Il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro rappresentano uno
dei più grandi misteri della storia Italiana. Una vicenda che molto
probabilmente non coinvolge solo organismi e protagonisti del nostro paese, ma
anche di paesi stranieri. Troppe le implicazioni e le diffidenze che il
compromesso storico suscitava.
Del Caso nel passato, oltre ovviamente alla magistratura, il
Parlamento se ne è occupato diverse volte con commissioni di inchiesta che,
però, non hanno cavato un ragno dal buco. Molto più fortunato è stato invece il
filone pubblicistico che continua a mietere successi con recenti pubblicazioni.
Ad ormai 35 anni di distanza la Camera sembra voler tornare
su questa vicenda attraverso l’istituzione di una nuova commissione di
inchiesta. Tutto parte da una proposta di legge di Beppe Fioroni firmata però
da gran parte degli esponenti del gruppo Pd. Tale proposta di legge è stata
calendarizzata ed ha iniziato il suo iter in commissione affari costituzionali.
L’iniziativa suscita però delle perplessità e per due ordini
di motivi. Il primo sta nel fatto che nel frattempo non si sono verificati
fatti nuovi e rilevanti che possano lasciar ritenere che l’istituenda
commissione possa riuscire oggi, dove le altre hanno fallito in tempi molto più
recenti ai fatti. E’ vero che nel testo della proposta di legge si prevede la
non opponibilità del segreto di stato, ma è anche vero che su questioni come il
caso Moro il Parlamento non riuscirà mai ad ottenere risultati se da un livello
superiore non vi è l’autonoma volontà di far uscire informazioni nuove. E fa sorridere che nella relazione al testo della proposta di legge uno dei motivi principali portati a giustificazione dell'istituzione della commissione sia individuato nel grande successo editoriale che i libri sull'argomento continuano a riscuotere.
L’altro elemento che lascia perplessi sta nel fatto che, se
si ritiene la vicenda così rilevante da dovervi tornare sopra, non si capisce perché
si prevede che la Camera lo faccia in solitaria, con una commissione istituita
solo a Montecitorio. Ulteriore curiosità, e fonte di perplessità, sta nel fatto
che proprio a Palazzo Madama è stata invece depositata all’inizio di settembre
una proposta di legge bipartisan (a.s. 1030) che prevede invece una commissione d’Inchiesta
sul caso Moro, ma bicamerale, che comprenda cioè deputati e senatori.
Alla luce della proposta di legge
presentata al Senato, ha un senso proseguire sulla strada prevista dal testo
Fioroni, che invece prevede che la Camera faccia tutto da sola? Ovviamente no.
A meno che la questione davvero in ballo sia un’altra e sempre la solita, nuove
poltrone o incarichi da assegnare.

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