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mercoledì 26 febbraio 2014

IL SALVA ROMA DECADE ANCHE PER SCELTA DEL GOVERNO


Maria Elena Boschi ha avuto oggi il suo battesimo dell’aula in qualità di Ministro per i rapporti con il Parlamento ed oggettivamente non è stato un battesimo facile. Prima in capi gruppo e poi in aula, infatti, ha dovuto comunicare la decisione del governo di lasciar decadere il decreto enti locali, meglio noto come Salva Roma Bis. Nel suo intervento, però, la Ministra Boschi ci ha tenuto a precisare che il governo avrebbe certamente voluto convertire il provvedimento (che scade venerdi prossimo) ma che non è stato possibile a causa dell’indisponibilità di M5S e Lega a ritirare i moltissimi emendamenti depositati.
Su questo aspetto è opportuno precisare le parole della Boschi ancorandole ai fatti. E’ certamente vero che Lega e M5S erano pronti all’ostruzionismo. Allo stesso tempo, però, se il governo lo avesse voluto avrebbe potuto cancellare tutti gli emendamenti apponendo la questione di fiducia. Una volta messa la fiducia avrebbe potuto troncare l’eventuale successivo ostruzionismo sugli ordini del giorno chiedendo alla presidente della Camera di ricorrere alla Ghigliottina, appellandosi al precedente posto di recente. In quest’ultimo caso la Presidente della Camera avrebbe anche potuto non dare corso alla richiesta, ma come si dice “domandare è lecito, rispondere è cortesia”.
Per quanto riguarda poi la questione di fiducia, come noto per apporla su un provvedimento è necessaria una deliberazione in tal senso del Consiglio dei Ministri. Il fatto che il Presidente del Consiglio non abbia pensato minimamente a convocare un cdm lampo che acconsentisse all’eventuale ricorso alla fiducia, ma addirittura questa mattina se ne sia volato a Treviso, dimostra che il governo non aveva alcuna volontà di provare a portare a casa il decreto varato dall’esecutivo precedente.
E’ impossibile pensare di convertire alla Camera, stante l’attuale regolamento, un decreto sul quale c’è forte dissenso delle opposizioni senza ricorrere allo strumento della fiducia.
Risultato è che il salva Roma decade e vedremo quali conseguenze produrrà. Gli artefici di questa decadenza sono al 50% le opposizioni (che rivendicano infatti il risultato) e il Governo.

Il resoconto del dibattito seguito alle dichiarazioni del ministro Boschi

  MARIA ELENA BOSCHI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, semplicemente per dare atto anche di quello che è avvenuto in Conferenza dei presidenti di gruppo. Il Governo, a fronte del decreto che abbiamo adesso all'esame, chiaramente ha mantenuto, ha confermato la volontà di arrivare ad una approvazione nei termini stabiliti, quindi entro il 28 febbraio, alla luce di molte disposizioni contenute in questo decreto, a nostro avviso di primaria importanza. Rammento semplicemente la disposizione non soltanto che riguarda il comune di Roma, ma anche la disposizione per il comune di Milano, in modo particolare il finanziamento per l'Expo, così come le previsioni che vanno a salvaguardare le popolazioni della regione Sardegna colpite dagli eventi meteorologici nel mese di novembre, nonché la previsione, tanto dibattuta e tanto discussa, che comunque era stata accolta nel decreto, sui cosiddetti «affitti d'oro».
  A fronte della rilevanza delle materie contenute in questo decreto, il Governo ha chiesto ufficialmente ai gruppi una assunzione di responsabilità per consentire la conversione nei termini previsti e quindi il ritiro dei numerosi emendamenti presentati. Di fronte alla indisponibilità manifestata ufficialmente in Conferenza dei presidenti di gruppo da Lega e MoVimento 5 Stelle, a ritirare gli emendamenti e la conferma da parte dei due gruppi a continuare con l'ostruzionismo in Aula, che renderebbe matematicamente impossibile l'approvazione del decreto entro il 28, il Governo non insiste ulteriormente sull'esame di questo provvedimento. Chiaramente si impegna fin da ora a farsi carico di recepire, in diverso provvedimento, quelle che sono le norme che verranno valutate indispensabili e di primaria importanza.
  GUIDO GUIDESI. Chiedo di parlare sulle dichiarazioni rese dal Ministro.
  PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
  GUIDO GUIDESI. Signor Presidente, visto che il Governo ha chiesto un atteggiamento responsabile ai gruppi che evidentemente avrebbero fatto ostruzionismo, e tra questi ovviamente c’è anche il gruppo di cui faccio parte orgogliosamente, vorrei dire al Ministro però che il Governo forse era opportuno – pur essendo appena arrivato – che stesse attento alla tempistica con la quale è arrivato questo decreto nella Commissione bilancio e in questo ramo del Parlamento.
  Era evidente che il decreto non potesse essere varato, a meno che non si decidesse tutti insieme che questo decreto, così come era, non si potesse nemmeno discutere. Il Governo sappia fin d'ora che noi saremo assolutamente disponibili a vagliare e a lavorare su alcune misure e su alcuni articoli che vi erano nel decreto che oggi viene ritirato dal Governo, questa per noi è una buona notizia, perché finché questo Governo insisterà sul sostentamento e non sul risanamento vero del comune di Roma noi continueremo a fare una dura e concreta opposizione e anche ostruzione ad una scelta di questo tipo.
  È opportuno che Roma, essendo – ho sentito citare tanto in questi giorni – la capitale d'Italia, inizi a dare l'esempio ai tanti altri comuni che invece, a differenza sua, sono assai più responsabili (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

