martedì 14 gennaio 2014

LEGGE ELETTORALE: DIFFICILE CHE IL 27 SIA IN AULA



La pubblicazione della sentenza della Consulta in merito alla bocciatura di alcune parti dell’attuale legge elettorale ha rilanciato e, almeno a parole, accelerato ulteriormente il processo di riforma della stessa legge. Già nella scorsa settimana l’esame per l’aula è stato calendarizzato per il prossimo 27 gennaio.
Probabilmente ci smentiranno, ma alla luce del calendario dei lavori stabilito in commissione, appare quanto mai improbabile, per non dire impossibile, che il 27 gennaio possa arrivare un testo di legge elettorale in aula.
Nella scorsa settimana, infatti, ci si è limitati a stabilire solo il timing dell’esame. Tutta questa settimana, da lunedì a venerdì, è invece dedicata alle audizioni. Prima del 27 gennaio non rimane dunque che una settimana di lavoro in commissione per svolgere l’esame vero e proprio, il che significa nomina di un relatore, dibattito sulle linee generali, individuazione di un testo base o realizzazione di un testo unificato, presentazione, esame e voto degli emendamenti ed infine mandato al relatore.
I tempi sarebbero strettissimi per qualsiasi provvedimento legislativo di terza o quarta categoria in ordine di importanza, figuriamoci per una legge fondamentale (per qualsiasi forza politica) come la legge elettorale. Quando parliamo di settimana infatti, è bene precisare che se si tratta di votare i giorni disponibili nella migliore ipotesi sono 4, da martedì a venerdì.
C’è poi da tenere presente che, al momento sono formalmente depositati e dunque all’esame, una marea di disegni di legge, ma tra questi se si fa eccezione per il Mattarellum classico non ce n’è neppure uno di quelli proposti da Renzi e sui quali si dovrebbe giocare la vera partita.
Se poi si aggiunge che ad oggi non solo non è raggiunto un accordo politico, ma neppure sembra alle viste, ne all’interno della maggioranza e tanto meno trasversale, le probabilità che al 27 gennaio si possa avere un testo in grado di affrontare l’aula si riducono ancora di più. Infatti anche se si raggiungesse un accordo maggioritario su un determinato sistema, per esempio il sindaco d’Italia, poi le forze che hanno stretto l’accordo cercheranno di tirare la coperta ognuna dalla propria parte sulle tecnicalità che però sono fondamentali ai fini di un risultato piuttosto che un altro.
Se oggi dovessimo puntare un euro sul rispetto della scadenza del 27 punteremmo contro. Ma la domanda che ci poniamo è un’altra: ma a cosa è servito, e soprattutto non è autolesionista, aver voluto individuare un termine talmente stretto da metterne a rischio il rispetto?  

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