Ieri in commissione sulla legge elettorale proposta da Renzi
sono cadute molte critiche e altrettanti distinguo, in particolare da parte di
molti deputati Pd (per la seduta della Commissione Affari Costituzionali e il
relativo resoconto rinviamo al post pubblicano nella pagina della cronaca
parlamentare). A queste se ne è aggiunta una tanto inaspettata, quanto
politicamente rilevante che è quella del Ministro Quagliariello.
Il Ministro per le riforme ha preso la parola nel corso dell’esame
che si stava svolgendo in discussione generale in commissione affari
costituzionali ed ha criticato duramente (come si può leggere nel resoconto del
suo intervento riportato per intero di seguito) i capi saldi su cui si basa l’Italicum,
ovvero premio di maggioranza e preferenze. Sul primo punto Quagliariello ha
addirittura superato il movimento 5 stelle nel paragone con la legge Acerbo. Il
primo a citare la legge ultra maggioritaria del 1923 voluta da Mussolini è
stato il penta stellato Danilo Toninelli, ma il Ministro è andato ben oltre
definendo ben peggiore della legge elettorale fascista il combinato disposto prodotto
da sbarramento e premio di maggioranza previsto dal sistema elettorale su cui
si stava discutendo.
Ovviamente Gaetano Quagliariello è un esponente politico di
NCD e come tale ha diritto di esprimere legittime posizioni politiche personali
e di partito. Ma ieri non è intervenuto in commissione il politico di NCD, che
da semplice senatore non avrebbe neppure potuto parlare alla Camera, ma il
Ministro delle Riforme del Governo Letta. Dunque le critiche che ha rivolto non
possono essere che in veste ufficiale di Ministro (anche perché nell’incipit
del suo intervento sottolinea di mettere da parte opinioni personali). E a
questo punto una domanda si impone, e qualcuno l’avrebbe dovuta porre in commissione,
ma la posizione del Ministro è quella ufficiale del governo Letta sulla legge
elettorale?
Resoconto dell’intervento
del Ministro Quagliariello:
Il ministro Gaetano QUAGLIARIELLO intende svolgere, a
conclusione del dibattito, alcune riflessioni su quanto emerso finora, prescindendo
dalle proprie opinioni personali sul tema ma evidenziando alcuni aspetti
di diritto costituzionale, al fine di dare un contributo, seppure indiretto,
alla definizione del testo base.
Sottolinea, preliminarmente, come sia da evitare l'adozione di un nuovo sistema elettorale che vada incontro alle medesime censure già evidenziate dalla Corte costituzionale nella recente sentenza n. 1 del 2014. Si tratta di un obiettivo che è stato rappresentato da tutti coloro che sono finora intervenuti nel dibattito parlamentare.
Ricorda, sotto il profilo della storia delle istituzioni e dei sistemi parlamentari, come esistano sistemi maggioritari e sistemi proporzionali: i sistemi maggioritari hanno premi di maggioranza impliciti, per esempio la dimensione dei collegi, invece quelli proporzionali possono avere premi di maggioranza espliciti. I due meccanismi però non si devono sommare, poiché altrimenti provocano effetti disastrosi sotto il profilo costituzionale. Ricorda che la Corte costituzionale ha affermato che le correzioni non possono superare una certa entità nei sistemi proporzionali, poiché altrimenti la distorsione diviene eccessiva. Ricorda di essere stato da sempre sostenitore del doppio turno, che garantisce un approccio bipolare, a cui tiene. Occorre però fare attenzione: il doppio turno, per come è stato preannunciato, rischia di produrre un assetto molto simile a quello precedente. La soglia sotto la quale bisogna ritornare davanti al popolo sovrano va messa in relazione al tasso di distorsione della rappresentanza che è tollerato sulla base di quanto evidenziato dalla Corte costituzionale.
Occorre dunque una riflessione sulla soglia di accesso al premio e sulla soglia di accesso in Parlamento: nel sistema prospettato i due elementi determinano la somma di due effetti distorsivi, con esiti ancora peggiori della legge che è stata censurata dalla Corte costituzionale, andando anche oltre la legge Acerbo.