lunedì 23 dicembre 2013

DOMENICA E' SEMPRE DOMENICA ANCHE SE IN AULA C'E' DISCUSSIONE GENERALE



Domenica è sempre domenica cantava Mario Riva, e nella discussione generale svoltasi proprio di domenica alla Camera sul Decreto salva Roma molti gruppi hanno dimostrato di condividere questo ritornello.  Probabilmente è un caso ma nella discussione di ieri sono stati tre gruppi (Sel, Fdi e NCD) a non iscrivere neppure un oratore, mentre il gruppo di Per l’Italia (Udc) pur avendo tre iscritti non ha svolto alcun intervento.
Rinunciare a parlare in discussione generale, ed in particolare in occasione di un decreto, è un fatto assolutamente insolito per le procedure dei lavori parlamentari alla Camera, a maggior ragione nei casi in cui la probabile fiducia lascia la discussione generale come unica occasione in cui poter svolgere considerazioni politiche complessive sul provvedimento in esame, visto che a differenza delle dichiarazioni di voto, ogni oratore dispone di 30 minuti di tempo.
Eppure ieri si è verificata questa anomalia, con più gruppi, addirittura di opposizione, che hanno rinunciato completamente a far sentire la loro voce su un provvedimento che pure nelle dichiarazioni di stampa sembrava molto atteso e sentito un po’ da tutti.
Probabilmente la circostanza che il dibattito si dovesse svolgere nell’arco temporale che va dalle 13 circa alle 18 (in realtà la discussione è stata chiusa prima), e cioè tra il pranzo della domenica e le partite di calcio deve aver influito in qualche modo, e questo è francamente incredibile da parte di una classe politica che già non gode di una grande popolarità.

venerdì 20 dicembre 2013

CARO RENZI IL TUO PD HA VOTATO CONSAPEVOLMENTE SULLA "PORCATA DELLE SLOT"



