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martedì 16 settembre 2014

3 DEPUTATI VANNO AL CSM ECCO CHI ARRIVA AL LORO POSTO



Tre dei nuovi componenti del CSM eletti dal Parlamento in questi giorni sono deputati attualmente in carica. Essendo i due incarichi incompatibili a giorni Giovanni Legnini del Pd, Antonio Leone di Ncd e Renato Balduzzi di Scelta Civica abbandoneranno il proprio scranno a Montecitorio per trasferirsi a Piazza Indipendenza (Sede del Csm). Vediamo dunque chi sono i tre che, come previsto dalla legge diventeranno deputati in loro sostituzione. Giovanni Legnini, che oltre alla carica di deputato lascerà anche quella di sottosegretario all’economia è stato eletto in Abruzzo ed in questa circoscrizione il primo dei non eletti è Giovanni Lolli che, però, attualmente è vice presidente della Regione e assessore alla ricostruzione. Qualora Lolli optasse per rimanere in regione le porte della Camera si aprirebbero per Gianluca Fusilli. Antonio Leone, invece, è stato eletto nella circoscrizione Puglia dove il primo dei non eletti risulta essere Trifone  Altieri. In questo caso c’è da capire se il subentrante, candidatosi a febbraio 2013 nelle liste dello ormai scomparso Pdl si iscriverà al gruppo Ncd, al quale appartiene Leone, oppure se si iscriverà a Forza Italia. Leone, all’interno della Camera dei Deputati lascerà vacante anche la presidenza del Consiglio di Giurisdizione, ovvero uno degli organi di giurisdizione interna di Montecitorio. Infine le dimissioni di Renato Balduzzi, eletto nella circoscrizione Piemonte 2, consentiranno l’ingresso nell’emiciclo di Montecitorio a Giovanni Falcone, che risulta essere il primo dei non eletti nella lista di Scelta Civica. Anche in questo caso si vedrà a quale gruppo si iscriverà Falcone visto che l’originario gruppo di Scelta Civica per l’Italia è oggi scisso in due (Scelta Civica e Per l’Italia).

giovedì 12 settembre 2013

IL FINANZIAMENTO AI PARTITI TORNA IN COMMISSIONE



La legge sul finanziamento ai partiti è stata rinviata in commissione. La voce circolava da un paio di giorni alla Camera, ma oggi con il voto dell’aula in questo senso, è divenuta realtà.
La vicenda al di là di la di come la si possa pensare sul contenuto del disegno di legge del governo assume tratti di farsa che solo in parlamento si riescono a raggiungere.  Un carattere grottesco che è emerso anche nelle argomentazioni con le quali i fautori del rinvio hanno tentato di giustificare la loro posizione.
La legge sul finanziamento pubblico ai partiti in commissione c’è già stata per molto tempo, dalla metà di giugno al 2 agosto. In quel periodo la Commissione Affari Costituzionali non ha effettuato neppure un voto sul centinaio di emendamenti depositati.
Quindi è stato il governo, per la precisione il ministro Franceschini, a pretendere che l’esame approdasse in aula per svolgere la discussione generale (il dibattito generico nel quale non sono previste votazioni) entro la sospensione per la pausa estiva. Ed è stato sempre il governo a pretendere una calendarizzazione per i primi di settembre.
Poiché su questo tema agiscono due ordini di fattori, da un lato il dissenso di tutti i partiti, salvo il M5S e la Lega, ad approvare una legge che taglierebbe ulteriori preziose risorse, e dall’altro una spaccatura tra Pdl e Pd sul come limitare i danni, la soluzione proposta è stata quella del rinvio per consentire un ulteriore approfondimento.
Ovviamente le giustificazioni sono state pittoresche e fantasiose. Il Relatore Sisto, si è posto il problema di far tornare in aula la legge con i loro relatori originari ( Fiano e Gelmini) e consentendo alla minoranza di esprimere un proprio relatore (il movimento 5 stelle ad agosto aveva presentato una relazione di minoranza che però era decaduta non essendo stato assegnato il mandato ai relatori di maggioranza). Ettore Rosato, del Pd, è riuscito a dare la colpa ai 5 stelle se la riforma non è stata ancora approvata, ricordando l’ostruzionismo ad oltranza sul decreto del Fare. Balduzzi di Scelta Civica ha invece sottolineato le importanti questioni democratiche che attengono a questa legge, e come garanzia ha ricordato l’impegno di Scelta Civica a riformare il finanziamento pubblico (peccato che proprio da scelta civica siano stati presentati emendamenti il cui fine è aumentare il volume di soldi per i partiti). Infine c’è Sel, che questa partita la gioca nelle file della maggioranza e che si preoccupa che non si dia vita ad una brutta legge.
Ovviamente si tratta di scuse per coprire quello che  non è altro che un tentativo di guadagnare tempo.