Evidenzia dunque come il problema che riguarda le soglie non è un problema di difesa dei piccoli partiti ma è una questione di sistema: occorre chiedersi fino a che punto si arriva con la distorsione e fino a che punto è tollerabile.
Per quanto riguarda il tema delle preferenze, fa presente di non essere personalmente un fanatico di tale sistema ma occorre, a suo avviso, una riflessione più ampia ed un indirizzo da parte del Parlamento. Indubbiamente si è gettato molto discreto con lo slogan del «Parlamento dei nominati» e non è sostenibile che le preferenze vadano bene per le elezioni europee, dove i collegi sono enormi, per le elezioni regionali, dove i punti di contatto con la criminalità organizzata sono forti, e per le elezioni comunali, mentre non andrebbero invece bene per le elezioni della Camera e del Senato. Ribadisce, dunque, l'esigenza che il Parlamento dia un indirizzo nel senso della razionalità.
Rileva che, se si optasse per collegi plurinominali molto piccoli – come suggerito da molti interventi e negli organi di stampa – si avrebbero i listini che, salvo alcune eccezioni, sarebbero quelli del «provincellum mascherato»: corre solo il capolista e gli altri hanno unicamente una funzione ornamentale con criticità anche rispetto a coloro che hanno vinto le primarie.
Sottolinea, preliminarmente, come sia da evitare l'adozione di un nuovo sistema elettorale che vada incontro alle medesime censure già evidenziate dalla Corte costituzionale nella recente sentenza n. 1 del 2014. Si tratta di un obiettivo che è stato rappresentato da tutti coloro che sono finora intervenuti nel dibattito parlamentare.
Ricorda, sotto il profilo della storia delle istituzioni e dei sistemi parlamentari, come esistano sistemi maggioritari e sistemi proporzionali: i sistemi maggioritari hanno premi di maggioranza impliciti, per esempio la dimensione dei collegi, invece quelli proporzionali possono avere premi di maggioranza espliciti. I due meccanismi però non si devono sommare, poiché altrimenti provocano effetti disastrosi sotto il profilo costituzionale. Ricorda che la Corte costituzionale ha affermato che le correzioni non possono superare una certa entità nei sistemi proporzionali, poiché altrimenti la distorsione diviene eccessiva. Ricorda di essere stato da sempre sostenitore del doppio turno, che garantisce un approccio bipolare, a cui tiene. Occorre però fare attenzione: il doppio turno, per come è stato preannunciato, rischia di produrre un assetto molto simile a quello precedente. La soglia sotto la quale bisogna ritornare davanti al popolo sovrano va messa in relazione al tasso di distorsione della rappresentanza che è tollerato sulla base di quanto evidenziato dalla Corte costituzionale.
Occorre dunque una riflessione sulla soglia di accesso al premio e sulla soglia di accesso in Parlamento: nel sistema prospettato i due elementi determinano la somma di due effetti distorsivi, con esiti ancora peggiori della legge che è stata censurata dalla Corte costituzionale, andando anche oltre la legge Acerbo.
Evidenzia dunque come il problema che riguarda le soglie non è un problema di difesa dei piccoli partiti ma è una questione di sistema: occorre chiedersi fino a che punto si arriva con la distorsione e fino a che punto è tollerabile.
Per quanto riguarda il tema delle preferenze, fa presente di non essere personalmente un fanatico di tale sistema ma occorre, a suo avviso, una riflessione più ampia ed un indirizzo da parte del Parlamento. Indubbiamente si è gettato molto discreto con lo slogan del «Parlamento dei nominati» e non è sostenibile che le preferenze vadano bene per le elezioni europee, dove i collegi sono enormi, per le elezioni regionali, dove i punti di contatto con la criminalità organizzata sono forti, e per le elezioni comunali, mentre non andrebbero invece bene per le elezioni della Camera e del Senato. Ribadisce, dunque, l'esigenza che il Parlamento dia un indirizzo nel senso della razionalità.
Rileva che, se si optasse per collegi plurinominali molto piccoli – come suggerito da molti interventi e negli organi di stampa – si avrebbero i listini che, salvo alcune eccezioni, sarebbero quelli del «provincellum mascherato»: corre solo il capolista e gli altri hanno unicamente una funzione ornamentale con criticità anche rispetto a coloro che hanno vinto le primarie.

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