giovedì 14 novembre 2013

GIRO DI VITE SULLA SECRETAZIONE DEGLI APPALTI PUBBLICI?



Qualche giorno fa Sergio Rizzo sul Corriere della Sera ha rivelato la vicenda della nuova sede dell’Agenzia Spaziale Italiana a Roma Tor Vergata, il cui costo finale è lievitato di ben 7 volte il preventivo iniziale. Tra le cause di questa esplosione dei costi  si apprende esservi anche la secretazione dell’appalto decisa per “motivi di sicurezza”.
Ebbene in questi giorni in commissione affari costituzionali alla Camera si sta esaminando proprio una proposta di legge che vuole rivedere la disciplina della secretazione degli appalti pubblici in deroga alle normative vigenti (A.C. 219). In realtà il leghista Grimoldi, primo firmatario della leggina, non ha fatto altro che ripresentare il testo unificato al quale si era giunti in commissione nella scorsa legislatura e il cui esame si era interrotto per la fine anticipata della stessa.
L’articolo che regola la secretazione degli appalti è il 17 dell’ decreto legislativo 163 del 2006. La proposta di legge, ma sarebbe più opportuno parlare di leggina, in realtà rischia di essere acqua fresca, come spesso accade con le mediazioni. In sostanza l’unica modifica che si introduce all’attuale regime riguarda un controllo preventivo della Corte dei Conti sulla legittimità dell’appalto, che però se non arriva entro 45 giorni si traduce in silenzio assenso.
Purtroppo non viene minimamente toccato il comma 4 dell’articolo 17 che prevede la possibilità, sulla base di motivi di sicurezza di procedere ad affidamenti diretti degli appalti senza procedere neppure ad una gara con un numero di soggetti partecipanti ristretto.
Su 12 emendamenti presentati al testo in esame 10 sono del Movimento 5 stelle e tutti volti a limitare il più possibile e a meglio definire le procedure per la secretazione. Tra quelli più rilevanti ce n’è uno che interviene proprio sul comma 4 dell’articolo 17 del dlgs stabilendo che gli enti che vi ricorrano debbano specificamente motivare le esigenze che hanno portato all’affidamento diretto di un appalto, e obbligandoli a redigere una relazione scritta nelle quali dare conto della ricerca effettuata dei soggetti e delle motivazioni in base alle quali sono stati ritenuti non idonei per partecipare ad una gara. Altra proposta di modifica rilevante riguarda quella che prevede che l’atto di secretazione sia disposto dall’autorità politica, come più volte richiesto dalla Corte dei Conti e non da semplici funzionari amministrativi come avviene invece ora.
La prossima settimana si passerà ai voti e il quadro potrà essere più chiaro.

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