Un taglio di circa 222 milioni di euro nel triennio 2015-2017
alla missione Ordine pubblico e sicurezza è una delle norme di cui si compone
la legge di stabilità 2015. In realtà questo taglio al ministero dell’Interno
su di una missione di spesa sensibile come quella della lotta alla criminalità
non balza subito agli occhi nella lettura dell’articolato, anche perché non si
trova all’interno dell’articolato ma in una delle tabelle allegate al
provvedimento. Formalmente figura nell’elenco numero 2 citato dall’articolo 24
della manovra, più precisamente per chi volesse cercarsela carte alla mano si
trova a pag. 164 dello stampato 2679-bis della Camera dei Deputati. A questi tagli
se ne aggiungono altri 53 milioni, sempre nel triennio 2015-2017, alla missione
relativa al soccorso civile. Tagli che fanno un certo rumore e che francamente
sorprendono, al di là delle valutazioni complessive sulla legge di stabilità, perché
certamente non possono essere giustificati con la spending review riduzioni di
spesa su temi sensibili e di grande rilievo per la vita dei cittadini, come il
contrasto al crimine e l’assicurazione dell’ordine pubblico o la prevenzione
dal rischio e il soccorso pubblico.
La Camera dei Deputati e le sue attività raccontate in modo semplice, chiaro e accessibile a tutti.
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martedì 4 novembre 2014
giovedì 19 dicembre 2013
TRA LE MANCE DELLA LEGGE DI STABILITA' ANCHE 30 MILIONI ALLA VERA LEGGE MANCIA
La legge di stabilità che la
Camera sta per approvare rifinanzia con 30 milioni di euro per il solo 2014 la
famigerata legge mancia. Il comma in questione è il 248 il quale, appunto,
destina 30 milioni al fondo di cui all’articolo 13, comma 3 quater, del decreto
112/2008. Questo fondo contiene risorse da destinare al risanamento, al
recupero o allo sviluppo dei territori, e la destinazione di queste risorse è
si operata dal Ministro dell’Economia, ma sulla base di un apposito atto di
indirizzo delle commissioni bilancio di camera e senato in cui vengono indicati
i destinatari e le quote da ricevere. La legge mancia appunto. Va detto che i
30 milioni stanziati sono inferiori agli stanziamenti degli anni precedenti per
la stessa finalità, ed in realtà il governo non ha fatto altro che ridare al
parlamento gli stessi soldi che nel corso del 2013 erano rimasti sul fondo
della legge mancia ma che i parlamentari non avevano avuto il coraggio di
spendere, per ovvi motivi legati alle elezioni e alla crescente ostilità verso
la politica.
Ma se nel corso di questo anno
non c’è stato il coraggio di utilizzare questi soldi, perché pretendere che
venissero stanziati nuovamente, magari per lasciarli inutilizzati anche quest’anno?
Difficile dirlo probabilmente sapere che i fondi della legge mancia sono lì a
disposizione ai nostri parlamentari fa lo stesso effetto rassicurante che ha la
lucina accesa di notte per i bimbi piccoli.
Va detto però che un emendamento
approvato in commissione ha limitato in parte la libertà di manovra nella destinazione
di questi 30 milioni, stabilendo che queste risorse debbano essere destinate
prioritariamente ad interventi di messa in sicurezza del territorio. Ovviamente
se al posto di prioritariamente si fosse utilizzato l’avverbio esclusivamente
sarebbe stato ancora meglio.
venerdì 13 dicembre 2013
BOCCIA L'INNOVATORE FA VOTARE UN EMENDAMENTO SENZA LA PRESENZA DEL SUO SOTTOSCRITTORE
Quando si vota una legge di stabilità, di cose originali in
commissione ne succedono inevitabilmente a iosa. Nella seduta di ieri della
commissione bilancio ne è capitata una più insolita delle altre. Il Presidente
Boccia ha stravolto la prassi consolidata di aula e commissione consentendo che
fosse posto in votazione un emendamento a firma di un deputato non presente e
non sottoscritto dal presidente del suo gruppo. Parliamo dell’emendamento
1.1464 Polidori. Va detto che il Presidente Boccia sulle prime constatando l’assenza
dell’onorevole Polidori, aveva dichiarato l’emendamento decaduto. Questa
decidione è stata contestata dall’on. Corsaro, in base alla tesi che in
commissione si stavano votando solo emendamenti segnalati, cioè solo una
selezione effettuata dai vari gruppi di quelli ritenuti prioritari. Ciò, ha
sostenuto Corsaro, doveva indurre a compiere un eccezione alla prassi
consolidata e consetire di votare comunque l’emendamento. Boccia dopo una
sostanziale perplessità, ha acconsentito e dunque la commissione ha votato l’emendamento
bocciandolo.
Nel regolamento della camera non vi è una norma che
esplicitamente stabilisce che quando si debba votare un emendamento firmato da
un deputato assente, questo debba intendersi ritirato. Ma questo principio è,
come detto prassi consolidata, basta sfogliare a caso qualsiasi resoconto di
commissione per accorgersene. Inoltre tale prassi è stata probabilmente mutuata
dal disposto del comma 2 dell’articolo 36 del regolamento della Camera che
prevede che un deputato iscritto a parlare che risulti assente al momento in
cui il Presidente lo chiama perde il suo diritto a parlare perché si intende vi
abbia rinunziato. Stesso principio afferma il comma 3 dell’articolo 52,
stabilendo che se un deputato ha sottoscritto una richiesta di votazione
nominale o di scrutinio segreto non è presente quando si sta per votare, la sua
firma si deve considerare ritirata.
