del Ppe
italiano. Vedremo.
Che tutto ruoti intorno al punto di rottura del Pdl lo si
capisce dalla parole di Letta, che ipotizzando uno scenario fino al 2015 vuole garantire
il più possibile coloro che nel Pdl hanno messo la valigia sul letto, ma non l’hanno
ancora riempita.
Proprio in queste ore è emersa una prima novità in merito al timing parlamentare annunciato. Letta si presenterà in parlamento Mercoledì, sia alla Camera che al Senato, partendo proprio da Palazzo Madama in mattinata. Il voto parlamentare è probabile ma non è scontato, come riferisce il Ministri Franceschini all'uscita dalla capi gruppo odierna alla Camera. Dipenderà dalle mozioni che verranno presentate e dal dibattito svolto. Segno che non si esclude una salita al colle senza che vi sia stato un voto di sfiducia.
Proprio in queste ore è emersa una prima novità in merito al timing parlamentare annunciato. Letta si presenterà in parlamento Mercoledì, sia alla Camera che al Senato, partendo proprio da Palazzo Madama in mattinata. Il voto parlamentare è probabile ma non è scontato, come riferisce il Ministri Franceschini all'uscita dalla capi gruppo odierna alla Camera. Dipenderà dalle mozioni che verranno presentate e dal dibattito svolto. Segno che non si esclude una salita al colle senza che vi sia stato un voto di sfiducia.
Al momento la prospettiva più lontana è uno scioglimento delle
Camere immediato, perché se Letta non ce la dovesse fare, allora come noto
Napolitano proverebbe a dar vita ad un governo di scopo, ed in questo caso non
si escluderebbero i voti di Sel e di una eventuale parte di M5S.
Quello che appare più probabile, anche alla luce dei
precedenti, è una sospensione dei lavori parlamentari fino a mercoledì (forse
si svolgeranno le discussioni generali previste per oggi alla Camera), anche
per evitare inevitabili incidenti di percorso.
martedì 9 aprile 2013
L'INTERVENTO DI BERLINGUER SULLA LARGA INTESA DEL 1976
Considerato che, dopo le parole pronunciate ieri dal Presidente Napolitano, la "larga intesa" che nel 1976 consentì la nascita del terzo governo Andreotti è oggi la notizia di apertura di molti giornali, è interessante andare direttamente alle fonti, leggendo la dichiarazione di voto su quel governo pronunciata dall'allora segretario del Pci Berlinguer.
Di seguito si riportano i primi significativi passi di quel discorso svolto alla camera dei Deputati il 10 agosto 1976, rinviando al resoconto parlamentare della seduta chi volesse leggere l'intero intervento (che inizia da pag 424 del resoconto) o l'intero dibattito.
BERLINGUER ENRICO. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, onorevole Presidente del Consiglio, comincerò col dichiarare che
questo Governo è
lungi dal
sodisfarci. Del resto non siamo solo noi comunisti
ad esserne scontenti; lo sono anche altri partiti,
quali il partito socialista, il partito socialdemocratico, il partito
repubblicano, i quali, non per caso, hanno annunciato non un voto di fiducia ma
un voto
di astensione, con quelle motivazioni critiche che.
abbiamo ascoltato al Senato e in questa sede - or ora per bocca del compagno Craxi - molte delle quali coincidono con
le nostre. Anche fuori dalle nostre aule parlamentari, nel paese, tra i
lavoratori, nelle loro organizzazioni, in altre forze produttive, non mi sembra
che la costituzione -di questo monocolore democratico ‘cristiano abbia
suscitato non dirò dell’entusiasmo ma neppure quel consenso fiducioso che
sarebbe richiesto dalle condizioni del paese dopo tanti e tanti mesi di pratica
assenza di una azione governativa chiara, efficiente, rinnovatrice. Questo
Governo ha dunque caratteristiche tali da comportare di per sé, per la
pletoricita st.essa della sua struttura e composizione
e soprattutto per l’incertezza del suo indirizzo
politico generale, un voto contrario da parte nostra. Ma di fronte a questi elementi
negativi, a questo quadro di insufficienze, che suscita tante giustificate
perplessità
nel Parlamento e nel paese, ci sono altri fatti che
vanno considerati, e fra questi un fatto assolutamente nuovo per la nostra vita,
politica e parlamentare e nella storia dei Governi che si sono succeduti da
ventinove
anni a questa parte. Abbiamo atteso di parlarne in
questa sede, nel Parlamento che esce dal voto del 20 giugno,
e nel primo dibattito da cui prende avvio la VI1 legislatura, perche è proprio in questa sede, in questi
giorni, che tale fatto nuovo si palesa in tutta la sua evidenza davanti al popolo
italiano. In che cosa consiste la principale novit a ? Essa sta nel fatto che
la responsabilità di dare un Governo al paese, pur rimanendo prioritariamente
della democrazia cristiana (dato che essa è ancora,
ma esiguamente, il partito di maggioranza relativa), è anche responsabilita nostra,
responsabilità del partito comunista.
