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venerdì 20 febbraio 2015

IL MILLEPROROGHE APPROVATO DA POCHI INTIMI



L’aula della Camera ha approvato oggi il decreto milleproroghe. Al di là del contenuto e della natura del provvedimento, il dato che balza all’occhio in senso negativo è il numero esiguo di deputati che hanno partecipato alla votazione finale, pari a 379 in tutto. Il decreto è dunque stato approvato con soli 280 voti favorevoli e 96 contrari.
E’ evidente che, in questo caso, le critiche maggiori sono da rivolgere ai gruppi di opposizione. Infatti pur volendo considerare tutti presenti i 20 deputati della Lega, che ha dichiarato di non partecipare al voto per protesta, tra le file dell’opposizione si contano ben 110 assenze, cifra che corrisponde quasi alla metà del numero totale di deputati dell’opposizione, pari a 226.
La minoranza, in quanto tale, non ha i numeri per bloccare un provvedimento, ma il suo compito istituzionale è quello di rendere dura la vita alla maggioranza, il che significa anche costringerla ad essere presente in aula in forze. Se il 50% dell’opposizione al momento della votazione finale di un decreto, che pure è stato fortemente criticato, non si presenta in aula, perché si vota di venerdì, non ci si può lamentare se la maggioranza si limiti ad assicurare la presenza di soli 280 deputati, magari molti dei quali di Roma e regioni limitrofe, liberando gli altri e dando loro semaforo verde per correre ai treni e all’aeroporto.
Quello che l’opposizione dovrebbe sapere, e l’opinione pubblica iniziare a capire, è che una critica perde di credibilità se ci si limita alle parole e non la si suffraga con un voto, anche un semplice voto di testimonianza. Perché le parole e i fatti, da che mondo e mondo sono cose diverse.  

martedì 7 maggio 2013

L'ESAME E LE RISOLUZIONI SUL DEF ALLA CAMERA





Dopo la discussione generale di ieri, oggi la Camera concluderà l’esame del Documento di economia e finanza (Def). Un atto che, riguardando un documento elaborato e presentato da un governo che non c’è più, può essere definito un formalismo indispensabile e molto importante, come è emerso tra l’altro dal breve intervento svolto dal Ministro dell’Economia Saccomanni.
Il governo Letta a giorni varerà una nota di aggiornamento al Def, propedeutica all’individuazione degli strumenti necessari per realizzare alcune delle priorità indicate nel discorso programmatico. Allo stesso tempo, però, l’approvazione del Def a saldi invariati, in particolare per quanto riguarda il rapporto deficit-pil, per la chiusura della procedura di infrazione per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia.
Tecnicamente è bene chiarire che il Def è inemendabile, è un documento che si approva e si respinge in blocco attraverso la presentazione di una risoluzione (un atto di indirizzo formalmente identico ad una mozione ma più cogente nel dispositivo). Le risoluzioni presentate sono tre. Una della maggioranza a firma dei capigruppo di Pd, Pdl, Scelta Civica e Misto, una del Movimento 5 stelle, ed una di Sel.
La risoluzione di maggioranza impegna soprattutto il governo a rimodulare la destinazione delle risorse a disposizione nel rispetto dei saldi di finanza pubblica e degli impegni assunti a livello europeo sugli stessi, e ad individuare gli impegni più urgenti per dare attuazione al programma di governo esposto dal premier Letta in occasione della fiducia.
Le due risoluzioni delle opposizioni sono ovviamente molto più estese e di fatto nel dispositivo propongono un programma economico alternativo a quello del governo Letta.