Può un governo barare su un tema tanto delicato come quello
delle calamità naturali? Può la stampa essere così cialtrona o connivente da
avvalorare questo raggiro politico? In Italia in entrambe i casi la risposta è
si.
Se oggi si apre qualsiasi giornale italiano si legge di un
fondo per le emergenze come quelle della Sardegna istituito con il
maxiemendamento alla legge di stabilità e finanziato con i risparmi della legge
che ha ridotto il finanziamento pubblico ai partiti. Le informazioni su questa
norma sono molto scarne, ma tutte fanno pensare ad un provvedimento ex novo del
governo, istituito a seguito della decisione di distrarre risorse da altre voci
di spesa.
Il comma in questione è il 251 e basta leggerlo per accorgersi
con stupore che non è affatto così. Infatti il governo destina 60 dei 68
milioni di risparmi ottenuti dalla legge che ha ridotto il finanziamento
pubblico ai partiti (ovviamente parliamo di quella del 2012 della scorsa
legislatura, perché quella dell’attuale governo è insabbiata in Senato) ad una
serie di interventi individuati dai commi 227 a 232 dello stesso
maxiemendamento e che riguardano a vario titolo ricostruzione di territori
colpiti da calamità naturali già avvenute.
Qual è il problema? Molto semplice che il governo non si è
inventato nulla di nuovo ma ha solo applicato quello che già prevedeva la legge
del 2012 sul finanziamento ai partiti, che all’articolo 16 stabiliva che i
risparmi ottenuti per gli anni 2012 e 2013 dovessero essere utilizzati per gli
interventi di ricostruzione provocati dalle calamità naturali verificatesi in
Italia dal 1 gennaio 2009.
Non solo, ma semmai il governo ha scippato 8 milioni ai
terremotati e ai danneggiati da calamità varie, stornando questi soldi dal
totale dei risparmi ottenuti nel 2013 grazie alla legge 96/2012, per destinarli
ad un fondo che gli serve sostanzialmente per fare cassa.

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