Tre dei nuovi componenti del CSM eletti dal Parlamento in
questi giorni sono deputati attualmente in carica. Essendo i due incarichi
incompatibili a giorni Giovanni Legnini del Pd, Antonio Leone di Ncd e Renato
Balduzzi di Scelta Civica abbandoneranno il proprio scranno a Montecitorio per
trasferirsi a Piazza Indipendenza (Sede del Csm). Vediamo dunque chi sono i tre
che, come previsto dalla legge diventeranno deputati in loro sostituzione.
Giovanni Legnini, che oltre alla carica di deputato lascerà anche quella di
sottosegretario all’economia è stato eletto in Abruzzo ed in questa
circoscrizione il primo dei non eletti è Giovanni Lolli che, però, attualmente
è vice presidente della Regione e assessore alla ricostruzione. Qualora Lolli
optasse per rimanere in regione le porte della Camera si aprirebbero per
Gianluca Fusilli. Antonio Leone, invece, è stato eletto nella circoscrizione
Puglia dove il primo dei non eletti risulta essere Trifone Altieri. In questo caso c’è da capire se il
subentrante, candidatosi a febbraio 2013 nelle liste dello ormai scomparso Pdl
si iscriverà al gruppo Ncd, al quale appartiene Leone, oppure se si iscriverà a
Forza Italia. Leone, all’interno della Camera dei Deputati lascerà vacante
anche la presidenza del Consiglio di Giurisdizione, ovvero uno degli organi di
giurisdizione interna di Montecitorio. Infine le dimissioni di Renato Balduzzi,
eletto nella circoscrizione Piemonte 2, consentiranno l’ingresso nell’emiciclo
di Montecitorio a Giovanni Falcone, che risulta essere il primo dei non eletti
nella lista di Scelta Civica. Anche in questo caso si vedrà a quale gruppo si
iscriverà Falcone visto che l’originario gruppo di Scelta Civica per l’Italia è
oggi scisso in due (Scelta Civica e Per l’Italia).
La Camera dei Deputati e le sue attività raccontate in modo semplice, chiaro e accessibile a tutti.
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martedì 16 settembre 2014
mercoledì 9 luglio 2014
QUANTI GRUPPI IN FIBRILLAZIONE A CAUSA DI SCISSIONI E DIMISSIONI
Tra deputati che se ne sono andati in Europa e scissioni di
partito prodottesi a seguito delle stesse elezioni europee la composizione di
alcuni gruppi parlamentari alla Camera ha subito rilevanti modifiche. La
situazione più interessante è il rimescolamento prodottosi all’interno del
gruppo misto a seguito della costituzione della componente Libertà e Diritti
realizzata dai deputati provenienti da Sel. Con 10 deputati Led diviene la
componente nettamente maggioritaria all’Interno del Misto e questo potrebbe
anche avere ripercussioni sulla presidenza dello stesso gruppo, che di solito è
espressa dalla componente più numerosa. Chi sa se sia proprio per questo che l’attuale
presidente del gruppo Misto Pino Pisicchio ha ritenuto di abbandonare la
componente alla quale apparteneva, quella di Centro Democratico, e grazie alla
quale era stato eletto presidente del Misto ad inizio legislatura. Forse
Pisicchio, vero acrobata della politica parlamentare, ha ritenuto che la sua
attuale carica di Presidente fosse più difendibile da deputato del Misto non
iscritto ad alcuna componente.
Nel drastico ridimensionamento subito dal gruppo di Sel, a
causa della copiosa fuoriuscita in direzione del gruppo Misto e del Pd, spicca
l’accorpamento di incarichi interni attribuiti alla deputata pugliese Annalisa
Pannarale. L’on. Pannarale è già membro dell’ufficio di Presidenza della Camera
in rappresentanza di Sel, nonostante ciò le è stato conferito l’incarico di
vicepresidente vicario del gruppo parlamentare nonché di delegato d’aula, una
congerie di funzioni e incarichi davvero anomala per le prassi interne ai
gruppi, oltre che faticosissima per la diretta interessata.
Il gruppo di Per l’Italia, a seguito delle dimissioni di
Lorenzo Cesa per assumere l’incarico di deputato europeo ha perso un ulteriore
unità, passando da 19 a 18 componenti. Come abbiamo già segnalato mesi addietro
il fatto che l’Ufficio di Presidenza della Camera non abbia ancora preso in
considerazione la sorte di questo gruppo è un’ulteriore anomalia di questa
legislatura, visto che il gruppo dovrebbe ottenere una deroga per continuare a
sussistere essendo al di sotto della soglia di 20 deputati ma almeno nella
forma e con il nome attuale non potrebbe ottenerla a meno di non trasformarsi
ufficialmente nel gruppo di riferimento dell’Udc.
