Quando si esaminano i provvedimenti legislativi l’errore o
la vera e propria gaffe è sempre dietro l’angolo, non solo per il singolo ma
anche per gli atti ufficiali varati da un’intera commissione. Ci riferiamo al
parere sul decreto stadi e immigrazione approvato dalla Commissione Affari
Sociali della Camera dei deputati. Quasi tutto il testo del parere sottolinea
criticamente il fatto che, un precedente fondo per fronteggiare l’emergenza
immigrazione (Il fondo di 190 milioni istituito da un precedente decreto del
2013) non sia stato ancora ripartito. Peccato che in realtà il riparto di quel
fondo sia invece avvenuto già da qualche mese, con il decreto ministeriale del
3 giugno 2014. La commissione affari sociali è parzialmente scusabile da un
lato per essere stata tratta in inganno dal dossier del servizio studi della
Camera che dichiarava non essere stato ancora ripartito il fondo da 190 milioni
del 2013. Dall’altro perché questo decreto ministeriale è praticamente un
fantasma (anche se esiste davvero) non essendo stato pubblicato in Gazzetta né essendovene
annuncio sul sito del Ministro dell’Interno. La Commissione non è scusabile del
tutto però, perché la notizia del riparto del fondo da 190 milioni di euro era
comunque emersa in commissione nel corso dell’audizione svolta il 15 settembre
dal Prefetto Morcone. Ora che il provvedimento è giunto in Senato le sviste sul
punto sembrano concluse dal momento che, il dossier studi del Senato da
correttamente notizia del decreto ministeriale del 3 giugno 2014.
La Camera dei Deputati e le sue attività raccontate in modo semplice, chiaro e accessibile a tutti.
martedì 14 ottobre 2014
venerdì 10 ottobre 2014
CHE FINE HANNO FATTO LE ANNUNCIATE INTERROGAZIONI SU ROCCHI?
La partita Juventus-Roma, ed in particolare la prestazione
dell’arbitro Rocchi, aveva portato due deputati (romani ovviamente) ad
annunciare un’interrogazione parlamentare. A leggere le dichiarazioni
rilasciate il giorno successivo a quello della gara sembrava che queste
interrogazioni, una delle quali avrebbe dovuto tirare in ballo perfino la Consob, dovessero essere depositate già lunedì stesso. Invece ancora di queste
interrogazioni non se ne vede traccia. I due deputati sono Fabio Rampelli di
Fratelli d’Italia e Marco Miccoli del Pd, che grazie alle polemiche sull’arbitro
Rocchi e all’annuncio di un intervento in sede parlamentare si erano guadagnati
numerose citazioni sui giornali. Se dal sito della Camera, si vanno a
consultare gli allegati B ai resoconti di seduta (lo strumento sul quale viene
data pubblicità agli atti di sindacato ispettivo ufficialmente depositati) di
Martedì, Mercoledì e di Ieri, di interrogazioni su Rocchi da parte di Rampelli
e Miccoli non vi è traccia. Questo
significa che, almeno fino alla seduta antimeridiana di mercoledì le
interrogazioni non sono state depositate all’ufficio del sindacato ispettivo,
oppure da questo non sono state ammesse. L’allegato B al resoconto della seduta
odierna, on-line sarà disponibile solo domani, mentre è già disponibile a Montecitorio.
O i due deputati hanno desistito dall’intento annunciato (il che a nostro
avviso sarebbe solo un bene) oppure la redazione dell’atto gli è costata più
tempo del previsto e così magari l’hanno depositata ieri ma ancora non è stata
pubblicata. Ovviamente delle due interrogazioni non vi è traccia neppure nelle
schede dei due singoli deputati sul sito della Camera.
martedì 7 ottobre 2014
NO DEL CAPO DELLA POLIZIA ALL'ABOLIZIONE DEI LIMITI DI ALTEZZA
Sulla proposta di legge che vuole eliminare i limiti di
altezza per l’assunzione nell’esercito e nelle forze di Polizia si è, forse,
abbattuto un macigno che potrebbe bloccarne la strada che sembrava essere
spianata. Qualche giorno fa il Capo della Polizia Alessandro Pansa ha inviato
una memoria alle commissioni Affari Costituzionali e Difesa, che stanno
esaminando il provvedimento in congiunta, bocciando seccamente il contenuto
della proposta di legge. Almeno per quanto riguarda le forze di polizia nella
sua relazione Pansa scrive “si rende, pertanto, indispensabile che ai fini del
reclutamento del personale delle forze di polizia si continui a poter fare
affidamento sui limiti di altezza, nonché sugli altri requisiti previsti dalle
disposizioni in vigore”. Una presa di posizione così netta di un altissimo
dirigente del Viminale come il capo della polizia prelude con tutta probabilità
ad una posizione contraria dello stesso Ministero dell’Interno, e dunque del
governo, a meno di non voler sconfessare clamorosamente la polizia. Un bel
problema dunque davanti ad un parlamento che sembrava assolutamente favorevole
a questa proposta di legge, con il Senato che l’aveva già approvata all’unanimità
e con la Camera che si apprestava a chiedere la sede legislativa in commissione
per licenziare definitivamente l’abolizione dei limiti di altezza per polizia e
forze armate.
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