lunedì 17 febbraio 2014

ACCORDO MAGGIORANZA-OPPOSIZIONE SBLOCCA MILLE PROROGHE



Non ostante sia in corso la crisi di governo, già oggi, o al massimo entro domani, l’aula della Camera approverà con modifiche il decreto mille proroghe, rinviandolo al senato per la definitiva conversione in legge.
Allo sblocco si è giunti attraverso un accordo tra la maggioranza, impossibilitata nelle condizioni date a fare ricorso alla fiducia, e l’opposizione, attraverso l’individuazione di un gruppo di emendamenti da far passare in aula. Al Movimento 5 stelle, ad esempio sono stati riconosciuti 12 emendamenti da approvare, e lo stesso, ovviamente in proporzione alla grandezza dei gruppi dovrebbe essere stato fatto per gli altri gruppi di opposizione.
In cambio le opposizioni ritireranno tutte le proposte emendative presentate, tranne un numero limitato da mettere comunque ai voti come emendamenti di bandiera.
 Tra le modifiche più rilevanti accolte tra gli emendamenti del principale gruppo dell’opposizione, vi è l’eliminazione della norma che prorogava per tutto il 2014 l’attività del commissario ad acta al terremoto del 1980, con un risparmio di 100.000 euro. L’abolizione della proroga di 6 mesi per l’aggiornamento del nomenclatore tariffario, il taglio di circa 2 milioni al finanziamento previsto per Italia Lavoro, la soppressione della proroga per gli incarichi dirigenziali all’AIFA, la soppressione della gestione commissariale dei rifiuti nella città di Palermo, e l’estensione della proroga degli sfratti a tutto il 2014.

sabato 15 febbraio 2014

UN COMMENTO AL COMMENTO DELLA BOLDRINI SULLA CRISI


La Presidente della Camera Laura Boldrini ha pubblicato un video intervento sul suo sito personale nel quale, parlando della crisi di governo in corso di svolgimento, ha detto che le interessa che le prerogative del parlamento vengano rispettate, perchè le camere sono il luogo naturale dove i partiti motivano le loro scelte e assumono le loro responsabilità davanti all'opinione pubblica.
Nell'esprimere questo concetto la Presidente della Camera ha fatto anche cenno alle rimostranze di alcune forze politiche per le modalità con cui è andato in crisi il governo Letta. Il riferimento riguarda M5S e Forza Italia che avevano chiesto una parlamentarizzazione della crisi.
Il post di ieri, dimostra come la Presidente della Camera non sia particolarmente accorta nell'utilizzo di un lessico purmente istituzionale. A nostro avviso anche questo suo ultimo intervento ufficiale, destinato ovviamente ad una comunicazione di massa come dimostra la sua pubblicazione sul suo sito personale, rischia di essere controproducente se si va a leggere attentamente le sue parole.
La Presidente Boldrini vuole che le prerogative del parlamento siano pienamente rispettate. Giusto. Ma se con questo vuole sottolineare che anche a lei non sarebbe dispiaciuta una crisi pienamente parlamentare, come gli accenni alle rimostranze delle forze di opposizione e il monito che non tutto si può compiere esclusivamente in diretta streaming, lascerebbero pensare, le sue parole arrivano tardi e soprattutto la espongono ad intestarsi ex post una sconfitta anche istituzionale (se così fosse ci domandiamo chi nel suo staff della comunicazione la stia mandando al massacro in questo modo). Inoltre, a nostro avviso, la tesi della parlamentarizzazione della crisi è stata destituita alle fondamenta dalle dimissioni "irrevocabili" del premier Letta. Rinviarlo comunque alle camere non sarebbe stato un atto istituzionale da parte del capo dello Stato ma un'umiliazione ingiusta.
Se invece, la Presidente Boldrini con le sue parole intende che il nuovo governo e le forze politiche di maggioranza, nel corso del dibattito sulla fiducia, oltre al progrmma dovranno chiarire le motivazioni politiche che hanno portato all'avvicendamento, allora dice un'ovvietà anche per la massa. Visto che un governo è obbligato dalla costituzione a presentarsi alle Camere per riceverne la fiducia, e non può decidere a sua discrezione.
Ancora una volta ci si trova dvanti al solito bivio, dalla Presidente della Camera parole politicamente controproducenti o semplicemente inutili. Certo è che sia nel primo, come nel secondo caso, si potevano e si dovevano calibrare meglio nell'interesse dell'istituzione che rappresenta, anche se il video lo si pubblica sul sito personale (ma che le agenzie, anche a seguito delle probabili note dell'ufficio stampa, provvedono immediatamente a rendere pubblico)  

venerdì 14 febbraio 2014

"HO PARLATO CON CHI DI COMPETENZA" LA BOLDRINI ORA DEVE SPIEGARE



Replicando alla richiesta del Presidente del gruppo Lega Nord Giancarlo Giorgetti in merito ad un aggiornamento dei lavori della Camera nell’imminenza della crisi di governo, la Presidente della Camera pronuncia una frase sconcertante e problematica dal punto di vista costituzionale. La presidente della Camera infatti come si può ascoltare dal video dice che condivide le tesi espresse da Giorgetti e che “io stessa le ho rappresentate ieri a chi di competenza” per proseguire dicendo che non spetta alla Camera decidere sulle fasi costituzionali di una crisi.
Chi sarebbe il “chi di competenza” con cui la Presidente della Camera ha dichiarato ieri di aver parlato per regolarsi in merito allo svolgimento dei lavori della Camera stessa?  I lavori della Camera possono essere stabiliti solo dalla capi gruppo o dal suo Presidente quando in capigruppo non si raggiunga la maggioranza prevista.
Alla luce della sua stessa frase è assolutamente indispensabile, per la credibilità della stessa camera, che la Boldrini chiarisca quanto prima se il suo è stato un infortunio lessicale o se almeno in questa occasione ha chiesto lumi su come dovesse procedere oggi in merito all’esame del mille proroghe e soprattutto chi sarebbe questa persona  a cui si rivolge per stabilire i lavori della Camera.
E’ evidente che a questo punto si pone una questione di grande rilievo non solo istituzionale, ma costituzionale che è necessario immediatamente chiarire.