giovedì 3 aprile 2014

IN PRIMA COMMISSIONE OGGI NON SI PUO' VOTARE CAUSA ASSENZA SEGRETARI


Questo blog aveva già segnalato la situzione con anticipo ed oggi il nodo viene al pettine. Ci riferiamo alla curiosa condizione della struttura istituzionale della I commissione affari costituzionali della Camera, dove non è stato ancora eletto il segretario della commissione a seguito della nomina a ministro di Maria Elena Boschi, che deteneva tale carica.
Ebbene oggi, al termine della seduta dell'aula, sono previste votazioni in sede referente sugli emendamenti presentati alla proposta di legge che introduce la rappresentanza di genere nella legge elettorale per le europee.
Poichè oggi, ovviamente, la Boschi non parteciperà alla comissione svolgendo le funzioni di segretario, e l'altro deputato di commissione sarà assente, a norma di regolamento la commissione non potrà procedere a votazioni, e se lo farà saranno da considerarsi irregolari.
l'articolo 21, comma 2, del regolamento Camera, riferendosi alle commissioni stabilisce che "i segretari verificano i risultati delle votazioni".
Gia questo è più che sufficiente. Ma ad adjuvandum si può citare la prassi dell'aula, dove se nel corso della seduta non è presente il deputato segretario di turno (che siede nella buca alla destra del presidente) non si può procedere al voto.
Se poi vogliamo citare il Presidente della I commissione Sisto, fu lui nella seduta del 30 gennaio specificare che la votazione lampo che si svolse in commissione sulla legge elettorale e che suscitò le proteste dell'opposizione fu regolare anche perchè era presente il segretario che tenne conto delle votazioni.
Vediamo che succederà, ma mai come in questo caso vale il detto mai rinviare a domani quello che puoi fare oggi (soprattutto se te lo impone il regolamento)

mercoledì 2 aprile 2014

LE NORME DEL DDL PROVINCE CHE AUMENTANO I CONSIGLIERI COMUNALI, I MANDATI E I DOPPI INCARICHI



Arriva oggi in aula alla Camera il disegno di legge di riforma delle Province, testo che entro domani dovrebbe divenire legge a seguito dell’approvazione definitiva. All’interno di questo provvedimento ci sono un paio di norme delle quali si parla da giorni ma in maniera vaga e non puntuale, tanto che ieri nel corso della trasmissione Porta a Porta Bruno Vespa si è realmente sorpreso di apprendere che vi sarebbe una norma che aumenta di circa 25 mila unità il numero dei consiglieri comunali nei comuni fino a 10 mila abitanti. Di seguito riportiamo i testi di queste norme con un breve commento al fine di fare chiarezza sul punto.
Poiché , a seguito del maxiemendamento del Senato, la legge si compone di un unico articolo daremo riferimento solo del numero dei commi.

NUMERO DEI CONSIGLIERI COMUNALI :
Comma 135. All'articolo 16, comma 17, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, sono apportate le seguenti modificazioni:           a) le lettere a) e b) sono sostituite dalle seguenti:
          «a) per i comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti, il consiglio comunale è composto, oltre che dal sindaco, da dieci consiglieri e il numero massimo degli assessori è stabilito in due;
          b) per i comuni con popolazione superiore a 3.000 e fino a 10.000 abitanti, il consiglio comunale è composto, oltre che dal sindaco, da dodici consiglieri e il numero massimo di assessori è stabilito in quattro»;
          b) le lettere c) e d) sono abrogate.

Il comma sopra riportato modifica in aumento il numero dei consiglieri comunali previsto dal decreto  138/2011 e stabilisce che nei comuni fino a 3.000 abitanti i consiglieri comunali diventano 10 (invece di 6), mentre nei comuni fino a 10.000 abitanti i consiglieri comunali diventano 12 ( invece di 7 per i comuni fino a 5.000 abitanti e si 10 per i comuni da 5 a 10 mila abitanti).

TRE MANDATI PER I SINDACI:

 Comma 138. Ai comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti non si applicano le disposizioni di cui ai commi 2 e 3 dell'articolo 51 del testo unico; ai sindaci dei medesimi comuni è comunque consentito un numero massimo di tre mandati.

Ai sindaci dei comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti viene consentito un terzo mandato, dunque un mandato in più.

ALLENTAMENTO INCOMPATIBILITA’ TRA CARICA DI PARLAMENTARE E SINDACO.

139. All'articolo 13, comma 3, primo periodo, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, le parole: «5.000 abitanti» sono sostituite dalle seguenti: «15.000 abitanti».

Il comma sopra riportato stabilisce che l’incompatibilità tra la carica di Sindaco e quella di parlamentare nazionale ed europeo valga solo per i sindaci dei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti. Oggi il limite è posto fino ai comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti. E’ evidente che con questa norma aumenta la possibilità che vi sia un numero maggiore di politici con il doppio incarico, essenso al tempo stesso sindaco e parlamentare. Una norma che sembra ispirata alla mitica figura di Remo Gaspari, che per 20 anni è stato sindaco del suo comune natale e al tempo stesso parlamentare e ministro della Repubblica.

martedì 1 aprile 2014

E NELL'AULA DELLA CAMERA COMPARE UNA SPIGOLA VERA



Il primo giorno d’aprile è il giorno dei così detti pesci d’aprile, dunque quale migliore occasione per portare un pesce vero all’interno dell’aula di Montecitorio? Protagonista dell’impresa degna di missione impossibile, e davanti alla quale la scarpa di Kruscev all’Onu è una bazzecola, non può che essere il deputato leghista Gianluca Buonanno.
In aula si sta discutendo sul provvedimento sulle pene alternative al carcere sul quale la Lega sta dando battaglia, in particolare sull’eliminazione del reato di immigrazione clandestina. Si susseguono interventi duri dei leghisti, in particolare rivolti verso il Ministro dell’interno Alfano, accusato di clamoroso volta faccia.
Buonanno prende la parola rifacendosi anche alle controverse dichiarazioni di ieri della Presidente della Camera ecco che all’improvviso tira fuori dai banchi un pesce vero (che lui dice essere una spigola presa al ristorante di Montecitorio). Così per qualche secondo parla brandendo il pesce. Inevitabile l’espulsione dall’aula decretata dal presidente di turno.
Se l’impresa è degna di nota, ed è sicuramente la prima volta che un pesce compare nell’emiciclo di Montecitorio, c’è da domandarsi come abbia fatto Buonanno ad introdurre la spigola in aula senza che nessuno se ne accorgesse non solo dal punto di vista ottico, ma anche da quello dell’olfatto.