lunedì 14 ottobre 2013

SE I SAGGI DEL GOVERNO SI ISPIRANO A MACHIAVELLI SULLE RIFORME



Di illustri filosofi, storici e letterati in tanti secoli di storia l’Italia non è mai stata carente. Dunque se si vuole individuare una bella citazione dotta per aprire un documento ufficiale non c’è che l’imbarazzo della scelta.
I saggi del governo, o chi per loro a Palazzo Chigi, nel compiere questa scelta non sono stati molto felici, sia nell’individuare il letterato, sia nel passo scelto per presentare niente meno che la “Relazione Finale” sulle riforme costituzionali, ovvero il progetto che il governo illustrerà domani nell’aula di Montecitorio alle 9,30.
Per dare la cifra del documento politico-istituzionale certamente più importante di questa legislatura e forse del futuro della nostra storia politica, ovvero la proposta di grande riforma costituzionale, la scelta è caduta su uno scrittore, Niccolò Machiavelli, che sia in Italia che all’estero è passato alla storia come il simbolo della politica politicante, fatta di tattica, di intrighi e sotterfugi. Di fatto il principale difetto che affligge da secoli proprio i nostri politici.
Il passo scelto, preso dai Discorsi sopra la deca di Tito Livio, se possibile rappresenta una scelta ancora più infelice. Eccolo: E però in ogni nostra deliberazione si debbe considerare dove sono meno inconvenienti e pigliare quello per migliore partito, perché tutto netto, tutto sanza sospetto non si truova mai”
Anche se è in fiorentino cinquecentesco il passo si presenta come un inno al male minore, al meno peggio, all’inevitabile compromesso al ribasso, che è poi la filosofia delle larghe intese. Tutto è certo che il miglior viatico per un testo che deve rappresentare la base sulla quale edificare la più ampia riforma costituzionale del 1948 in poi.
Pur non avendo nulla contro il “segretario fiorentino” ci piacerebbe sapere a chi tra i saggi o tra i funzionari di palazzo Chigi è venuto in mente di scegliere lui e quella citazione in particolare, e soprattutto di capire quali siano state le motivazioni, perché la scelta fatta, al di là del contenuto del documento c’erto non apre all’ottimismo e se si è colti richiama alla mente un’altra citazione “lasciate ogni speranza o voi che entrate”

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