martedì 9 aprile 2013

L'INTERVENTO DI BERLINGUER SULLA LARGA INTESA DEL 1976


Considerato che, dopo le parole pronunciate ieri dal Presidente Napolitano, la "larga intesa" che nel 1976 consentì la nascita del terzo governo Andreotti è oggi la notizia di apertura di molti giornali, è interessante andare direttamente alle fonti, leggendo la dichiarazione di voto su quel governo pronunciata dall'allora segretario del Pci Berlinguer.
Di seguito si riportano i primi significativi passi di quel discorso svolto alla camera dei Deputati il 10 agosto 1976, rinviando al resoconto parlamentare della seduta chi volesse leggere l'intero intervento (che inizia da pag 424 del resoconto) o l'intero dibattito.


BERLINGUER ENRICO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Presidente del Consiglio, comincerò col dichiarare che questo Governo è lungi dal sodisfarci. Del resto non siamo solo noi comunisti
ad esserne scontenti; lo sono anche altri partiti, quali il partito socialista, il partito socialdemocratico, il partito repubblicano, i quali, non per caso, hanno annunciato non un voto di fiducia ma un voto
di astensione, con quelle motivazioni critiche che. abbiamo ascoltato al Senato e in questa sede - or ora per bocca del compagno Craxi - molte delle quali coincidono con le nostre. Anche fuori dalle nostre aule parlamentari, nel paese, tra i lavoratori, nelle loro organizzazioni, in altre forze produttive, non mi sembra che la costituzione -di questo monocolore democratico ‘cristiano abbia suscitato non dirò dell’entusiasmo ma neppure quel consenso fiducioso che sarebbe richiesto dalle condizioni del paese dopo tanti e tanti mesi di pratica assenza di una azione governativa chiara, efficiente, rinnovatrice. Questo Governo ha dunque caratteristiche tali da comportare di per sé, per la pletoricita st.essa della sua struttura e composizione
e soprattutto per l’incertezza del suo indirizzo politico generale, un voto contrario da parte nostra. Ma di fronte a questi elementi negativi, a questo quadro di insufficienze, che suscita tante giustificate perplessità
nel Parlamento e nel paese, ci sono altri fatti che vanno considerati, e fra questi un fatto assolutamente nuovo per la nostra vita, politica e parlamentare e nella storia dei Governi che si sono succeduti da ventinove
anni a questa parte. Abbiamo atteso di parlarne in questa sede, nel Parlamento che esce dal voto del 20 giugno, e nel primo dibattito da cui prende avvio la VI1 legislatura, perche è proprio in questa sede, in questi giorni, che tale fatto nuovo si palesa in tutta la sua evidenza davanti al popolo italiano. In che cosa consiste la principale novit a ? Essa sta nel fatto che la responsabilità di dare un Governo al paese, pur rimanendo prioritariamente della democrazia cristiana (dato che essa è ancora, ma esiguamente, il partito di maggioranza relativa), è anche responsabilita nostra, responsabilità del partito comunista.
Questa novità ormai è chiara, lampante direi, anche a quei cittadini, a quei lavoratori e persino a quegli esponenti politici che non l’avevano intesa fino in fondo, in parte per l’obiettiva difficoltà di seguire
ogni passo e ogni piega della complicata vicenda politica che ha portato all’attuale situazione, in parte anche per schiaviti1verso certi schemi o per il timore di dover prendere atto di una realtà così diversa da quella che si era immaginata ed attesa. E la realtà oggi è appunto questa: se è vero che non esistono ancora tutte le condizioni per dare al paese il Governo che abbiamo chiesto e che crediamo gli sia necessario per essere in grado di far fronte ai gravi e grandi compiti di questo periodo della vita nazionale, sta di fatto, perche dipende da noi - e, direi, principalmente da noi - che vi sia o non vi sia un Governo e, dunque, in concreto? che questo Governo passi o non passi alle Camere. Tutti sanno, infatti, ormai, che se noi votassimo contro,
il Governo cadrebbe all’istante.
Ecco come stanno oggi le cose. Ma noi abbiamo deciso, come è noto, onorevoli colleghi, di non dare oggi un voto contrario; abbiamo deciso invece di astenerci e quindi di consentire che questo Governo inizi le
sua attività, riservandoci sin da domani di giudicarla, momento per momento, e di trarre da questo giudizio in piena liberta - ma soprattutto rimanendo sempre fedeli ai caratteri che distinguono il nostro partito
come partito operaio, popolare, democratico, nazionale - i motivi per confermare o cambiare il- nostro -atteggiamento. . I
Perché abbiamo preso questa decisione ? Perché anche in questa occasione, come  sempre, il partito comunista ha avuto come bussola della propria condotta il reale interesse dei lavoratori e del paese. E, proprio muovendo da questa ispirazione, noi abbiamo considerato innanzitutto (dirò poi di altre considerazioni che hanno dettato la nostra . scelta) che votare contro, impedire cioè la nascita di questo Governo, che a 40 giorni dalle elezioni e, ripeto, dopo molti, troppi mesi di non-governo, avrebbe
significato contribuire noi stessi a gettare il paese in una preoccupante confusione politica.

