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giovedì 5 giugno 2014

MOSE, DOPO TANTE PAROLE UN SOLO QUESTION TIME. DEL M5S



Oggi in commissione Ambiente si è svolta una sessione di question time su temi di competenza del Ministero delle infrastrutture. Quale migliore occasione di questa per chiedere conto dello scandalo Mose, visto che proprio le Infrastrutture è il ministero competente per materia? Invece quasi tutti  i gruppi parlamentari non erano di questa opinione, visto che l’unico che ha presentato un’interrogazione sulla vicenda Mose è stato il Movimento 5 stelle. Complice la fine delle votazioni da ieri sera, molti gruppi non si sono proprio presentati in commissione, ma i loro esponenti se ne sono andati a casa o afare campagna elettorale per i ballottaggi. Così oggi pomeriggio erano depositate solo tre interrogazioni delle quali, come detto solo quella dei Pentastellati chiedeva al governo cosa intendesse fare sul Mose alla luce degli ultimi arresti. Pd e Sel, presentatori delle altre due interrogazioni, hanno invece ritenuto opportuno interrogare il governo su altre questioni. Va specificato che il limite di tempo entro il quale presentare le interrogazioni a cui oggi il governo ha risposto era fissato alle ore 12 di Mercoledì, a scandalo Mose già deflagrato. Dunque chi lo avesse voluto, avrebbe potuto chiedere spiegazioni al governo. Invece…

P.S. Da segnalare la gaffe del Twitter ufficiale dell'Ufficio Stampa di Montecitorio che mentre sul proprio canale web mandava in onda le immaggini in diretta del question time, al quale rispondeva il sottosegretario Del Basso De Caro, twittava che a rispondere vi fosse, come annunciato, il Ministro Lupi.

lunedì 12 maggio 2014

RENZI PROPONE PER L'EXPO UNA TASK FORCE PER ORA AZZOPPATA



Nella politica italiana sembra essere spuntato un nuovo “prezzemolino”, un personaggio individuato dalla stessa politica come una sorta di panacea ai suoi principali mali, come quelli della corruzione e della criminalità organizzata. Si tratta del magistrato Raffaele Cantone. Letta lo aveva inserito in una task force con il compito di predisporre proposte contro la criminalità organizzata. Bindi lo avrebbe voluto alla commissione antimafia. Renzi lo ha nominato presidente del’autorità anticorruzione, e ieri ha sventolato subito il suo nome come antidoto del governo al veleno della corruzione che sgorga dall’expo dell’Expo. Così repentino e generico è stato il riferimento del premier a Cantone e ad una task force anticorruzione, da spiazzare il diretto interessato. Oggi Cantone a Radio 24 ha detto che è tutto in fieri, che non sa quali saranno i suoi poteri e il suo ruolo e che ritiene che la task force di cui parla Renzi si l’autorità che presiede.
E qui c’è un problema. L’autorità anticorruzione è un organo collegiale composto dal presidente e da quattro membri. Con la nomina di Cantone, già in essere, sono decaduti i membri precedenti, dimessisi il 23 aprile scorso. Ad oggi, però, non sono stati nominati i nuovi membri dell’autorità e neppure è stata avviata la procedura che prevede i pareri favorevoli di camera e senato. Dunque l’autorità, ammesso che la si voglia impiegare sul fronte expo ad oggi non potrebbe procedere immediatamente.