Questa novità ormai è chiara, lampante direi, anche a quei cittadini, a
quei lavoratori e persino a quegli esponenti politici che non l’avevano intesa
fino in fondo, in parte per l’obiettiva difficoltà di seguire
ogni passo e ogni piega della complicata vicenda
politica che ha portato all’attuale situazione, in parte anche per schiaviti1verso
certi schemi o
per il timore di dover prendere atto di
una realtà così diversa da quella che si era immaginata ed attesa. E la realtà oggi è appunto questa: se è vero che non esistono ancora
tutte le condizioni per dare al paese il Governo
che abbiamo chiesto e che crediamo gli sia necessario per essere in grado di
far fronte ai gravi e grandi compiti di questo periodo della vita nazionale,
sta di fatto, perche dipende da noi - e,
direi, principalmente da noi - che
vi sia o non vi sia un Governo e, dunque, in concreto? che questo Governo passi
o non passi alle Camere. Tutti
sanno, infatti, ormai, che se noi votassimo contro,
il Governo cadrebbe all’istante.
Ecco come stanno oggi le cose. Ma noi abbiamo
deciso, come è
noto, onorevoli
colleghi, di non dare oggi un voto contrario; abbiamo deciso invece di
astenerci e quindi di consentire che questo Governo inizi le
sua attività, riservandoci sin da domani di giudicarla,
momento per momento, e di trarre da questo giudizio in piena liberta - ma soprattutto rimanendo sempre
fedeli ai caratteri che distinguono il nostro partito
come partito operaio, popolare, democratico, nazionale
- i motivi per confermare o cambiare il- nostro
-atteggiamento. .
I
Perché abbiamo preso questa decisione ? Perché anche in questa occasione,
come sempre, il partito comunista ha avuto come bussola
della propria condotta il reale interesse dei lavoratori e del paese. E, proprio muovendo da questa
ispirazione, noi abbiamo considerato innanzitutto (dirò poi di altre
considerazioni che hanno dettato la nostra . scelta) che votare contro,
impedire cioè la nascita di questo Governo, che a 40
giorni dalle
elezioni e, ripeto, dopo molti, troppi mesi di non-governo, avrebbe
significato contribuire noi stessi a gettare il paese in una preoccupante
confusione politica.
sabato 30 marzo 2013
NAPOLITANO DI MENTICA BUBICO, MA POI RIMEDIA
Nel suo intervento odierno il Capo dello stato nell’indicare
il percorso istituzionale che intendeva seguire per uscire dallo stallo della
crisi attuale ha fatto un esplicito riferimento “ai lavori della Commissione
speciale presieduta dall’on. Giorgetti”. Questo per sottolineare come il
Parlamento avesse già attivato gli strumenti di controllo nei confronti del
governo in carica che, nonostante il regime di affari correnti si appresta a
varare dei provvedimenti di natura economica come il decreto che dovrà sbloccare
i crediti alle imprese.
Il problema è che una commissione speciale identica a quella
costituita alla Camera è stata istituita anche al Senato ed è presieduta da
Filippo Bubico. Si pone dunque la questione se il solo riferimento del Capo
dello Stato alla Commissione Giorgetti sia dovuto ad una dimenticanza, magari
confondendola con una commissione bicamerale, o invece si sia trattato di
altro.
Probabilmente si tratta della prima ipotesi, visto che il
Presidente della Repubblica ha inserito sia Bubico che Giorgetti nella così
detta commissione di saggi annunciata all’ora di pranzo.
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