Nella mattinata di mercoledì 29 gennaio l’aula di
Montecitorio sarà impegnata nel dibattito e nel voto della relazione approvatadalla commissione giustizia sulle tematiche oggetto del messaggio del presidente della Repubblica inviato alle camere il 7 ottobre 2013.
Il tema del messaggio che il capo dello stato può inviare
alle Camere a norma dell’articolo 87 della costituzione è quanto mai
interessante alla luce dei precedenti di natura procedurale e politica che si
sono svolti alla Camera, perché proprio alla luce di essi nella seduta di
domani ci si appresta a compiere l’ennesima clamorosa innovazione proprio in occasione del primo messaggio alle
Camere inviato dal Presidente Giorgio Napolitano.
Fino ad ottobre scorso i messaggi inviati dai presedenti della
Repubblica alla Camere, a norma dell’art 87 della costituzione erano 11. Il
primo che ebbe un seguito parlamentare alla Camera fu il secondo di questi,
quello di Giovanni Leone del 1975. In realtà il seguito parlamentare che si svolse fu un dibattito in aula sul tema se la Camera dovesse o meno procedere
ad un dibattito vero e proprio sull’oggetto del messaggio del capo dello stato.
L’aula decise in senso negativo.
L’orientamento mutò con il messaggio del 26 giugno 1991 di
Francesco Cossiga. Camera e Senato affrontarono nuovamente il tema (all’interno della conferenza dei capi gruppo e della giunta del regolamento) se un
dibattito si dovesse svolgere sul messaggio inviato e se si dovesse prevedere
anche una votazione finale. La decisione assunta fu quella che un dibattito nelle rispettive aule si dovesse svolgere ma senza prevedere una votazione
finale, neppure su un documento parlamentare diverso dal messaggio
presidenziale ma comunque ad esso riconducibile, per evitare di confliggere con
l’articolo 90 della costituzione che sancisce l’irresponsabilità degli atti
presidenziali.
La linea del dibattito senza voto fu quella seguita negli
anni successivi anche per il messaggio inviato alle Camere nel settembre 1996 da Oscar Luigi Scalfaro, e per il messaggio del Presidente Ciampi del 23 luglio2002.
Domani, invece la Camera dei Deputati, si appresta a seguire
una procedura radicalmente diversa e fortemente innovativa rispetto ai
precedenti. Infatti svolgerà un dibattito sulla relazione discussa e approvata
dalla commissione giustizia e su questo testo l’aula si pronuncerà con un voto.
Formalmente il messaggio del capo dello stato e la relazione approvata dalla
commissione giustizia sono due documenti diversi, anche nella rubricazione
effettuata dalla stessa Camera, ma
politicamente è evidente che si tratti della stessa cosa, anche perché il
messaggio del Capo dello Stato in tema di carceri oltre che nel titolo
costituisce l’architrave del documento che domani andrà al voto dell’aula. Altra innovazione, anche se meno rilevante, rispetto al passato è che il dibattito sul messaggio del capo dello stato si svolgerà domani solo a Montecitorio e non contemporaneamente anche al Senato.
Quello che sorprende è che una innovazione così rilevante
nella procedura (solo a questa ci si può riferire infatti dal momento che il
regolamento della Camera non contempla in alcun modo il messaggio presidenziale
ex art. 87 della costituzione, mentre contempla quello di rinvio di una legge
ex art.74), ma anche di grande rilievo politico, sia adottata senza neppure una
pronuncia in tal senso della Giunta del regolamento. Probabilmente anche in
questo caso l’auctoritas di un presidente della Repubblica come Napolitano ha
fatto agio su tutto il resto.
P.S. poichè la nostra ricerca sul tema è come sempre amatoriale e condotta su fonti aperte siamo ovviamente disponibili ad accettare eventuali obiezioni e precisazioni in merito a quanto riportato nel post.

Nessun commento:
Posta un commento