mercoledì 9 ottobre 2013

SPIGOLATURE ALLA NOTA DI AGGIORNAMENTO DEL DEF



Il documento di Economia e Finanza (DEF) è lo strumento con il quale il governo ogni anno scatta una fotografia della situazione macroeconomica internazionale e nazionale e sulla base di tale scenario getta le basi per la politica di bilancio che intende realizzare. La nota diaggiornamento al DEF che si presenta in parlamento entro il 15 settembre di ogni anno, verifica e aggiusta le precedenti precisioni e di fatto pne le basi per la così detta legge di stabilità.
Oggi la Camera si appresta ad esaminare ed approvare la nota di aggiornamento al DEF, un documento all’interno del quale vi sono molti ed importanti elementi ma che, se letto attentamente può riservare anche qualche curiosa sorpresa. Di questi aspetti particolari ci apprestiamo a fornire alcune spigolature.
Il primo aspetto riguarda i così detti provvedimenti attuativi, ovvero quei provvedimenti da adottare successivamente in via regolamentare ai quali troppo sovente rimandano le norme inserite nei provvedimenti legislativi. Ad un bilancio sull’attuazione di questi provvedimenti sono dedicate le pagine 31 e 32 della nota di aggiornamento. Dal 28 aprile 2013 al 15 settembre si legge che nei provvedimenti legislativi varati dal governo Letta sono stati inseriti ben 265 provvedimenti attuativi. Tra i vari decreti varati dal governo il primato spetta al così detto decreto del fare, quello che avrebbe dovuto rilanciare le sorti del paese. Peccato che solo in questo decreto siano stati previsti rimandi a ben 89 provvedimenti attuativi, pari al 34% del totale, senza i quali le norme del decreto rimarranno lettera morta. Sempre la nota di aggiornamento al def ci dice quanti di 89 provvedimenti al 15 settembre sono stati attuati. Il risultato è impietoso nei confronti del governo, visto che i provvedimenti adottati sono stati solo 4 (su 89 previsti).
Un altro aspetto curioso di questa nota di aggiornamento riguarda il report che il governo fornisce in merito alle raccomandazioni imposte dall’Consiglio d’Europa ha imposto all’Italia. Raccomandazioni anche molto pesanti quali quella di adottare misure che assicurino la riduzione del debito pubblico. Forse per la difficoltà dell’impresa il governo per dimostrare che sta lavorando inserisce praticamente di tutto, sia provvedimenti già in vigore e di un certo spessore, ma anche provvedimenti di legge che sono stati soltanto varati (e non ancora tradotti in legge, e che per giunta assicurano risparmi minimi equiparabili a spiccioli. Così da un lato il governo a corredo delle misure adottate per fronteggiare la riduzione del mostruoso debito pubblico non esita ad inserire il ddl sul finanziamento pubblico ai partiti, il quale, oltre ad assicurare risparmi infinitesimali, è ancora in alto mare visto che la camera lo deve ancora approvare in prima lettura. Con il metro del tutto fa brodo Il governo nella lista delle cose fatte inserisce anche la norma che ha vietato la cumulabilità degli stipendi da ministri e parlamentare, una norma che a regime consentirà risparmi per poco più di 2 milioni di euro a fronte di una spesa corrente di circa 173 miliardi di euro. Nella foga di buttare tutto dentro, il governo incorre anche in un errore (probabilmente un refuso), visto che a pag. 20 cita un decreto legge per la riforma delle province che in realtà non ha mai varato (ha varato invece un ddl).
L’ultimo aspetto che vogliamo evidenziare il capitolo dedicato alle riforme istituzionali pp. 57-58, e lo facciamo per due motivi. Il primo è che fa una certa impressione vedere un tema come le riforme costituzionali inserito in un documento economico e considerato alla stregua di una voce di bilancio che dovrà produrre risparmi. Il secondo perché, non ostante il tema sia di stretta pertinenza parlamentare, il governo sembra aver già deciso quali riforme si dovranno attuare. Tra queste ovviamente il rafforzamento delle prerogative dello stesso governo in parlamento, superamento del bicameralismo perfetto con una camera che da la fiducia e approva le leggi ed un senato delle autonomie locali. Ma se è già tutto deciso in tema di riforme, al comitato che sta per essere istituito con una legge che addirittura deroga al 138 quale ruolo rimarrà se non quello del mero esecutore?

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