giovedì 17 aprile 2014

LA NUOVA SOSPENSIONE DI 23 GRILLINI E IL CASO DAMBRUOSO



Il 15 aprile scorso l’ufficio di Presidenza della Camera ha irrogato la sospensione di 4 giorni dai lavori dell’aula a 23 deputati del Movimento 5 Stelle, per i tumulti ai quali avevano dato seguito nel corso della seduta del 4 dicembre, a seguito dell’approvazione della ratifica dell’accordo sul gasdotto TAP.
La decisione dell’ufficio di Presidenza, oltre ad essere la seconda in questa legislatura in cui si sanziona cumulativamente un rilevante numero di deputati, dopo quella del 27 febbraio scorso, presenta diversi aspetti che meritano di essere approfonditi proprio in una lettura comparata con le sanzioni relative agli ormai noti fatti del 29 gennaio.
Premesso che le notizie disponibili sono solo quelle riportate dalle agenzie di stampa (e dunque frammentarie e comunque non complete fino alla pubblicazione del resoconto dell’ufficio di Presidenza), già su questa base un primo profilo di grande interesse riguarda la posizione del questore Stefano Dambruoso.
Commentando le sanzioni irrogate dall’UDP il 27 febbraio ( a Dambruoso furono comminati 15 giorni di sospensione per aver colpito una deputata) avevamo sottolineato come la credibilità istituzionale del questore Dambruoso, e parte delle sue funzioni, rischiassero seriamente di essere delegittimate. Previsione che si è puntualmente avverata. I 23 deputati convocati per essere auditi in merito ai fatti oggetto di indagine, si sono rifiutati di prendere parte all’istruttoria dichiarando di non ritenere legittimo l’Ufficio di presidenza di Montecitorio proprio a causa della permanenza in tale organo del Questore Dambruoso. Oltre a questo aspetto, dalle notizie apprese dalle agenzie di stampa, sembra emergere un altro elemento ancora più rilevante che denota una delegittimazione del ruolo del questore. Ci riferiamo proprio all’astensione dello stesso Dambruoso nella decisione relativa alla sospensione irrogata. In tale occasione si sono registrate solo due astensioni. Una di Fraccaro(M5S), che aveva partecipato direttamente alle vicende oggetto di indagine. L’altra di Dambruoso, che non avendo dato motivazione, sembra riconducibile esclusivamente alla posizione di forte polemica nei suoi confronti assunta dal Movimento 5 Stelle. Inutile sottolineare che con questo atteggiamento, ovvero un questore che si astiene su una proposta avanzata a seguito di un’istruttoria svolta da un collegio di cui non solo è parte, ma è il capo, come il collegio dei questori, Dambruoso legittima nei fatti la tesi del M5S, e ripropone il tema della sua delegittimazione de facto nel permanere nel ruolo istituzionale di questore anziano.
Rispetto alla delibera del 27 fabbraio, in quella del 15 aprile si riscontrano un aspetto di continuità e due di discontinuità abbastanza evidente. Il primo consiste nel fatto che anche in questo caso, e dunque si conferma quello che era un precedente assolutamente innovativo, l’applicazione delle sanzioni viene differita temporalmente. Queste, infatti, si applicheranno a partire dall’8 maggio con la motivazione, sempre a quanto riportato dalle agenzie di stampa, di non voler aggiungere altri deputati sospesi a quelli che stanno ancora scontando le sanzioni del 27 febbraio. Gli elementi di discontinuità, o se si vuole contraddizione, riguardano l’entità delle sanzioni e le modalità di applicazione. Per una trasgressione al regolamento di fatto identica, l’occupazione dei banchi del governo, Il 27 settembre si è applicata una sanzione pari a 10 giorni di sospensione, mentre in questo caso i giorni sono stati solo 4. Altro elemento di divergenza riguarda il fatto che pur in presenza di un numero rilevante di deputati di uno stesso gruppo sanzionati, 23, la sospensione sarà applicata tutti per contemporaneamente. Nelle sanzioni comminate il 27 febbraio, invece, si decise di far scontare le pene in scaglioni temporali differenziati con la motivazione di evitare un’eccessiva decimazione di uno stesso gruppo parlamentare.
Ultimo aspetto sul quale merita riflettere è il fatto che l’Ufficio di Presidenza della Camera sia giunto a deliberare il 15 aprile 2014 su una vicenda verificatasi il 4 dicembre 2013. Di norma, l’ufficio di presidenza per quanto attiene la decisione in merito a sanzioni disciplinari non lascia trascorrere più di tre settimane, tra il verificarsi del fatto e la conseguente delibera. Nelle ultime tre legislature ci sono alcuni casi in cui l’ufficio di Presidenza ha deciso in tempi più lunghi, ma un intervallo di 4 mesi tra i fatti e la delibera costituisce un’anomalia. Anomalia, questa, che però si configura come una costante in questa legislatura nella quale l’ufficio di presidenza sembra quasi ingolfato nello smaltire la decisione in merito a vicende disciplinari.
La delibera del 15 aprile rappresenta almeno il quarto caso in questa legislatura, in cui l’ufficio di Presidenza delibera sanzioni su fatti verificatisi a più di un mese di distanza (sedute udp del 14 maggio 2013, 4 e 11 dicembre 2013, 27 febbraio 2014).
   

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