L’attesa di una probabile crisi di governo ha come
conseguenza inevitabile quella di paralizzare di fatto ogni attività
parlamentare di un certo rilievo politico. L’Iter del famoso di Dl sul femminicidio,
però, costituisce un caso a parte perché la sua strana sorte si è determinata
in gran parte prima che si producesse lo strappo del Pdl nei confronti del
Governo.
Questo decreto di cui si è fatto un gran parlare nelle
settimane che lo hanno preceduto è stato ritenuto così urgente da spingere il
Consiglio dei Ministri a vararlo alla vigilia di Ferragosto, il 14 di agosto
per l’esattezza. Questo significa che entro il 14 ottobre, come prevede la
Costituzione, decadrà se non sarà convertito dal parlamento.
Peccato però che ad oggi, e dunque a 13 giorni dalla sua
scadenza sia ancora in commissione alla Camera in prima lettura. Fino alla
scorsa settimana, di fatto, il suo esame non era iniziato e i 400
emendamenti presentati giacevano nei
fascicoli chiusi. Oggi e domani si dovrebbero votare gli emendamenti e per
giovedì il testo è calendarizzato in aula.
Tanta lentezza indica che questo decreto non è stato molto
amato, sia nella sua parte più nota, ovvero quella sul femminicidio. Sia nella
parte minestrone ovvero gli articoli da 6 a 12 che parlano di tutto in modo
disparato, dai furti di rame, ai pompieri per chiudere con le province. Di
certo l’entusiasmo non è aumentato quando dalla lunga serie di audizioni svolte
solo sulla parte del femminicidio (è stata audita addirittura l’attrice Lunetta
Savino, chi sa poi perché e con quali titoli) sono emersi una valanga di
giudizi negativi.
Dunque il Dl ora è lì, come un figlio indesiderato, e che al
suo interno ha un problema grave e ben più politicamente consistente del
femminicidio, con buona pace della Boldrini, che riguarda le province.
Qualunque sia la sua sorte, e l’eventuale crisi di governo la mette a forte
rischio, nella migliore delle ipotesi il Senato si dovrà limitare soltanto a
ratificare il testo scritto dalla Camera.
Infatti a Palazzo Madama il testo, ad essere super ottimisti, non
arriverà prima del 7 ottobre. Ciò significa che non ci sarà più tempo per
alcuna modifica, pena la decadenza del decreto.
E per fortuna che le norme sul femminicidio le aspettavano
tutti tanto da trasformarle in una priorità nazionale.

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