La legge sul finanziamento ai partiti è stata rinviata in
commissione. La voce circolava da un paio di giorni alla Camera, ma oggi con il
voto dell’aula in questo senso, è divenuta realtà.
La vicenda al di là di la di come la si possa pensare sul
contenuto del disegno di legge del governo assume tratti di farsa che solo in
parlamento si riescono a raggiungere. Un
carattere grottesco che è emerso anche nelle argomentazioni con le quali i fautori
del rinvio hanno tentato di giustificare la loro posizione.
La legge sul finanziamento pubblico ai partiti in
commissione c’è già stata per molto tempo, dalla metà di giugno al 2 agosto. In
quel periodo la Commissione Affari Costituzionali non ha effettuato neppure un
voto sul centinaio di emendamenti depositati.
Quindi è stato il governo, per la precisione il ministro
Franceschini, a pretendere che l’esame approdasse in aula per svolgere la
discussione generale (il dibattito generico nel quale non sono previste
votazioni) entro la sospensione per la pausa estiva. Ed è stato sempre il
governo a pretendere una calendarizzazione per i primi di settembre.
Poiché su questo tema agiscono due ordini di fattori, da un
lato il dissenso di tutti i partiti, salvo il M5S e la Lega, ad approvare una
legge che taglierebbe ulteriori preziose risorse, e dall’altro una spaccatura
tra Pdl e Pd sul come limitare i danni, la soluzione proposta è stata quella
del rinvio per consentire un ulteriore approfondimento.
Ovviamente le giustificazioni sono state pittoresche e
fantasiose. Il Relatore Sisto, si è posto il problema di far tornare in aula la
legge con i loro relatori originari ( Fiano e Gelmini) e consentendo alla
minoranza di esprimere un proprio relatore (il movimento 5 stelle ad agosto
aveva presentato una relazione di minoranza che però era decaduta non essendo
stato assegnato il mandato ai relatori di maggioranza). Ettore Rosato, del Pd,
è riuscito a dare la colpa ai 5 stelle se la riforma non è stata ancora
approvata, ricordando l’ostruzionismo ad oltranza sul decreto del Fare.
Balduzzi di Scelta Civica ha invece sottolineato le importanti questioni
democratiche che attengono a questa legge, e come garanzia ha ricordato l’impegno
di Scelta Civica a riformare il finanziamento pubblico (peccato che proprio da
scelta civica siano stati presentati emendamenti il cui fine è aumentare il
volume di soldi per i partiti). Infine c’è Sel, che questa partita la gioca
nelle file della maggioranza e che si preoccupa che non si dia vita ad una
brutta legge.
Ovviamente si tratta di scuse per coprire quello che non è altro che un tentativo di guadagnare
tempo.
Il testo del dibattito svolto in aula



