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martedì 4 novembre 2014

LA LEGGE DI STABILITA' TAGLIA 222 MILIONI ALLA LOTTA AL CRIMINE E 53 AL SOCCORSO CIVILE



Un taglio di circa 222 milioni di euro nel triennio 2015-2017 alla missione Ordine pubblico e sicurezza è una delle norme di cui si compone la legge di stabilità 2015. In realtà questo taglio al ministero dell’Interno su di una missione di spesa sensibile come quella della lotta alla criminalità non balza subito agli occhi nella lettura dell’articolato, anche perché non si trova all’interno dell’articolato ma in una delle tabelle allegate al provvedimento. Formalmente figura nell’elenco numero 2 citato dall’articolo 24 della manovra, più precisamente per chi volesse cercarsela carte alla mano si trova a pag. 164 dello stampato 2679-bis della Camera dei Deputati. A questi tagli se ne aggiungono altri 53 milioni, sempre nel triennio 2015-2017, alla missione relativa al soccorso civile. Tagli che fanno un certo rumore e che francamente sorprendono, al di là delle valutazioni complessive sulla legge di stabilità, perché certamente non possono essere giustificati con la spending review riduzioni di spesa su temi sensibili e di grande rilievo per la vita dei cittadini, come il contrasto al crimine e l’assicurazione dell’ordine pubblico o la prevenzione dal rischio e il soccorso pubblico.  

giovedì 19 dicembre 2013

TRA LE MANCE DELLA LEGGE DI STABILITA' ANCHE 30 MILIONI ALLA VERA LEGGE MANCIA



La legge di stabilità che la Camera sta per approvare rifinanzia con 30 milioni di euro per il solo 2014 la famigerata legge mancia. Il comma in questione è il 248 il quale, appunto, destina 30 milioni al fondo di cui all’articolo 13, comma 3 quater, del decreto 112/2008. Questo fondo contiene risorse da destinare al risanamento, al recupero o allo sviluppo dei territori, e la destinazione di queste risorse è si operata dal Ministro dell’Economia, ma sulla base di un apposito atto di indirizzo delle commissioni bilancio di camera e senato in cui vengono indicati i destinatari e le quote da ricevere. La legge mancia appunto. Va detto che i 30 milioni stanziati sono inferiori agli stanziamenti degli anni precedenti per la stessa finalità, ed in realtà il governo non ha fatto altro che ridare al parlamento gli stessi soldi che nel corso del 2013 erano rimasti sul fondo della legge mancia ma che i parlamentari non avevano avuto il coraggio di spendere, per ovvi motivi legati alle elezioni e alla crescente ostilità verso la politica.
Ma se nel corso di questo anno non c’è stato il coraggio di utilizzare questi soldi, perché pretendere che venissero stanziati nuovamente, magari per lasciarli inutilizzati anche quest’anno? Difficile dirlo probabilmente sapere che i fondi della legge mancia sono lì a disposizione ai nostri parlamentari fa lo stesso effetto rassicurante che ha la lucina accesa di notte per i bimbi piccoli.
Va detto però che un emendamento approvato in commissione ha limitato in parte la libertà di manovra nella destinazione di questi 30 milioni, stabilendo che queste risorse debbano essere destinate prioritariamente ad interventi di messa in sicurezza del territorio. Ovviamente se al posto di prioritariamente si fosse utilizzato l’avverbio esclusivamente sarebbe stato ancora meglio.

venerdì 13 dicembre 2013

BOCCIA L'INNOVATORE FA VOTARE UN EMENDAMENTO SENZA LA PRESENZA DEL SUO SOTTOSCRITTORE



Quando si vota una legge di stabilità, di cose originali in commissione ne succedono inevitabilmente a iosa. Nella seduta di ieri della commissione bilancio ne è capitata una più insolita delle altre. Il Presidente Boccia ha stravolto la prassi consolidata di aula e commissione consentendo che fosse posto in votazione un emendamento a firma di un deputato non presente e non sottoscritto dal presidente del suo gruppo. Parliamo dell’emendamento 1.1464 Polidori. Va detto che il Presidente Boccia sulle prime constatando l’assenza dell’onorevole Polidori, aveva dichiarato l’emendamento decaduto. Questa decidione è stata contestata dall’on. Corsaro, in base alla tesi che in commissione si stavano votando solo emendamenti segnalati, cioè solo una selezione effettuata dai vari gruppi di quelli ritenuti prioritari. Ciò, ha sostenuto Corsaro, doveva indurre a compiere un eccezione alla prassi consolidata e consetire di votare comunque l’emendamento. Boccia dopo una sostanziale perplessità, ha acconsentito e dunque la commissione ha votato l’emendamento bocciandolo.
Nel regolamento della camera non vi è una norma che esplicitamente stabilisce che quando si debba votare un emendamento firmato da un deputato assente, questo debba intendersi ritirato. Ma questo principio è, come detto prassi consolidata, basta sfogliare a caso qualsiasi resoconto di commissione per accorgersene. Inoltre tale prassi è stata probabilmente mutuata dal disposto del comma 2 dell’articolo 36 del regolamento della Camera che prevede che un deputato iscritto a parlare che risulti assente al momento in cui il Presidente lo chiama perde il suo diritto a parlare perché si intende vi abbia rinunziato. Stesso principio afferma il comma 3 dell’articolo 52, stabilendo che se un deputato ha sottoscritto una richiesta di votazione nominale o di scrutinio segreto non è presente quando si sta per votare, la sua firma si deve considerare ritirata.
La cosa più curiosa dell’episodio sta, però, nel resoconto pubblicato della seduta. Infatti tutta la discussione sopra riassunta non è affatto riportata, forse per evitare di ufficializzare un precedente così nuovo che di certo, per i cultori dei regolamenti e della prassi non va a merito del presidente Boccia. Solo chi, come noi, seguiva la diretta dall’anticamera ha potuto godersi la chicca.