Chiudiamo con una curiosità, almeno a quanto risulta dal
sito della Camera. Il gruppo di Scelta Civica risulta acefalo, nel senso che è
privo di presidente da quando il 6 giugno si è dimesso il precedente capogruppo
Andrea Romano, ed è guidato dal vice presidente vicario Antimo Cesaro.
lunedì 18 novembre 2013
CHE SUCCEDE ALLA CAMERA CON LA SPACCATURA DI PDL E SCELTA CIVICA
La spaccatura politica del Pdl (ma anche, quasi nelle stesse,
ore di Scelta Civica) quali conseguenze produrrà a livello parlamentare ed in
particolare alla Camera dei deputati, che è il tema di cui ci occupiamo su
questo blog? Quella più scontata è la nascita di due nuovi gruppi parlamentari
che si andranno ad aggiungere agli 8 già esistenti. I deputati Alfaniani, hanno dato vita proprio oggi ad un gruppo parlamentare 29 unità*. Un gruppo
medio-piccolo la cui reale entità alla Camera (nei lavori d’aula e di
commissione soprattutto) sarà destinata ad essere molto inferiore. Infatti dei
29 componenti attuali, 4 sono ministri e diversi sono
sottosegretari. Questo significa che ovviamente non sono arruolabili nell’ordinario
lavoro parlamentare, perché il loro incarico gli impone di occuparsi di altro,
quindi scendiamo già a 20-22 effettivi. Se a questi aggiungiamo almeno un
deputato, Claudio Cicchitto, che essendo presidente di commissione, e
soprattutto per storia e per età non è portato al lavoro parlamentare
ordinario, possiamo vedere come, il gruppo del Nuovo Centro Destra, che
politicamente ha un ruolo rilevante, a livello parlamentare è destinato ad
averne uno abbastanza marginale in forza dei suoi numeri. Infatti con un
deputato effettivo per commissione permanente non si può fare molto, anche
impegnandosi al massimo.
L’altro gruppo aggiuntivo che dovrebbe nascere alla Camera
sarà costituito dagli scissionisti di Scelta Civica. Il gruppo Montiano, che
oggi insieme all’Udc, conta su 47 deputati, ovviamente rimarrà in piedi, ma
vedrà fuoriuscire alcuni suoi attuali componenti. Dalle cronache non si è ben
capito quanti siano i parlamentari in uscita definiti popolari che fanno capo
al Ministro Mauro. Questi dovrebbero fare gruppo assieme agli Udc. Va detto che
il gruppo nascerà comunque anche se non si dovesse raggiungere la quota minima
di 20 deputati. Un gruppo Udc, infatti, avrebbe diritto ad ottenere la deroga,
essendosi presentato l’Udc con il suo simbolo alle elezioni politiche alla
Camera. Deroga scontata ancora di più dopo quella già concessa a Fratelli d’Italia.
La spaccatura del Pdl dovrebbe sicuramente comportare la
nomina di un membro aggiuntivo in ufficio di presidenza della Camera, con l’elezione
di un segretario d’aula che assicuri rappresentanza al Nuovo Centrodestra.
Infatti gli attuali membri del Pdl in Udp Camera, Fontana e Baldelli,
rimarranno entrambe in Forza Italia. Per la scissione di Scelta Civica, invece
non è detto che l’integrazione dell’Udp Camera sia richiesta. Infatti Adornato,
già segretario d’aula dovrebbe rimanere nel nuovo gruppo udc-popolari, mentre D’Ambruoso,
attualmente questore anziano, dovrebbe rimanere con i montiani. Se così non
fosse ed uno dei due gruppi dovesse rimanere senza rappresentanza in Udp,
allora si procederà all’integrazione.
Per le altre conseguenze di natura parlamentare è presto per
dirlo, in particolare per quanto riguarda la spaccatura del Pdl. Ad oggi si
possono individuare alcuni punti critici, in particolare in prospettiva di un
passaggio all’opposizione del gruppo di Forza Italia. In questo caso ci
sarebbero due importanti commissioni, Affari Costituzionali e Finanze, guidate
da esponenti non di maggioranza ma di opposizione (Sisto e Capezzone).
Addirittura in prima commissione, ad oggi il Nuovo Centrodestra non avrebbe
rappresentanti.
Altra conseguenza teorica, ma che potrebbe avere
ripercussioni sul governo, riguarda la riforma costituzionale. Ad oggi gli Alfaniani sono 29, alla Camera M5S (106), Forza Italia
(67) e Sel (37) per un solo voto potrebbero far mancare la maggioranza dei due
terzi nella seconda lettura della legge costituzionale che aggira l’articolo
138, aprendo dunque la strada ad un referendum confermativo. Certo un solo voto
è un margine risicato , perché dovrebbe escludere le assenze, sia nella
maggioranza che nell’opposizione (anche perché la costituzione impone la
maggioranza dei 2/3 dei componenti e non dei presenti). Ma questa partita che
torna in bilico trasforma il peso specifico dei pochi voti, finora inutili alla
Camera, di gruppi come FDI e Lega che in prima lettura hanno votato a favore.
