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mercoledì 25 marzo 2015

DL TERRORISMO IN AULA CON 7 RELATORI DI MINORANZA



Il decreto antiterrorismo è approdato oggi nell’aula della Camera . Al di là della qualità e dell’efficacia delle norme in esso contenute, al decreto bisogna riconoscere di aver già ottenuto un primato. Il record del numero di relatori di minoranza. Forse anche favorito dal fatto che il provvedimento è stato esaminato in sede referente dalla Commissione Giustizia e dalla Commissione Difesa, i relatori di minoranza che questa mattina si sono schierati al banco del comitato dei nove  erano addirittura sette.  Sel,  Movimento 5 stelle e Lega, ne hanno schierati due a testa (uno per la II commissione e uno per la IV). A questi si è aggiunto Massimo Artini, ex pentastellato, ed ora appartenente alla componente del gruppo misto Alternativa Libera. Tra i gruppi di opposizione la sola Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno ritenuto di non presentare una relazione di minoranza da affiancare a quella dei relatori di maggioranza che ha accompagnato il testo in aula. Per fortuna, da un punto di vista dell’economia dei lavori, non tutti i relatori di minoranza hanno preso parola in aula per svolgere la propria relazione in senso negativo. Solo i 5 stelle hanno fatto parlare entrambe i relatori (Sarti e Tofalo), mentre Lega e Sel hanno fatto illustrare la propria relazione in senso critico solo ad uno dei due relatori.

giovedì 5 dicembre 2013

CURIOSITA' SULLA LEGGE DI STABILITA' 2014



Il cuore di una legge di stabilità è costituito dalle norme in materia di fisco e di interventi macroeconomici, ed è da questi temi che dipende il giudizio in positivo o in negativo. Allo stesso tempo all’interno di una legge di stabilità vi sono delle norme che meritano di essere segnalate in senso negativo pur non svolgendo un ruolo fondamentale all’interno della stessa legge di bilancio.
La norma che più colpisce perché va in netta controtendenza con la filosofia dell’intera legge, improntata ai tagli e alle economie, è il comma 266 (parliamo di commi perché a seguito dalla fiducia apposta al senato la legge si compone di un solo articolo di oltre 500 commi), che dispone l’aumento del 50% per il 2014 dello stipendio percepito dal Garante del contribuente. Questa disposizione colpisce perché l’aumento di stipendio è rilevantissimo ( se uno guadagnava 100.000 euro l’anno si troverebbe a guadagnarne 50.000 in più) e dal testo non se ne riescono a comprendere le ragioni.
Altra norma che merita di essere segnalata sempre in senso negativo riguarda il comma 191. Qui si dispone che entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge il Ministro dell’economia dovrà ripartire 26 milioni di euro tra una serie di voci riportate in un elenco allegato al testo della legge (pag. 197 dello stampato della Camera). Se si va a vedere questo elenco si nota che alla voce collaborazione ib campo radiotelevisivo tra Italia e Repubblica di San Marino si prevede di spendere 6 milioni, mentre per le vittime del terrorismo 1 milione. La ripartizione sorprende ancora di più a fronte della polemica esplosa circa il mancato indennizzo dei parenti delle vittime della strage di Bologna. Indennizzo previsto per legge ma non corrisposto materialmente con questa legge proprio perché lo stanziamento per le vittime del terrorismo è troppo basso, mentre ci vorrebbero 5 milioni in più.
Tra i commisi che sorprendono in senso negativo c’è il 316 che quasi di nascosto elimina il pagamento straordinario oggi previsto dai contratti per la giornata lavorativa svolta di giorno festivo. Un danno consistente per i lavoratori italiani che già non se la passano tanto bene.
Chiudiamo queste breve noticine sulla legge di stabilità con il comma 313 dove dagli emolumenti che fanno cumulo ai fini del l’applicazione del tetto agli stipendi dei manager pubblici, sono esclusi i compensi percepiti per prestazioni occasionali. Tradotto si stabilisce che le consulenze, ovvero una delle principali voci di spesa della pubblica amministrazione non sono conteggiabili ai fini del cumulo di cui sopra.

