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martedì 7 aprile 2015

L'ITALICUM O SI CAMBIA IN COMMISSIONE O DIFFICILMENTE SI CAMBIA


Da domani, 8 aprile, riprende alla Camera, in commissione Affari costituzionali, l'esame della riforma della legge elettorale, il cui approdo in aula è già calendarizzato per il prossimo 27 aprile.
Si tratta di uno snodo importante della legislatura, un appuntamento sul quale le minoranze interne al Pd avevano promesso battaglia, lasciando presagire anche voti in dissenso dal gruppo.
Sui giornali di oggi, però, sono diversi gli esponenti della minoranza democrat che parlano di "Battaglia da svolgere in aula", oppure di coloro che, membri della prima commissione, riflettono sull'ipotesi di lasciare il proprio posto in commissione ad altri colleghi, Bersani in testa.
Poichè, su temi così cruciali, nessuna parola è lasciata al caso, parlare di aula e non di commissione, sembra un primo passo da parte di alcuni esponenti della minoranza Pd di rinviare di qualche settimana lo scontro con il proprio gruppo, oppure magari di rinviarlo sine die.
E' evidente, infatti, che se c'è uno spiraglio per modificare il testo dell'Italicum ciò si verificherà soltanto in commissione. Qui infatti la minoranza Pd, se non è addirittura maggioranza, ha comunque i numeri per far passare una serie di modifiche unendo i propi voti a quelli dell'opposizione. In prima commissione la maggioranza conta teoricamente di 29 voti (di cui 23 del solo Pd) contro i 21 delle opposizioni. Poichè gli esponenti Pd che hanno dichiarato la loro ostilità all'Italicum nel testo attuale sono almeno 8 (tra cui Bersani, Bindi, D'Attorre, Pollastrini, Cuperlo) è matematico che governo e maggioranza potrebbero andare sotto in diverse votazioni, a patto che le opposizioni votino compatte e in forze.
In aula i rapporti numerici cambiano notevolmente ed anche politicamente diviene più complicato mandare sotto il governo. In aula, infatti, i gruppi che sostengono il governo contano teoricamente su un patrimonio di ben 385 voti. Al di là delle cifre che riportano i giornali, è arduo pensare che all'interno del gruppo Pd vi possano essere più di una quarantina di deputati che, almeno su un emendamento possano votare in dissenso dal proprio gruppo, dunque se non vi saranno defezioni anche da altri gruppi di maggioranza, che però potrebbero anche aprire scenari di crisi, è matematico che la commissione sarà il teatro nel quale l'Italicum potrebbe essere modificato, imponendo in tal modo una terza lettura al Senato. Se la minoranza Pd deciderà di non combattere su questo terreno, ma aspetterà l'esame in aula, allora sarà abbastanza scontato che alle parole di fuoco pronunciate contro la legge elettorale, non seguiranno fatti conseguenti. 

mercoledì 26 giugno 2013

IL PD HA PRESENTATO 6 PROPOSTE DI LEGGE DIVERSE SULLA CITTADINANZA



Sei proposte di legge diverse sullo stesso tema presentate da parte di esponenti di uno stesso partito sono un po’ troppe e denotano o confusione o voglia di protagonismo, magari alla luce della divisione interna tra correnti. Il partito in questione è ovviamente il Pd, e il tema oggetto delle proposte di legge è niente meno che la nuova normativa sulla cittadinanza, della quale i democratici hanno fatto una sorta di vessillo politico.
E’ per questo che alla vigilia dell’inizio dell’esame in commissione (inzia domani in commissione affari costituzionali) trovare tutte queste proposte di legge dalla sponda democrat sorprende non poco. A quella ufficiale a prima firma Bersani, Kyenge, Speranza più un quarantina di deputati, seguono le pdl Bressa, Gozi, Pes ed altri, Zampa, Vaccaro. I contenuti delle proposte di legge sono più o meno simili ampliando l’attuale normativa a vantaggio di un principio di uno ius soli temperato da alcune condizioni (blande) e ad anche del principio dello Ius culturae.
Tecnicamente le più complete e organiche sono le proposte Bressa (a.c. 273) e Gozi (a.c. 707) che riscrivono completamente , novellandola in alcune parti, la normativa dettata dalla legge 91 del 1992. L’abbinamento di proposte di legge di altri gruppi e l’assenza di un testo governativo farà in modo che la Commissione affari costituzionali procederà a dar vita ad un nuovo testo unificato, invece di individuare un testo base, togliendo così d’impaccio il Pd .
Comunque la domanda resta, ma che senso ha presentare tanti disegni di legge da parte di uno stesso partito, quando il contenuto di questi testi è anche abbastanza omogeneo?