venerdì 11 aprile 2014

CANDIDATE VERE O DI FACCIATA?



La scelta del segretario del Pd Renzi di presentare alle elezioni europee liste che nelle 5 circoscrizioni hanno come capolista 5 candidate donne ha suscitato commenti positivi, dure polemiche, come quella con Beppe Grillo, e malumori interni che hanno prodotto il ritiro di alcune candidature di rilievo (Michele Emiliano e Giusi Nicolini).
L’aspetto della vicenda che ha colpito questo blog, ed è solo per questo che ce ne occupiamo, sta nel fatto che 4, delle 5 candidate capolista, sono al momento deputate. Non solo. Sono tutte e quattro giovani, e sono all’inizio della loro carriera parlamentare. Alessia Mosca e Pina Picierno hanno una sola legislatura alle spalle. Alessandra Moretti e Simona Bonafè sono addirittura matricole in Parlamento.
Inutile nascondere che in Italia un politico conta se è membro del Parlamento nazionale, l’Europarlamento infatti da noi è la meta di politici relativamente di secondo piano, oppure caduti in disgrazia dopo aver vissuto grandi fasti, ed anche meta di politici poco noti ma molto capaci nel portare fondi e finanziamenti nella propria circoscrizione.
In ogni caso non ci sembrano gli identikit politici delle 4 deputate democrat candidate alle Europee. E’ per questo che ci è venuto il dubbio che molte di loro, tutte, forse, tranne la Mosca, se risultassero elette il 25 maggio potrebbero rinunciare all’elezione e optare per la permanenza alla Camera, visto che nessuna di loro ha compiuto il bel gesto (ovviamente non obbligatorio) di dimettersi (almeno formalmente perché poi di fatto le dimissioni debbono essere accettate da un voto dell’aula) dalla carica di deputate, o quanto meno di annunciare che lo farà al momento del deposito delle liste il 25 aprile (anche perché solo in quel momento sarà ufficiale la candidatura).
In questo senso sarebbe quanto meno opportuna una presa di posizione netta, dichiarando che in caso di elezione sarà scontato il loro trasferimento a Bruxelles e Strasburgo. Infatti se in caso di elezione dovessero rinunciare alla carica per rimanere sugli scranni di Montecitorio, allora in quel caso si che si potrebbe parlare di candidature civetta, di specchietti per le allodole. Ed in quel caso il velinismo e il genere non c’entrerebbero nulla.

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