mercoledì 23 ottobre 2013

IL GOVERNO TAGLIA TUTTO TRANNE I 10 MILIONI A RADIO RADICALE



In un periodo in cui tutte le spese sono tagliate, finanziamenti ai partiti inclusi, l’unica voce di spesa che con l’agilità di un anguilla sfugge alle forbici è quella relativa al contributo annuale a Radio Radicale.
Addirittura l’attuale governo è stato più generoso di Monti. Infatti nella scorsa legislatura alla fine Radio Radicale ottenne un finanziamento di 10 milioni di euro, ma se lo dovette sudare perché gli arrivò in due tranche. Una prima da 3 milioni ed una successiva da 7. Come detto il governo Letta è stato di manica più larga, forse grazie alla presenza di Emma Bonino in consiglio dei Ministri, e con la legge di stabilità (articolo 9 comma 22) conferma il finanziamento di 10 milioni ma per ben due anni, sia per il 2014 che per il 2015.
Il bello è che il comma è inserito in un articolo dal titolo finanziamento di esigenze indifferibili e ulteriori finanziamenti. Probabilmente si deve ritenere che l’obolo a Radio Radicale faccia parte degli ulteriori finanziamenti perché esso è nato, come tante norme in Italia come transitorio, ormai nel lontano 1998. In quella data in attesa di bandire una gara per attribuire il finanziamento per la trasmissione delle dirette radiofoniche delle sedute parlamentari, in via transitoria, fu rinnovata la convenzione con Radio Radicale stipulata nel 94 e già allora in via transitoria. Ad oggi la transitorietà continua, di gara pubblica non si vede neppure l’ombra e radio radicale continua ad essere concessionario diretto del servizio, garantendosi 10 milioncini all’anno.
Già questo basterebbe. Se poi si vuole riflettere ulteriormente sulla produttività di una spesa per le dirette radiofoniche delle sedute parlamentari, quando queste sono ormai pubbliche su ogni media, essendosi dotati sia la Camera che il Senato di costosi canali web e satellitari, è ovviamente utile. Senza considerare che, esistendo un’elefantiaca struttura pubblica come la Rai, questo servizio, ovvero le dirette radio delle sedute parlamentari, se proprio lo si ritiene indispensabile, lo si potrebbe avere in house e con minori costi.

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