giovedì 5 dicembre 2013

CURIOSITA' SULLA LEGGE DI STABILITA' 2014



Il cuore di una legge di stabilità è costituito dalle norme in materia di fisco e di interventi macroeconomici, ed è da questi temi che dipende il giudizio in positivo o in negativo. Allo stesso tempo all’interno di una legge di stabilità vi sono delle norme che meritano di essere segnalate in senso negativo pur non svolgendo un ruolo fondamentale all’interno della stessa legge di bilancio.
La norma che più colpisce perché va in netta controtendenza con la filosofia dell’intera legge, improntata ai tagli e alle economie, è il comma 266 (parliamo di commi perché a seguito dalla fiducia apposta al senato la legge si compone di un solo articolo di oltre 500 commi), che dispone l’aumento del 50% per il 2014 dello stipendio percepito dal Garante del contribuente. Questa disposizione colpisce perché l’aumento di stipendio è rilevantissimo ( se uno guadagnava 100.000 euro l’anno si troverebbe a guadagnarne 50.000 in più) e dal testo non se ne riescono a comprendere le ragioni.
Altra norma che merita di essere segnalata sempre in senso negativo riguarda il comma 191. Qui si dispone che entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge il Ministro dell’economia dovrà ripartire 26 milioni di euro tra una serie di voci riportate in un elenco allegato al testo della legge (pag. 197 dello stampato della Camera). Se si va a vedere questo elenco si nota che alla voce collaborazione ib campo radiotelevisivo tra Italia e Repubblica di San Marino si prevede di spendere 6 milioni, mentre per le vittime del terrorismo 1 milione. La ripartizione sorprende ancora di più a fronte della polemica esplosa circa il mancato indennizzo dei parenti delle vittime della strage di Bologna. Indennizzo previsto per legge ma non corrisposto materialmente con questa legge proprio perché lo stanziamento per le vittime del terrorismo è troppo basso, mentre ci vorrebbero 5 milioni in più.
Tra i commisi che sorprendono in senso negativo c’è il 316 che quasi di nascosto elimina il pagamento straordinario oggi previsto dai contratti per la giornata lavorativa svolta di giorno festivo. Un danno consistente per i lavoratori italiani che già non se la passano tanto bene.
Chiudiamo queste breve noticine sulla legge di stabilità con il comma 313 dove dagli emolumenti che fanno cumulo ai fini del l’applicazione del tetto agli stipendi dei manager pubblici, sono esclusi i compensi percepiti per prestazioni occasionali. Tradotto si stabilisce che le consulenze, ovvero una delle principali voci di spesa della pubblica amministrazione non sono conteggiabili ai fini del cumulo di cui sopra.

mercoledì 27 novembre 2013

IL GOVERNO BARA SULLE CALAMITA' E SUI FONDI DEI PARTITI, LA STAMPA GLI TIENE IL GIOCO



Può un governo barare su un tema tanto delicato come quello delle calamità naturali? Può la stampa essere così cialtrona o connivente da avvalorare questo raggiro politico? In Italia in entrambe i casi la risposta è si.
Se oggi si apre qualsiasi giornale italiano si legge di un fondo per le emergenze come quelle della Sardegna istituito con il maxiemendamento alla legge di stabilità e finanziato con i risparmi della legge che ha ridotto il finanziamento pubblico ai partiti. Le informazioni su questa norma sono molto scarne, ma tutte fanno pensare ad un provvedimento ex novo del governo, istituito a seguito della decisione di distrarre risorse da altre voci di spesa.
Il comma in questione è il 251 e basta leggerlo per accorgersi con stupore che non è affatto così. Infatti il governo destina 60 dei 68 milioni di risparmi ottenuti dalla legge che ha ridotto il finanziamento pubblico ai partiti (ovviamente parliamo di quella del 2012 della scorsa legislatura, perché quella dell’attuale governo è insabbiata in Senato) ad una serie di interventi individuati dai commi 227 a 232 dello stesso maxiemendamento e che riguardano a vario titolo ricostruzione di territori colpiti da calamità naturali già avvenute.
Qual è il problema? Molto semplice che il governo non si è inventato nulla di nuovo ma ha solo applicato quello che già prevedeva la legge del 2012 sul finanziamento ai partiti, che all’articolo 16 stabiliva che i risparmi ottenuti per gli anni 2012 e 2013 dovessero essere utilizzati per gli interventi di ricostruzione provocati dalle calamità naturali verificatesi in Italia dal 1 gennaio 2009.
Non solo, ma semmai il governo ha scippato 8 milioni ai terremotati e ai danneggiati da calamità varie, stornando questi soldi dal totale dei risparmi ottenuti nel 2013 grazie alla legge 96/2012, per destinarli ad un fondo che gli serve sostanzialmente per fare cassa.