La pubblicazione della sentenza della Consulta in merito
alla bocciatura di alcune parti dell’attuale legge elettorale ha rilanciato e,
almeno a parole, accelerato ulteriormente il processo di riforma della stessa
legge. Già nella scorsa settimana l’esame per l’aula è stato calendarizzato per
il prossimo 27 gennaio.
Probabilmente ci smentiranno, ma alla luce del calendario
dei lavori stabilito in commissione, appare quanto mai improbabile, per non
dire impossibile, che il 27 gennaio possa arrivare un testo di legge elettorale
in aula.
Nella scorsa settimana, infatti, ci si è limitati a
stabilire solo il timing dell’esame. Tutta questa settimana, da lunedì a
venerdì, è invece dedicata alle audizioni. Prima del 27 gennaio non rimane
dunque che una settimana di lavoro in commissione per svolgere l’esame vero e
proprio, il che significa nomina di un relatore, dibattito sulle linee
generali, individuazione di un testo base o realizzazione di un testo
unificato, presentazione, esame e voto degli emendamenti ed infine mandato al
relatore.
I tempi sarebbero strettissimi per qualsiasi provvedimento
legislativo di terza o quarta categoria in ordine di importanza, figuriamoci
per una legge fondamentale (per qualsiasi forza politica) come la legge elettorale.
Quando parliamo di settimana infatti, è bene precisare che se si tratta di
votare i giorni disponibili nella migliore ipotesi sono 4, da martedì a
venerdì.
C’è poi da tenere presente che, al momento sono formalmente
depositati e dunque all’esame, una marea di disegni di legge, ma tra questi se
si fa eccezione per il Mattarellum classico non ce n’è neppure uno di quelli
proposti da Renzi e sui quali si dovrebbe giocare la vera partita.
Se poi si aggiunge che ad oggi non solo non è raggiunto un
accordo politico, ma neppure sembra alle viste, ne all’interno della
maggioranza e tanto meno trasversale, le probabilità che al 27 gennaio si possa
avere un testo in grado di affrontare l’aula si riducono ancora di più. Infatti
anche se si raggiungesse un accordo maggioritario su un determinato sistema,
per esempio il sindaco d’Italia, poi le forze che hanno stretto l’accordo
cercheranno di tirare la coperta ognuna dalla propria parte sulle tecnicalità
che però sono fondamentali ai fini di un risultato piuttosto che un altro.
Se oggi dovessimo puntare un euro sul rispetto della
scadenza del 27 punteremmo contro. Ma la domanda che ci poniamo è un’altra: ma
a cosa è servito, e soprattutto non è autolesionista, aver voluto individuare
un termine talmente stretto da metterne a rischio il rispetto?

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