venerdì 17 gennaio 2014

LE INTERPELLANZE ALLA DE GIROLAMO ERANO INAMMISSIBILI



L’impressione che le interpellanze rivolte al Ministro Nunzia De Girolamo in merito alla vicenda relativa alle presunte pressioni nei confronti della ASL di Benevento non fossero lo strumento parlamentare più consono per ottenere chiarimenti su un tema che ha oggettivamente una notevole rilevanza politica era giusta (vedi post di ieri). A confermarlo c’è la circolare del presidente della Camera del 21 febbraio 1996 proprio in tema di ammissibilità di atti di sindacato ispettivo. Il paragrafo 2.3, lettera g, di questa circolare recita molto chiaramente sono pertanto inammissibili atti di sindacato ispettivo  su “g) atti o comportamenti dei membri del Governo, antecedenti l'assunzione della carica o non influenti sul suo esercizio”.
 Le vicende agli onori delle cronache che riguardano il Ministro sono ovviamente antecedenti alla sua nomina, risalendo al 2012, ma tecnicamente non influiscono neppure sulle sue funzioni di Ministro dell’Agricoltura. E’ ovvio che il parlamento ha pienamente diritto a chiedere spiegazioni su una vicenda che politicamente investe il governo, o un suo ministro, ma in questo caso lo strumento tecnico doveva essere un altro come un’informativa sulla vicenda e sui provvedimenti eventuali che si volessero assumere da parte del governo, oppure se si voleva seguire la strada del sindacato ispettivo si doveva interrogare il Presidente del Consiglio o il Ministro per i rapporti con il Parlamento.
Ecco dunque spiegato perché nella propria interpellanza il Pd ha voluto inserire una parte strettamente attinente alle competenze del  Ministero dell’agricoltura, ma che non centra nulla con le vicende che stanno facendo fibrillare il governo e parte della maggioranza. Per evitare che la propria interpellanza potesse essere dichiarata inammissibile, e che alla luce della circolare presidenziale lo doveva essere per la parte non attinente. Totalmente inammissibile, come avevamo sottolineato nel post di ieri, doveva invece essere l’interpellanza presentata da NCD a firma di Enrico Costa, che chiedeva esclusivamente alla De Girolamo come intendesse tutelarsi e “ricostituire la basi dello stato di diritto”.
A chi spettava far rispettare i criteri di inammissibilità sulle interpellanze presentate? Ovviamente al presidente della Camera come prevede il regolamento, ma in questo caso ci sentiamo di assolvere parzialmente la Presidente Boldrini che si trova, nel caso di specie, come un arbitro al quale il proprio guardalinee (gli uffici preposti) non ha segnalato un fuorigioco non facilissimo da vedere, ma che comunque era fuorigioco.  

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