L’impressione che le
interpellanze rivolte al Ministro Nunzia De Girolamo in merito alla vicenda
relativa alle presunte pressioni nei confronti della ASL di Benevento non
fossero lo strumento parlamentare più consono per ottenere chiarimenti su un
tema che ha oggettivamente una notevole rilevanza politica era giusta (vedi post di ieri). A
confermarlo c’è la circolare del presidente della Camera del 21 febbraio 1996
proprio in tema di ammissibilità di atti di sindacato ispettivo. Il paragrafo
2.3, lettera g, di questa circolare recita molto chiaramente sono pertanto
inammissibili atti di sindacato ispettivo su “g) atti o
comportamenti dei membri del Governo, antecedenti l'assunzione della carica o
non influenti sul suo esercizio”.
Le vicende agli onori delle
cronache che riguardano il Ministro sono ovviamente antecedenti alla sua
nomina, risalendo al 2012, ma tecnicamente non influiscono neppure sulle sue
funzioni di Ministro dell’Agricoltura. E’ ovvio che il parlamento ha pienamente
diritto a chiedere spiegazioni su una vicenda che politicamente investe il
governo, o un suo ministro, ma in questo caso lo strumento tecnico doveva
essere un altro come un’informativa sulla vicenda e sui provvedimenti eventuali
che si volessero assumere da parte del governo, oppure se si voleva seguire la
strada del sindacato ispettivo si doveva interrogare il Presidente del
Consiglio o il Ministro per i rapporti con il Parlamento.
Ecco dunque spiegato perché nella
propria interpellanza il Pd ha voluto inserire una parte strettamente attinente
alle competenze del Ministero dell’agricoltura,
ma che non centra nulla con le vicende che stanno facendo fibrillare il governo
e parte della maggioranza. Per evitare che la propria interpellanza potesse
essere dichiarata inammissibile, e che alla luce della circolare presidenziale
lo doveva essere per la parte non attinente. Totalmente inammissibile, come
avevamo sottolineato nel post di ieri, doveva invece essere l’interpellanza
presentata da NCD a firma di Enrico Costa, che chiedeva esclusivamente alla De
Girolamo come intendesse tutelarsi e “ricostituire la basi dello stato di
diritto”.
A chi spettava far rispettare i
criteri di inammissibilità sulle interpellanze presentate? Ovviamente al
presidente della Camera come prevede il regolamento, ma in questo caso ci
sentiamo di assolvere parzialmente la Presidente Boldrini che si trova, nel
caso di specie, come un arbitro al quale il proprio guardalinee (gli uffici
preposti) non ha segnalato un fuorigioco non facilissimo da vedere, ma che
comunque era fuorigioco.

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