martedì 4 marzo 2014

LA BOLDRINI SI SCHIERA, ENDORSANDO AINIS, SULLA RIFORMA DEL REGOLAMENTO



Che cosa c’è di strano nel pubblicare sul proprio sito o blog personale un editoriale di un costituzionalista di grido come Michele Ainis, nel quale si invita a procedere quanto prima all’approvazione della bozza di riforma del regolamento della Camera? La risposta è nulla di strano, a condizione però di non essere il presidente della Camera.
Ed invece la Presidente Boldrini, proprio questo ha fatto, ha pubblicato sul suo sito privato la copia dell’editoriale di Ainis comparso sul Corriere della sera del 2 Marzo, ed ha commentato di condividere pienamente l’analisi svolta dal costituzionalista e di augurarsi che quanto prima si proceda alla modifica del regolamento della Camera.
Sul tema di quanto sia rischioso voler procedere ad una riforma del regolamento della Camera prima di sapere se il Parlamento continuerà ad avere un assetto bicamerale, come ora, o invece ne assumerà uno monocamerale, questo blog ha già detto la sua in uno dei post dei giorni precedenti.
Quello che stupisce è il fatto che la Presidente Boldrini prenda apertamente posizione su un provvedimento che dovrà essere esaminato e approvato dall’aula che lei, materialmente, o comunque idealmente, dovrà presiedere. Senza considerare che la bozza di riforma del regolamento non è stata approvata all’unanimità, ma a quella della maggioranza si accompagnerà un testo di minoranza. Dunque le posizioni in campo sono ufficialmente due.
Se la presidente della Camera sul proprio sito personale, come fa in questa occasione, prende apertamente una posizione politica, e a nostro avviso contravviene al suo ruolo super partes e di rappresentanza dell’intera istituzione che le attribuisce l’articolo 8 del regolamento per divenire parte in causa.
Che poi la presidente Boldrini, ovvero la terza carica dello stato, senta l’esigenza di dichiararsi pubblicamente d’accordo con le tesi pubblicistiche di Ainis su un tema come quello della riforma del regolamento della Camera è un segnale, sempre a nostro avviso, di una certa timidezza e soggezione istituzionale.

Nessun commento:

Posta un commento