La cosa più curiosa dell’episodio sta, però, nel resoconto
pubblicato della seduta. Infatti tutta la discussione sopra riassunta non è
affatto riportata, forse per evitare di ufficializzare un precedente così nuovo
che di certo, per i cultori dei regolamenti e della prassi non va a merito del
presidente Boccia. Solo chi, come noi, seguiva la diretta dall’anticamera ha
potuto godersi la chicca.
giovedì 5 dicembre 2013
CURIOSITA' SULLA LEGGE DI STABILITA' 2014
Il cuore di una legge di stabilità è costituito dalle norme
in materia di fisco e di interventi macroeconomici, ed è da questi temi che
dipende il giudizio in positivo o in negativo. Allo stesso tempo all’interno di
una legge di stabilità vi sono delle norme che meritano di essere segnalate in
senso negativo pur non svolgendo un ruolo fondamentale all’interno della stessa
legge di bilancio.
La norma che più colpisce perché va in netta controtendenza
con la filosofia dell’intera legge, improntata ai tagli e alle economie, è il
comma 266 (parliamo di commi perché a seguito dalla fiducia apposta al senato
la legge si compone di un solo articolo di oltre 500 commi), che dispone l’aumento
del 50% per il 2014 dello stipendio percepito dal Garante del contribuente.
Questa disposizione colpisce perché l’aumento di stipendio è rilevantissimo (
se uno guadagnava 100.000 euro l’anno si troverebbe a guadagnarne 50.000 in
più) e dal testo non se ne riescono a comprendere le ragioni.
Altra norma che merita di essere segnalata sempre in senso
negativo riguarda il comma 191. Qui si dispone che entro 30 giorni dall’entrata
in vigore della legge il Ministro dell’economia dovrà ripartire 26 milioni di
euro tra una serie di voci riportate in un elenco allegato al testo della legge
(pag. 197 dello stampato della Camera). Se si va a vedere questo elenco si nota
che alla voce collaborazione ib campo radiotelevisivo tra Italia e Repubblica
di San Marino si prevede di spendere 6 milioni, mentre per le vittime del
terrorismo 1 milione. La ripartizione sorprende ancora di più a fronte della
polemica esplosa circa il mancato indennizzo dei parenti delle vittime della
strage di Bologna. Indennizzo previsto per legge ma non corrisposto materialmente
con questa legge proprio perché lo stanziamento per le vittime del terrorismo è
troppo basso, mentre ci vorrebbero 5 milioni in più.
Tra i commisi che sorprendono in senso negativo c’è il 316
che quasi di nascosto elimina il pagamento straordinario oggi previsto dai
contratti per la giornata lavorativa svolta di giorno festivo. Un danno
consistente per i lavoratori italiani che già non se la passano tanto bene.
Chiudiamo queste breve noticine sulla legge di stabilità con
il comma 313 dove dagli emolumenti che fanno cumulo ai fini del l’applicazione
del tetto agli stipendi dei manager pubblici, sono esclusi i compensi percepiti
per prestazioni occasionali. Tradotto si stabilisce che le consulenze, ovvero
una delle principali voci di spesa della pubblica amministrazione non sono
conteggiabili ai fini del cumulo di cui sopra.
mercoledì 27 novembre 2013
IL GOVERNO BARA SULLE CALAMITA' E SUI FONDI DEI PARTITI, LA STAMPA GLI TIENE IL GIOCO
Può un governo barare su un tema tanto delicato come quello
delle calamità naturali? Può la stampa essere così cialtrona o connivente da
avvalorare questo raggiro politico? In Italia in entrambe i casi la risposta è
si.
Se oggi si apre qualsiasi giornale italiano si legge di un
fondo per le emergenze come quelle della Sardegna istituito con il
maxiemendamento alla legge di stabilità e finanziato con i risparmi della legge
che ha ridotto il finanziamento pubblico ai partiti. Le informazioni su questa
norma sono molto scarne, ma tutte fanno pensare ad un provvedimento ex novo del
governo, istituito a seguito della decisione di distrarre risorse da altre voci
di spesa.
Il comma in questione è il 251 e basta leggerlo per accorgersi
con stupore che non è affatto così. Infatti il governo destina 60 dei 68
milioni di risparmi ottenuti dalla legge che ha ridotto il finanziamento
pubblico ai partiti (ovviamente parliamo di quella del 2012 della scorsa
legislatura, perché quella dell’attuale governo è insabbiata in Senato) ad una
serie di interventi individuati dai commi 227 a 232 dello stesso
maxiemendamento e che riguardano a vario titolo ricostruzione di territori
colpiti da calamità naturali già avvenute.
Qual è il problema? Molto semplice che il governo non si è
inventato nulla di nuovo ma ha solo applicato quello che già prevedeva la legge
del 2012 sul finanziamento ai partiti, che all’articolo 16 stabiliva che i
risparmi ottenuti per gli anni 2012 e 2013 dovessero essere utilizzati per gli
interventi di ricostruzione provocati dalle calamità naturali verificatesi in
Italia dal 1 gennaio 2009.
Non solo, ma semmai il governo ha scippato 8 milioni ai
terremotati e ai danneggiati da calamità varie, stornando questi soldi dal
totale dei risparmi ottenuti nel 2013 grazie alla legge 96/2012, per destinarli
ad un fondo che gli serve sostanzialmente per fare cassa.
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