Si vedrà.
* i componenti del gruppo parlamentare Nuovo Centrodestra: Angelino Alfano, Gioacchino Alfano, Paolo Alli, Maurizio Bernardo, Dorina Bianchi, Antonino Bosco, Raffaele Calabro', Luigi Casero, Giuseppe Castiglione, Fabrizio Cicchitto, Enrico Costa, Nunzia De Girolamo, Alberto Giorgetti, Vincenzo Garofalo, Antonio Leone, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi, Dore Misuraca, Antonino Minardo, Alessandro Pagano, Filippo Piccone, Vincenzo Piso, Sergio Pizzolante, Eugenia Roccella, Barbara Saltamartini, Gianfranco Sammarco, Rosanna Scopelliti, Paolo Tancredi e Raffaello Vignani.
* i componenti del gruppo parlamentare Nuovo Centrodestra: Angelino Alfano, Gioacchino Alfano, Paolo Alli, Maurizio Bernardo, Dorina Bianchi, Antonino Bosco, Raffaele Calabro', Luigi Casero, Giuseppe Castiglione, Fabrizio Cicchitto, Enrico Costa, Nunzia De Girolamo, Alberto Giorgetti, Vincenzo Garofalo, Antonio Leone, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi, Dore Misuraca, Antonino Minardo, Alessandro Pagano, Filippo Piccone, Vincenzo Piso, Sergio Pizzolante, Eugenia Roccella, Barbara Saltamartini, Gianfranco Sammarco, Rosanna Scopelliti, Paolo Tancredi e Raffaello Vignani.
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giovedì 12 settembre 2013
IL FINANZIAMENTO AI PARTITI TORNA IN COMMISSIONE
La legge sul finanziamento ai partiti è stata rinviata in
commissione. La voce circolava da un paio di giorni alla Camera, ma oggi con il
voto dell’aula in questo senso, è divenuta realtà.
La vicenda al di là di la di come la si possa pensare sul
contenuto del disegno di legge del governo assume tratti di farsa che solo in
parlamento si riescono a raggiungere. Un
carattere grottesco che è emerso anche nelle argomentazioni con le quali i fautori
del rinvio hanno tentato di giustificare la loro posizione.
La legge sul finanziamento pubblico ai partiti in
commissione c’è già stata per molto tempo, dalla metà di giugno al 2 agosto. In
quel periodo la Commissione Affari Costituzionali non ha effettuato neppure un
voto sul centinaio di emendamenti depositati.
Quindi è stato il governo, per la precisione il ministro
Franceschini, a pretendere che l’esame approdasse in aula per svolgere la
discussione generale (il dibattito generico nel quale non sono previste
votazioni) entro la sospensione per la pausa estiva. Ed è stato sempre il
governo a pretendere una calendarizzazione per i primi di settembre.
Poiché su questo tema agiscono due ordini di fattori, da un
lato il dissenso di tutti i partiti, salvo il M5S e la Lega, ad approvare una
legge che taglierebbe ulteriori preziose risorse, e dall’altro una spaccatura
tra Pdl e Pd sul come limitare i danni, la soluzione proposta è stata quella
del rinvio per consentire un ulteriore approfondimento.
Ovviamente le giustificazioni sono state pittoresche e
fantasiose. Il Relatore Sisto, si è posto il problema di far tornare in aula la
legge con i loro relatori originari ( Fiano e Gelmini) e consentendo alla
minoranza di esprimere un proprio relatore (il movimento 5 stelle ad agosto
aveva presentato una relazione di minoranza che però era decaduta non essendo
stato assegnato il mandato ai relatori di maggioranza). Ettore Rosato, del Pd,
è riuscito a dare la colpa ai 5 stelle se la riforma non è stata ancora
approvata, ricordando l’ostruzionismo ad oltranza sul decreto del Fare.
Balduzzi di Scelta Civica ha invece sottolineato le importanti questioni
democratiche che attengono a questa legge, e come garanzia ha ricordato l’impegno
di Scelta Civica a riformare il finanziamento pubblico (peccato che proprio da
scelta civica siano stati presentati emendamenti il cui fine è aumentare il
volume di soldi per i partiti). Infine c’è Sel, che questa partita la gioca
nelle file della maggioranza e che si preoccupa che non si dia vita ad una
brutta legge.
Ovviamente si tratta di scuse per coprire quello che non è altro che un tentativo di guadagnare
tempo.
Il testo del dibattito svolto in aula
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