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giovedì 30 gennaio 2014

GHIGLIOTTINA BRUTTO PRECEDENTE MA BOLDRINI NON POTEVA FARE ALTRO



Questo blog non ha mai lesinato critiche, sovente anche molto dure, nei confronti della presidente della Camera Laura Boldrini perchè, a nostro opinabilissimo avviso, non la riteniamo assolutamente adeguata ad assolvere l'alto e difficile compito istituzionale a cui è stata chiamata.
Questa volta, però, non ce la sentiamo di gettare la croce addosso alla presidente della Camera per quanto accaduto nella seduta di ieri, aver applicato per la prima volta alla Camera la cosi detta ghigliottina per evitare la decadenza del decreto legge denominato Imu-Bankitalia.
Riteniamo che il compito principale che un presidente di assemblea e' chiamato ad assolvere sia quello di garantire un'applicazione corretta e imparziale del regolamento, tutelando i diritti della maggioranza e dell'opposizione.
In questo senso nel corso dell'esame del decreto legge imu-Bankitalia la presidente Boldrini ha garantito la piena applicazione del regolamento. Dopo il voto di fiducia ha consentito che ogni deputato che ha presentato un ordine del giorno potesse svolgere due interventi, come da regolamento, per illustrarlo e per una dichiarazione di voto. Terminata questa fase dell'esame ha poi consentito lo svolgimento di una dichiarazione finale sul provvedimento da parte di un deputato per ogni gruppo parlamentare. Poichè qui termina la prassi usuale nell'esame di ciascun provvedimento di legge mentre l'iscrizione di un centinaio di deputati in dichiarazione di voto finale, seppure teoricamente ammessa dal regolamento, di fatto e' assolutamente inusuale, qui la Presidente Boldrini ha ritenuto ci fossero gli estremi, a fronte della straordinaria condizione posta dall'imminenza della decadenza del decreto, di applicare la cosi detta ghigliottina imponendo immediatamente il voto finale del provvedimento.
Ovviamente le valutazioni politiche sono tutte legittime, in un senso o nell'altro. Per quanto riguarda invece l'aspetto regolamentare e il ruolo istituzionale alla Presidente Boldrini non si può rimproverare alcunché. Non spetta al Presidente della Camera esprimere valutazioni politiche nel merito del contenuto di un decreto. Spetta invece al Presidente della Camera consentire, nel pieno rispetto dei regolamenti e delle prassi, che la sorte di un decreto sia comunque espressa dal voto di un'aula democraticamente eletta, e dunque rappresentativa della volontà popolare, piuttosto che dall'impossibilità di esprimere democraticamente un pronunciamento.
Certamente ieri e' stato posto un precedente che produrrà conseguenze, perchè una volta applicata la ghigliottina, da domani in poi per la maggioranza sarà meno complicato pretenderla anche su altri provvedimenti, ma questo ovviamente non e' colpa della Boldrini, ma inevitabile conseguenza della volontà o dell'incapacità di sottrarsi al più classico dei "cul de sac".

martedì 28 gennaio 2014

LA CAMERA VOTA PER LA PRIMA VOLTA SU UN MESSAGGIO DEL CAPO DELLO STATO



Nella mattinata di mercoledì 29 gennaio l’aula di Montecitorio sarà impegnata nel dibattito e nel voto della relazione approvatadalla commissione giustizia sulle tematiche oggetto del messaggio del presidente della Repubblica inviato alle camere il 7 ottobre 2013.
Il tema del messaggio che il capo dello stato può inviare alle Camere a norma dell’articolo 87 della costituzione è quanto mai interessante alla luce dei precedenti di natura procedurale e politica che si sono svolti alla Camera, perché proprio alla luce di essi nella seduta di domani ci si appresta a compiere l’ennesima clamorosa innovazione  proprio in occasione del primo messaggio alle Camere inviato dal Presidente Giorgio Napolitano.
Fino ad ottobre scorso i messaggi inviati dai presedenti della Repubblica alla Camere, a norma dell’art 87 della costituzione erano 11. Il primo che ebbe un seguito parlamentare alla Camera fu il secondo di questi, quello di Giovanni Leone del 1975. In realtà il seguito parlamentare che si svolse fu un dibattito in aula sul tema se la Camera dovesse o meno procedere ad un dibattito vero e proprio sull’oggetto del messaggio del capo dello stato. L’aula decise in senso negativo.
L’orientamento mutò con il messaggio del 26 giugno 1991 di Francesco Cossiga. Camera e Senato affrontarono nuovamente il tema (all’interno della conferenza dei capi gruppo e della giunta del regolamento) se un dibattito si dovesse svolgere sul messaggio inviato e se si dovesse prevedere anche una votazione finale. La decisione assunta fu quella che un dibattito nelle rispettive aule si dovesse svolgere ma senza prevedere una votazione finale, neppure su un documento parlamentare diverso dal messaggio presidenziale ma comunque ad esso riconducibile, per evitare di confliggere con l’articolo 90 della costituzione che sancisce l’irresponsabilità degli atti presidenziali.
La linea del dibattito senza voto fu quella seguita negli anni successivi anche per il messaggio inviato alle Camere nel settembre 1996 da Oscar Luigi Scalfaro, e per il messaggio del Presidente Ciampi del 23 luglio2002.
Domani, invece la Camera dei Deputati, si appresta a seguire una procedura radicalmente diversa e fortemente innovativa rispetto ai precedenti. Infatti svolgerà un dibattito sulla relazione discussa e approvata dalla commissione giustizia e su questo testo l’aula si pronuncerà con un voto. Formalmente il messaggio del capo dello stato e la relazione approvata dalla commissione giustizia sono due documenti diversi, anche nella rubricazione effettuata dalla stessa Camera,  ma politicamente è evidente che si tratti della stessa cosa, anche perché il messaggio del Capo dello Stato in tema di carceri oltre che nel titolo costituisce l’architrave del documento che domani andrà al voto dell’aula. Altra innovazione, anche se meno rilevante, rispetto al passato è che il dibattito sul messaggio del capo dello stato si svolgerà domani solo a Montecitorio e non contemporaneamente anche al Senato.
Quello che sorprende è che una innovazione così rilevante nella procedura (solo a questa ci si può riferire infatti dal momento che il regolamento della Camera non contempla in alcun modo il messaggio presidenziale ex art. 87 della costituzione, mentre contempla quello di rinvio di una legge ex art.74), ma anche di grande rilievo politico, sia adottata senza neppure una pronuncia in tal senso della Giunta del regolamento. Probabilmente anche in questo caso l’auctoritas di un presidente della Repubblica come Napolitano ha fatto agio su tutto il resto.  

P.S. poichè la nostra ricerca sul tema è come sempre amatoriale e condotta su fonti aperte siamo ovviamente disponibili ad accettare eventuali obiezioni e precisazioni in merito a quanto riportato nel post.