lunedì 8 aprile 2013

I DEPUTATI IN MISSIONE SONO...




Comunico che, ai sensi dell’articolo 46, comma 2, del regolamento i deputati…..sono in missione a decorrere dalla seduta odierna. Pertanto i deputati in missione sono complessivamente …come risulta nell’elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell’allegato A al resoconto della seduta odierna” questa è la frase di rito che il Presidente della Camera pronuncia ogni inizio di seduta, subito  dopo la lettura del verbale della seduta precedente effettuata dal segretario d’aula.
Ma che cos’è la missione e chi, tra i deputati può usufruirne? Come accade per molti altri istituti quanto riportato nel regolamento è solo una piccola parte e di certo la meno fedele e frequente rispetto alla prassi instaurata. Il comma 2 dell’articolo 46, neppure utilizza il termine missione. Esso prevede giustamente che i deputati che si trovino fuori dalla Camera per un incarico avuto dalla Camera stessa e i deputati membri di governo sono considerati presenti e non computati ai fine del numero legale. Tradotto i deputati in missione sono giustificati e non perdono la diaria giornaliera.
La prassi di chi può usufruire della missione a Montecitorio è molto diversa, al punto che molti di coloro che ne usufruiscono, fatti salvi i membri del governo, non sono stati affatto inviati fuori dalla Camera a rappresentarla, ma o sono nei loro uffici, oppure sono fuori ma per attività politiche che con la Camera istituzione non hanno nulla a che vedere.
La facoltà di mettersi in missione spetta a tutti i membri dell’ufficio di Presidenza, a tutti i presidenti delle commissioni parlamentari e a tutti i capi gruppo, oltre ovviamente ai membri del governo. Questi deputati, se vogliono possono mettersi sempre in missione (i membri dell’ufficio di Presidenza tranne quando sono di turno in aula). La procedura è semplice. Basta un fax al servizio assemblea con su scritto “Egregio Presidente per impegni connessi al mio ufficio le sarei grato considerarmi in missione per le sedute antimeridiane, pomeridiane ed eventuali notturne dal ….al…”
Normalmente le rispettive segreterie inviano la richiesta di missione il lunedì mattina per tutti i giorni della settimana fino al venerdi. Ovviamente, da quando parte della diaria è stata recentemente agganciata anche alle presenze in commissione chi ha diritto alla missione per l’aula ce l’ha anche per la commissione.
Mettersi in missione per tutta la settimana, per chi può farlo, è il modo migliore per garantirsi la diaria senza l’obbligo di stare in aula. Infatti se le vicende parlamentari impongono di correre in aula a metà seduta non c’è alcun problema. Dal momento in cui il deputato infila la scheda e vota non è più in missione ma partecipa tranquillamente alle votazioni. Ammettiamo che questo accada a metà mattina di mercoledì. Il deputato x arriva in aula per dar man forte al proprio schieramento su un voto ritenuto a rischio, magari l’ultimo della mattinata. Lui vota tranquillamente e alla ripresa pomeridiana, tac, magicamente si trova di nuovo in missione. Ovviamente sempre pronto ad aiutare i suoi all’occorenza.
Basta vedere le ultime pagine dei resoconti parlamentari dove sono riportate le votazioni dei deputati per capire come funziona. La maggior parte vicino al loro nome ha una sfilza di lettere f, c, a (favorevole, contrario, astenuto). Alcuni, gli assenti veri hanno una serie di quadratini vuoti. E poi ci sono i deputati in missione alcuni con tutte m, altri con lunghe file di m, intramezzati da qualche f oppure c. Chiaramente le m equivalgono ad un voto e sono utilissime al raggiungimento del quorum (il 30% delle votazioni totali di giornata) per evitare la decurtazione della diaria.

