Il documento di Economia e Finanza (DEF) è lo strumento con
il quale il governo ogni anno scatta una fotografia della situazione
macroeconomica internazionale e nazionale e sulla base di tale scenario getta
le basi per la politica di bilancio che intende realizzare. La nota diaggiornamento al DEF che si presenta in parlamento entro il 15 settembre di
ogni anno, verifica e aggiusta le precedenti precisioni e di fatto pne le basi
per la così detta legge di stabilità.
Oggi la Camera si appresta ad esaminare ed approvare la nota
di aggiornamento al DEF, un documento all’interno del quale vi sono molti ed
importanti elementi ma che, se letto attentamente può riservare anche qualche
curiosa sorpresa. Di questi aspetti particolari ci apprestiamo a fornire alcune
spigolature.
Il primo aspetto riguarda i così detti provvedimenti
attuativi, ovvero quei provvedimenti da adottare successivamente in via
regolamentare ai quali troppo sovente rimandano le norme inserite nei
provvedimenti legislativi. Ad un bilancio sull’attuazione di questi
provvedimenti sono dedicate le pagine 31 e 32 della nota di aggiornamento. Dal
28 aprile 2013 al 15 settembre si legge che nei provvedimenti legislativi
varati dal governo Letta sono stati inseriti ben 265 provvedimenti attuativi.
Tra i vari decreti varati dal governo il primato spetta al così detto decreto
del fare, quello che avrebbe dovuto rilanciare le sorti del paese. Peccato che
solo in questo decreto siano stati previsti rimandi a ben 89 provvedimenti
attuativi, pari al 34% del totale, senza i quali le norme del decreto
rimarranno lettera morta. Sempre la nota di aggiornamento al def ci dice quanti
di 89 provvedimenti al 15 settembre sono stati attuati. Il risultato è
impietoso nei confronti del governo, visto che i provvedimenti adottati sono
stati solo 4 (su 89 previsti).
Un altro aspetto curioso di questa nota di aggiornamento
riguarda il report che il governo fornisce in merito alle raccomandazioni
imposte dall’Consiglio d’Europa ha imposto all’Italia. Raccomandazioni anche
molto pesanti quali quella di adottare misure che assicurino la riduzione del
debito pubblico. Forse per la difficoltà dell’impresa il governo per dimostrare
che sta lavorando inserisce praticamente di tutto, sia provvedimenti già in
vigore e di un certo spessore, ma anche provvedimenti di legge che sono stati
soltanto varati (e non ancora tradotti in legge, e che per giunta assicurano
risparmi minimi equiparabili a spiccioli. Così da un lato il governo a corredo
delle misure adottate per fronteggiare la riduzione del mostruoso debito
pubblico non esita ad inserire il ddl sul finanziamento pubblico ai partiti, il
quale, oltre ad assicurare risparmi infinitesimali, è ancora in alto mare visto
che la camera lo deve ancora approvare in prima lettura. Con il metro del tutto
fa brodo Il governo nella lista delle cose fatte inserisce anche la norma che
ha vietato la cumulabilità degli stipendi da ministri e parlamentare, una norma
che a regime consentirà risparmi per poco più di 2 milioni di euro a fronte di
una spesa corrente di circa 173 miliardi di euro. Nella foga di buttare tutto
dentro, il governo incorre anche in un errore (probabilmente un refuso), visto
che a pag. 20 cita un decreto legge per la riforma delle province che in realtà
non ha mai varato (ha varato invece un ddl).
L’ultimo aspetto che vogliamo evidenziare il capitolo
dedicato alle riforme istituzionali pp. 57-58, e lo facciamo per due motivi. Il
primo è che fa una certa impressione vedere un tema come le riforme
costituzionali inserito in un documento economico e considerato alla stregua di
una voce di bilancio che dovrà produrre risparmi. Il secondo perché, non
ostante il tema sia di stretta pertinenza parlamentare, il governo sembra aver
già deciso quali riforme si dovranno attuare. Tra queste ovviamente il
rafforzamento delle prerogative dello stesso governo in parlamento, superamento
del bicameralismo perfetto con una camera che da la fiducia e approva le leggi
ed un senato delle autonomie locali. Ma se è già tutto deciso in tema di
riforme, al comitato che sta per essere istituito con una legge che addirittura
deroga al 138 quale ruolo rimarrà se non quello del mero esecutore?

Nessun commento:
Posta un commento