Il testo del dibattito svolto in aula

lunedì 22 luglio 2013

GLI EMENDAMENTI (PIU' PERICOLOSI) AL DDL FINANZIAMENTO PARTITI



Da domani la commissione affari costituzionali della Camera inizia a votare gli emendamenti presentati al ddl al finanziamento pubblico ai partiti. Degli oltre 100 presentati giova illustrarne alcuni sia per sottolinearne la pericolosità, ovviamente per i soldi pubblici, ma anche per dimostrare come in alcuni casi, vedi i renziani, sia ampia la distanza tra le dichiarazioni e gli atti effettivamente depositati.
I più raffinati nel tentativo di far passare norme per aumentare le risorse ai partiti in maniera poco vistosa sono senza dubbio due presentati dall’ex ministro Balduzzi. Il primo (10.2) prevede di ridestinare le somme eventualmente inoptate del due per mille. Poiché l’articolo 10 del ddl governativo sembra voler facilitare questo genere di operazioni, prevedendo al comma 6 che le somme non destinate per l’anno in corso rimangano comunque disponibili in conto residui. Balduzzi sfrutta in pieno l’occasione e propone di ridestinare quelle somme ai partiti che presentino un progetto dettagliato di formazione politica rivolto a terzi. L’ex ministro osa anche di più, quando con l’emendamento 13.1 propone la reintroduzione del rimborso per le spese elettorali, cioè proprio quella forma di finanziamento che la legge del governo vorrebbe abolire.
Notevoli anche un paio di emendamenti di Sel a firma del tesoriere Boccadutri. Uno di questi (il 10.01) propone, come ha dichiarato lo stesso Boccadutri al Corriere di oggi, un rimborso elettorale morigerato, pagato una sola volta e a fronte di spese effettive, peccato che a questo aggiunga anche ben 75 milioni annui che i partiti si spartirebbero sotto forma di cofinanziamento, ovvero un contributo di 50 cent. che lo stato aggiunge per ogni euro ricevuto dai partiti sotto forma di erogazione liberale. Questo elemento, chi sa perché, Boccadutri al corriere non l’ha raccontato. Altro emendamento esemplare proposto da Sel è quello in cui con l’emendamento 12.01, nascosto tra i tecnicismi normativi prova ad estendere l’iva agevolata al 4% per i sondaggi d’opinione commissionati dai partiti, e soprattutto a prevedere che se ci sono le elezioni in un qualsiasi comune d’Italia l’iva al 4% prevista per la campagna elettorale non valga per i partiti solo nel territorio dove si svolgono le elezioni, ma su tutto il territorio nazionale.
Per quanto riguarda i Renziani, invece, sorprende che i loro emendamenti non intervengano, ad eliminare i soldi veri e propri che lo stato vuole dare ai partiti sotto forma di 2 per mille, anzi addirittura ne propongono un aumento al 2,5 per mille con un emendamento a firma Roberta Agostini (10.5), intervengono invece ad eliminare i vantaggi in servizi che lo stato potrebbe erogare alle formazioni politiche.
Originali sono invece due dei pochi emendamenti della lega, che intervengono contro i sindacati che prevedono la cancellazione delle trattenute sindacali e l’obbligo per i sindacati di pubblicare il bilancio.  

venerdì 17 maggio 2013

LA PROROGA SUGLI OPG LA PAGANO ANCORA GLI EMOTRASFUSI E I TALASSEMICI




Incredibile ma vero, eppure nel decreto in materia sanitaria all’esame dell’aula della Camera si perpetua una norma che aveva fatto molto scalpore quando venne alla luce nel febbraio del 2012. La chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, disposta con il decreto 211 del 2011, ribattezzato all’epoca “svuota carceri” fu finanziata in gran parte attraverso il taglio di 24 milioni annui al fondo per i risarcimenti agli emotrasfusi, ai talassemici e ai danneggiati da vaccinazioni.
La proroga inserita nel decreto legge 24 del 2013 che sposta ad Aprile 2014 il termine per la chiusura degli OPG, il cui costo è stimato 4,5 milioni per il 2013 e 1,5 per il 2014, è finanziata sempre con le stesse coperture della norma precedente, tra le quali il fondo per i danneggiati dalle trasfusioni, come stabilisce il comma 3 dell’articolo 1 del decreto Balduzzi.
La vicenda desta una certa sorpresa, al di là dell’importo delle coperture, per il principio. Infatti nel febbraio 2012 ci fu scalpore per il fatto che il governo tagliasse un fondo come quello dei risarcimenti per le trasfusioni da sangue infetto. La ministra Severino, all’epoca, si giustifico sostenendo che non si poteva fare altrimenti e il governo accolse un ordine del giorno (9/4909/45) in cui si impegnava a rifinanziare tale fondo.
Promessa non mantenuta doppiamente, perché non solo il fondo non è stato rifinanziato, ma sempre lo stesso governo con uno dei suoi ultimi atti ha deciso di attingere ulteriormente, seppure per una cifra inferiore sempre dal fondo per i danneggiati da sangue infetto.
Stupisce il fatto che nessuno dei nuovi deputati, M5S compresi, se ne sia accorto visto che nessuno ha detto una parola nel corso dell’esame in commissione in questo senso, e considerato il fatto che ora i tempi stretti per la conversione non consentiranno ulteriori modifiche al Senato. Ovviamente la questione la giriamo al neoministro Lorenzin.