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venerdì 13 settembre 2013

UNA NOTTE SUL TETTO E 5 GIORNI FUORI DALL'AULA (MA REALMENTE SOLO MEZZA GIORNATA)



L’Ufficio di Presidenza della Camera ha comminato una sospensione di 5 giorni ai 12 deputati del Movimento 5 Stelle che erano saliti sul tetto di Montecitorio e avevano srotolato uno striscione per protestare contro la legge che consente la deroga all’articolo 138. I giorni di sospensione decorrono da oggi e comprendono quelli di sabato domenica e lunedi nei quali non è prevista seduta. Dunque la sospensione effettiva dai lavori con votazioni varrà solo per la mezza giornata di martedì, in cui l’aula è convocata a partire dalle 16.
Ovviamente non si tratta di un gesto di generosità nei confronti dei grillini, ma in parte di una prassi ed in parte della volontà, da parte dell’Udp di evitare di essere oggetto di polemiche politiche. Infatti quando si tratta di irrogare una sospensione dai lavori d’aula ad un consistente numero di deputati tutti appartenenti ad uno stesso gruppo, si cerca di fare in modo che la sospensione vera, ovvero l’esclusione dalle giornate con votazioni, sia minore possibile, proprio al fine di evitare che un gruppo possa dire che la sua azione è stata fortemente limitata su un provvedimento legislativo di rilievo.
La seduta dell’Udp è stata molto più lunga del previsto, protraendosi per quasi due ore. Segno che si è faticato a trovare un accordo non tanto sul fatto di irrogare una sanzione, quanto sull’entità di essa. Un dato rilevante del quale nessuno ha parlato è l’assenza di qualsiasi sanzione pecuniaria o forma di rimborso, che proprio la Presidente della Camera e il Questore anziano D’Ambruoso avevano (improvvidamente) paventato. Per capire se la retromarcia su questo punto sia avvenuta prima dell’Ufficio di Presidenza, o a seguito di un dissenso emerso in quella sede, bisognerà aspettare la pubblicazione del resoconto che, purtroppo, avverrà solo tra qualche mese. Quello che è certo è che prevedere una forma di sanzione economica sarebbe stata uno sproposito senza precedenti e che soprattutto avrebbe introdotto una forma di tariffario con cui misurare le infrazioni al regolamento della Camera.
Solo la grassa inesperienza e improvvisazione della Presidente Boldrini e quella del Questore anziano D’Ambruoso (alla sua prima legislatura) potevano portare a paventare una soluzione del genere.
L’inesperienza e la non conoscenza delle procedure dell’Udp sembra aver connotato la giornata di ieri, almeno leggendo le principali dichiarazioni. I deputati M5S si sono lamentati del fatto che non è stata consentita alcuna forma di pubblicità della loro audizione interpretandolo come un fatto personale nei loro confronti. In realtà non è così perché l’unica forma di pubblicità delle sedute dell’ufficio di Presidenza, come prevede il regolamento di Amministrazione e Contabilità (art.79 commi 1 e 2), è quella riportata nel Bollettino degli organi collegiali. Un resoconto sommario ed estremamente succinto, dove ad esempio alcuni elementi, come le audizioni di ieri non vengono riportate. Esiste ovviamente un verbale stenografico delle sedute dell’udp, ma tale documento è ostensibile (per usare la dicitura in usa alla stessa camera) solo ai membri dell’Ufficio di Presidenza e non agli altri deputati, i quali possono richiedere e ottenere solo gli estratti che li riguardano direttamente.  Anche il rappresentante leghista in ufficio di Presidenza, Davide Caparini, ha dato prova di inesperienza quando ha chiesto dove fosse scritto che è vietato lo streaming per le sedute dell’Udp. Infatti oltre al principio espresso dall’articolo regolamentare di cui sopra vale la prassi finora seguita.

lunedì 29 luglio 2013

LE CONSEGUENZE SUI LAVORI DELLA CAMERA DEL BRACCIO DI FERRO SULLA COSTITUZIONE



La settimana parlamentare appena conclusasi ha visto la Camera bloccata su un unico provvedimento, il Dl del Fare, a seguito dell’ostruzionismo posto in essere dal movimento 5 Stelle. Oggetto del contendere non era tanto, o non solo il decreto in aula, bensì il disegno di riforma costituzionale per l’istituzione del così detto comitato dei 42, sul quale il governo ha provato ad imprimere una forte accelerazione. In questo senso il duro braccio di ferro avviato con il Movimento 5 stelle si può dire sia finito in pareggio 1-1, ma con gol segnato fuori casa dal governo, che dunque vale doppio.
I Cinque stelle portano a casa che il disegno di legge costituzionale non sarà approvato prima di settembre, e questo significa che il comitato dei 42 istituito da questa legge non entrerà in vigore prima di dicembre, invece che a novembre come pure aveva provato a fare il governo, dal momento che la seconda lettura della camera, trattandosi di legge costituzionale, non potrà esserci prima che siano passati tre mesi dalla prima.
Il governo, dal canto suo, ottiene la garanzia che i decreti che ancora debbono essere convertiti prima delle vacanze  non saranno bloccati dall’ostruzionismo di M5S, inoltre con il fatto che il ddl costituzionale sarà esaminato in due calendari diversi, agosto e settembre, farà scattare il contingentamento dei tempi previsto dal comma 12 dell’articolo 24 del regolamento Camera.
Resta da capire di cosa si occuperà l’aula di Montecitorio fino al 7-8 agosto, dal momento che il calendario verrà stilato solo domani dalla capi gruppo. In questa settimana, o meglio tra oggi e domani, dovrebbe essere licenziato il Dl eco-bonus, quindi giovedì secondo gli accordi si dovrebbe svolgere la discussione generale sul ddl costituzionale. Gli spazi restanti in questa e nella prossima settimana dovrebbero essere dedicati alla conversione di altri due decreti ora al Senato e della Comunitaria, come chiesto dal Ministro Franceschini.
Sospesa rimane la sorte di due o tre ddl, quali l’Omofobia, la diffamazione e soprattutto il finanziamento ai partiti. Omofobia e Diffamazione, approvati ormai dalla commissione giustizia, erano in attesa del parere della commissione affari costituzionali, ma sono sparite dal calendario di quella commissione, il che farebbe pensare che potrebbero non approdare in aula. Probabile rinvio a settembre, forse più che per i ddl precedenti, per il disegno di legge sui finanziamenti ai partiti, sula quale non c’è accordo in maggioranza.
Staremo a vedere in attesa della capigruppo e soprattutto della Sentenza della Cassazione su Silvio Berlusconi.