giovedì 28 novembre 2013

DIRITTO D'ASILO AI RIVOLUZIONARI? LO PREVEDE UNA PROPOSTA DEL PD



I nostri padri costituenti nell’inserire il diritto di asilo in costituzione sono stati un po’troppo di manica larga. Il comma 3 dell’articolo 10 prevede infatti che questo debba essere concesso a tutti gli stranieri ai quali sia impedito nel loro paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla nostra costituzione. Il principio è molto chiaro, ma forse perché di portata eccessivamente ampia, fino ad oggi non è mai stato attuato con una legge ordinaria.
A farlo ci ha provato il Partito Democratico con una proposta di legge (la n.327) che proprio ieri ha iniziato il suo iter in commissione Affari Costituzionali alla Camera. Il testo è per molti versi apprezzabile perché di fatto prova a dare vita ad un testo unico in materia di protezione internazionale, ma stupisce proprio nei due articoli che trattano il diritto di asilo, perché ne estende la portata a tal punto che mezzo mondo potrebbe chiederlo e ottenerlo nel nostro paese, con evidenti ricadute sui flussi migratori in entrata.
L’articolo 5 non fa che riproporre i principi previsti in costituzione e già questo basterebbe. Infatti che significa esercizio dei diritti di libertà democratica garantiti dalla nostra costituzione? Solo i diritti politici, oppure anche i diritti quali la libertà sindacale, lo sciopero, la libertà di opinione e stampa? Il problema è rilevante perché il diritto di asilo, a differenza dello status di rifugiato, per essere concesso non presuppone l’aver subito una persecuzione o l’essere in pericolo di vita da parte del richiedente, ma solo la negazione dei diritti di cui sopra. Tanto per fare un esempio se in un ipotetico paese non fosse riconosciuto il diritto di voto alle donne, anche senza alcuna forma di persecuzione, le cittadine di quel paese potrebbero chiedere e ottenere asilo in Italia, se la legge fosse approvata.
Ancor più stupefacente è l’articolo 6 della stessa proposta di legge, il quale precisa che il diritto di asilo si può concedere anche a chi ha cercato di sovvertire l’ordine costituzionale del proprio paese, dunque a rivoluzionari o terroristi a seconda dei casi, se quegli atti erano finalizzati “a liberare il paese di origine da un regime formalmente o solo sostanzialmente illiberale”. E’ evidente che con una formulazione del genere ci si addentra su un terreno sconfinato ed estremamente scivoloso. Chi decide infatti se un regime è illiberale ( e soprattutto che si intende con questo termine) al punto da considerare liberatori coloro che hanno preso le armi contro di esso. Ad esempio alla luce di questo principio i fondamentalisti islamici algerini che tentano di sovvertire il regime autoritario del loro paese, avrebbero diritti ad ottenere asilo sulle nostre sponde se questa legge fosse approvata?
E ancora va da se che in questo articolo riecheggia il principio base del concetto di esportazione della democrazia negli altri paesi, ovvero il principio che è alla base della missione in Afghanistan e di altre missioni militari.
Per il momento, va detto che l’iter di questa proposta di legge ha subito immediatamente un rallentamento in considerazione del fatto che anche il governo sta preparando un testo unico vertente sulla stessa materia. Staremo a vedere, certo il problema resta, come lo stupore nei confronti di un Pd che sul diritto di asilo è riuscito a scavalcare a sinistra addirittura Sel.

martedì 8 ottobre 2013

INDAGO ANCH'IO! NO TU NO!



Il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro rappresentano uno dei più grandi misteri della storia Italiana. Una vicenda che molto probabilmente non coinvolge solo organismi e protagonisti del nostro paese, ma anche di paesi stranieri. Troppe le implicazioni e le diffidenze che il compromesso storico suscitava.
Del Caso nel passato, oltre ovviamente alla magistratura, il Parlamento se ne è occupato diverse volte con commissioni di inchiesta che, però, non hanno cavato un ragno dal buco. Molto più fortunato è stato invece il filone pubblicistico che continua a mietere successi con recenti pubblicazioni.
Ad ormai 35 anni di distanza la Camera sembra voler tornare su questa vicenda attraverso l’istituzione di una nuova commissione di inchiesta. Tutto parte da una proposta di legge di Beppe Fioroni firmata però da gran parte degli esponenti del gruppo Pd. Tale proposta di legge è stata calendarizzata ed ha iniziato il suo iter in commissione affari costituzionali.
L’iniziativa suscita però delle perplessità e per due ordini di motivi. Il primo sta nel fatto che nel frattempo non si sono verificati fatti nuovi e rilevanti che possano lasciar ritenere che l’istituenda commissione possa riuscire oggi, dove le altre hanno fallito in tempi molto più recenti ai fatti. E’ vero che nel testo della proposta di legge si prevede la non opponibilità del segreto di stato, ma è anche vero che su questioni come il caso Moro il Parlamento non riuscirà mai ad ottenere risultati se da un livello superiore non vi è l’autonoma volontà di far uscire informazioni nuove. E fa sorridere che nella relazione al testo della proposta di legge uno dei motivi principali portati a giustificazione dell'istituzione della commissione sia individuato nel grande successo editoriale che i libri sull'argomento continuano a riscuotere.
L’altro elemento che lascia perplessi sta nel fatto che, se si ritiene la vicenda così rilevante da dovervi tornare sopra, non si capisce perché si prevede che la Camera lo faccia in solitaria, con una commissione istituita solo a Montecitorio. Ulteriore curiosità, e fonte di perplessità, sta nel fatto che proprio a Palazzo Madama è stata invece depositata all’inizio di settembre una proposta di legge bipartisan (a.s. 1030) che prevede invece una commissione d’Inchiesta sul caso Moro, ma bicamerale, che comprenda cioè deputati e senatori.
Alla luce della proposta di legge presentata al Senato, ha un senso proseguire sulla strada prevista dal testo Fioroni, che invece prevede che la Camera faccia tutto da sola? Ovviamente no. A meno che la questione davvero in ballo sia un’altra e sempre la solita, nuove poltrone o incarichi da assegnare.