giovedì 4 aprile 2013

LUCI ED OMBRE SULL'UFFICIO DI PRESIDENZA DI OGGI MA NESSUNA NOTIZIA SUL CONTRIBUTO UNICO AI GRUPPI



Ancora una volta  il timing e soprattutto la comunicazione dell’Ufficio di Presidenza della Camera non è il massimo. La sintesi della riunione di oggi può essere la seguente: taglio immediato ai collaboratori parlamentari ( che sono pur sempre dei lavoratori) e avvio di un’istruttoria sul taglio degli emolumenti dei deputati. Il commento che rischia di sorgere spontaneo è “ e ti pareva”.
Cercando di capire quello che è accaduto nell’Udp odierno si può invece affermare che vi siano state delle luci e delle ombre. Si è deciso, infatti, di limitare l’obbligo da parte dei gruppi di assumere il personale inserito nell’allegato B. L’obbligo è stato portato da un dipendente ogni 5 deputati, ad un dipendente ogni 6. Questo ridurrà il numero di assunzioni complessive obbligatorie da 129 a 109. Ridotte anche le sanzioni per i gruppi inadempienti. Il precedente regolamento prevedeva una sanzione pari al 30% dell’intero contributo al gruppo parlamentare. Ora le multe consisteranno in 30 mila euro circa per ogni dipendente non assunto. Si è inoltre stabilito che le persone inserite nell’allegato B dovranno inviare obbligatoriamente il proprio curriculum (anche se non si è capito a chi. Alla Camera? Ai singoli gruppi?). Sempre in merito all’allegato B, sembra che l’ufficio di presidenza si sia dato l’obiettivo di un suo futuro azzeramento.
L’aspetto positivo è che l’eliminazione eventuale dell’allegato B consentirebbe più concorrenza e più meritocrazia nella selezione del personale dei gruppi. L’aspetto fortemente negativo riguarda il fatto che l’ufficio di Presidenza ha lasciato completamente immutato l’allegato A, ovvero quello in cui c’è il vero privilegio. Giova ricordare che chi è inserito in quell’elenco ha lo stipendio garantito (65.000 euro all’anno) anche se non si rialloca in nessun gruppo, venendo messo a “disposizione” del Misto. Senza considerare che, per chi si trova in quell’allegato, non è previsto l’obbligo di presentazione del curriculum.
Dell’istruttoria sui tagli eventuali degli stipendi dei deputati si è detto. Quello che non risulta in alcun modo dai comunicati è invece ciò che doveva essere il punto più importante all’odg dell’ufficio di presidenza, ovvero la destinazione a ciascun gruppo del contributo unico. Stando all’ultimo bilancio preventivo la quota da spartire tra i gruppi, ovviamente in proporzione alla loro ampiezza era di circa 35 milioni di euro.  L’unica notizia in merito di oggi è un tweet della deputata segretaria di presidenza Caterina Pes che ha scritto di un taglio di 3 milioni. Dunque la cifra ripartita tra i gruppi costituiti alla Camera dovrebbe essere di 32 milioni, ma il condizionale è d’obbligo, quanto meno in attesa di notizie più precise, mentre sarebbe interessante capire quanto ha ottenuto ogni singolo gruppo.