Questo blog non si occupa dei lavori del Senato, ma siamo costretti a fare un’eccezione per il clamore suscitato dall’emendamento inserito nel così detto decreto salva Roma che prevede tagli per i comuni che rendano la vita difficile alle slot machines, e che il segretario del Pd Renzi si è precipitato a definire una porcata.
Delle due l’una o Renzi si ispira a Togliatti in fatto di doppiezza, oppure sembra il personaggio dei Brutos che come parlava prendeva un ceffone. Eh si, perché al netto delle scomuniche postume, quella norma il Pd, renziani compresi, l’ha votata, non ostante che sul contenuto dell’emendamento avessero lanciato l’allarme sia il socialista Nencini che il pentastellato Endrizzi. Non solo ma il relatore del provvedimento, che ha dato fin da subito parere favorevole all’emendamento in questione era del Pd, la senatrice Zanoni.
Dunque, al di là delle chicchiere, per farsi un’idea sulla vicenda e per non farsi prendere in giro la cosa migliore è andare direttamente alle fonti, ovvero il resoconto stenografico della seduta di mercoledì 18 dicembre del Senato.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1149
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.150/100.
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.150/100, presentato dai senatori Fravezzi e Zeller.
NENCINI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Annullo la votazione. Ne ha facoltà.
NENCINI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, solo per mettere in evidenza all'Assemblea che il capoverso 20-quater dell'emendamento 1.150 appare in netta contraddizione con uno degli indirizzi centrali del Governo. Da una parte si sostiene che debba essere combattuta la ludopatia; dall'altra, invece, all'interno del capoverso 20-quater si fa riferimento ad un mancato trasferimento o a un minore trasferimento a Regioni ed enti locali che volessero con i loro provvedimenti legislativi o comunque di natura normativa intervenire in materia di giochi pubblici. Trovo la cosa assolutamente contraddittoria, e la mia opinione è che debba essere fatto salvo l'indirizzo del Governo. (Applausi dei senatori Buemi e Puppato).
FALANGA (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALANGA (FI-PdL XVII). Signor Presidente, lei questa sera più di una volta, dopo aver dichiarato aperta la votazione, l'ha annullata per dare la parola a chi ha chiesto di intervenire. Lei è un cultore del nostro Regolamento ed è lungi da me l'idea di darle dei suggerimenti, ma l'articolo 110 del Regolamento questo non glielo consente: una volta aperta una votazione, lei non può dare la parola se non soltanto ed esclusivamente in relazione ad interventi sulle modalità della votazione, e non certamente nel merito dell'emendamento da votare, come è stato fatto anche nell'ultimo intervento.
PRESIDENTE. Senatore Falanga, cerco di mantenere un certo ritmo, ma mi fermo quando si chiede di intervenire, ed ho il potere di annullare le votazioni. Preferisco procedere così. Del resto, l'intervento del senatore Nencini è perfettamente coerente con il subemendamento.
Dichiaro aperta la votazione dell'emendamento 1.150/100.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1149
SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, chiedo scusa: secondo quale criterio è nelle sue facoltà dare la parola ad un senatore e non ad un altro? Il senatore Endrizzi le ha gentilmente chiesto la parola ancor prima della votazione e, nonostante questo, lei ha aperto la votazione.
PRESIDENTE. Senatore Santangelo, posso anche scusarmi, ma come ho dato la parola al senatore Falanga, l'avrei data, se l'avessi visto, anche al senatore Endrizzi.
SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, lei lo ha chiaramente visto e ha omesso di dare la parola al senatore Endrizzi. (Commenti generali).
Io la prego di essere cortese in uno spirito collaborativo.
PRESIDENTE. Senatore Santangelo, io devo curare il corretto svolgimento dei lavori. Se il senatore Endrizzi ha chiesto di intervenire, io gli do la parola.
ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, io ero in piedi con la mano alzata. Volevo fare una dichiarazione di voto, perché questo emendamento è una vergogna colossale: non solo garantisce alle società concessionarie a cui venga ritirata la licenza per colpa grave di potere continuare ad esercitare per novanta giorni, ma garantisce anche alle società che già hanno concessioni di avere una specie di prelazione su quelle concessioni, anziché vedersele completamente ritirate. E, soprattutto, una cosa vergognosa che qualifica un Governo e uno Stato come «cravattari» (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Pagnoncelli), è che esso impone dei tagli ai trasferimenti agli enti locali, Comuni e Regioni che osino emettere regolamenti o leggi che vadano a disturbare il gettito dell'erario. Si toglie la possibilità alle Regioni e ai sindaci di intervenire a tutela dei loro cittadini per la salute e come consumatori. Questo non è accettabile!
Il fatto che poi si dica che queste sanzioni vengono ritirate nel momento in cui vengono ritirati gli emendamenti qualifica questo intervento come un ricatto immorale. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Vede, senatore Santangelo, l'intervento del senatore Endrizzi era opportuno proprio in questa fase, perché prima stavamo parlando di un subemendamento che sopprimeva solo una parte dell'emendamento 1.150, mentre invece l'intervento del senatore Endrizzi era riferito al merito dell'emendamento 1.150.
ENDRIZZI (M5S). Evidentemente paghiamo tutti una certa confusione. Lei questa sera non è stato brillante come altre volte. Io, come neofita, chiedo di essere altrettanto compreso.
PRESIDENTE. Prima il senatore Barani ha detto che sono diventato un micino cieco questa sera. Non ho mai avuto un gatto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.150, nel testo emendato.
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.150, presentato dalla Commissione, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi ironici dal Gruppo M5S).
VOCE DAL GRUPPO M5S. Bravi!